Cultura e scienze

Come i free-vax hanno scoperto (a proprie spese) che fare i ricorsi contro la Legge Lorenzin non conviene

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Vi ricordate di quando le associazioni per la libertà di scelta in campo vaccinale (i cosiddetti “free-vax“) raccoglievano fondi per promuovere ricorsi contro la Legge Lorenzin ed azioni legali a tutela di tutti coloro ingiustamente esclusi dalle scuole per colpa della scelta liberticida del governo Gentiloni di aumentare il numero di vaccini obbligatori? Nelle intenzioni dei free-vax questo sarebbe stato l’unico modo per fermare il percorso dei vaccinisti ad ogni costo che mettevano a repentaglio la vita dei nostri figli.

I ricorsi? A quanto pare costavano troppo

Si è poi scoperto che era molto più semplice adottare strategie più economiche sfruttando le pieghe della legge. In parole povere invece che condurre la battaglia per la libertà di scelta nelle aule dei tribunali o con azioni eclatanti i free-vax si sono accorti che potevano ottenere quello che volevano – mandare il bimbo o la bimba a scuola senza doverlo far vaccinare – con un sofisticato sistema di autocertificazioni e colloqui vaccinali rimandati o annullati all’ultimo. Il cosiddetto “iter” che ogni associazione per la libertà di scelta ha stilato e approntato nella speranza che il nuovo governo abrogasse la legge appena insediato e in attesa dei ricorsi. Ricorsi che – salvo quello bocciato dalla Corte Costituzionale – o non ci sono stati o non hanno prodotto gli effetti sperati.

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Ecco quindi che l’associazione LOV-Liberi dall’Obbligo Vaccinale ha deciso di prendere atto che non è possibile intraprendere azioni legali contro l’obbligo vaccinale “senza rischiare troppo”. Il motivo non è che la legge è stata dichiarata costituzionale ma si dà la colpa a non meglio precisati altri (singoli? associazioni?) “che hanno pensato a una gara“. Insomma sembra di capire che c’era una certa concorrenza tra i free-vax e questa non ha giovato alla causa comune.

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Cosa fare quindi dei soldi donati da chi ha seguito l’iter di LOV? La presidente dell’associazione ha deciso di donare “una cifra consistente” a Corvelva, l’associazione veneta che – anche grazie alla donazione dell’Ordine dei Biologi – ha intenzione di far analizzare i vaccini per scoprire eventuali contaminazioni. Si scopre poi, grazie ad un post nel gruppo di Corvelva, che la consistente donazione del fondo cassa dell’associazione è di 1.500 (millecinquecento) euro. Soldi che saranno sicuramente utili per le indagini di Corvelva ma che difficilmente avrebbero potuto essere di  una qualche efficacia nella promozione di un ricorso in tribunale. Questo piccolo caso di una piccola associazione solleva però un quesito. Che fine hanno fatto tutti quegli avvocati che alle varie conferenze sui vaccini e sull’obbligo vaccinale si presentavano – suscitando pure un certo fastidio nei genitori – a distribuire biglietti da visita promettendo “class action” e ricorsi contro la legge 119/2017? All’epoca sembrava che la forza del diritto e della legge fosse dalla parte dei genitori informati. Oggi si scopre che le cose sono andate diversamente.

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