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Formazioni Sociali Specifiche, l'ultima ipocrisia sulle Unioni Civili

unioni civili

D’accordo, sono Unioni Civili, ma anche Formazioni Sociali Specifiche alla fin fine non è malaccio come nome. Si abbreviano anche facilmente come FSS, e nessuno capisce cosa vogliano significare, come per i DICO, i PACS e le altre “specificità” della politica italiana. Una locuzione grottesca è irritante che, scrive oggi il Corriere della Sera, sono «la prova che la politica italiana, quando non trova il coraggio, si maschera dietro le parole invece di dare il buon esempio».
 
FORMAZIONI SOCIALI SPECIFICHE, L’ULTIMA IPOCRISIA SULLE UNIONI CIVILI
E così la “specifica formazione sociale” entra a far parte della legislazione italiana con un subemendamento dei cattolici del Nuovo Centro Destra il cui iter è descritto così oggi da Repubblica:

Al primo piano di Palazzo Madama, la bagarre si consuma attorno all’ora di pranzo. Quando si ritrovano in seconda commissione i ventisette membri. Il partito del ministro dell’Interno batte il pugno e non muta la posizione. «Non c’è accordo,non è cambiato nulla», avverte prima di entrare il senatore Nico D’Ascola. Le posizioni restano immutate. La relatrice Monica Cirinnà e il presidente della commissione Francesco Nitto Palma cercano la mediazione. Ma il tentativo riesce a metà. Il punto di approdo è un sub-emendamento dell’area cattolica del Pd, a firma Fattorini-Lepri-Cucca, che «istituisce – si legge nel testo- le unioni civili fra le persone dello stesso sesso come “specifica formazione sociale”».
Con un richiamo all’articolo 2 della Costituzione che enuncia i principi dei diritti inviolabili dei singoli  cittadini. E soprattutto, assicura Cirinnà, «nel solco della sentenza Corte costituzionale del 2010». Una mediazione che riceve il lasciapassare dal Pd, dal M5s, da Sel e dal Psi. Area popolare si astiene, ma a Palazzo Madama il voto contrario equivale ad un no. Segno tangibile che dentro la maggioranza il tema divide sempre.

E se c’è chi, come Anna Paola Concia, difende la scelta dicendo che “specifica formazione sociale” è un nome appropriato per le unioni civili e “conta la sostanza”…
formazioni sociali specifiche anna paola concia
 
…il ridicolo della situazione viene perfettamente colto da Beppe Severgnini sul Corriere della Sera:

Prendiamo il tema più delicato. Se decine di milioni di italiani sembrano disposti ad accettare le unioni civili — chiamiamole con il loro nome — non altrettanti si sentono pronti ad accettare il matrimonio tra persone dello stesso sesso. Ritengono sia giusto dare a un bambino una mamma e un papà. Deriderli, aggredirli o insultarli è controproducente. Noi non siamo americani. Per convincere gli italiani è sbagliato fare della questione una battaglia di diritti civili; meglio il ragionamento, la comprensione e l’esempio. L’Italia è una nazione empatica. Convince più una coppia omosessuale innamorata che un comitato aggressivo e sguaiato.
Il buon esempio dovrebbe venire dalla classe politica. Finalmente ha trovato il coraggio di affrontare la questione delle unioni civili; adesso trovi la calma necessaria. Probabilmente — com’è accaduto in altri passaggi difficili della coscienza nazionale — toccherà ai cittadini dimostrarsi più saggi. L’impressione, infatti, è che politici di ogni colore aspettino solo l’inizio della stagione dei talk-show per sbranarsi in pubblico. I media, come sempre, sono pronti ad allestire le gabbie. Ma non è così che una nazione diventa grande.

“Sono molto soddisfatta dei lavori in commissione: abbiamo approvato un emendamento presentato da colleghi del Pd che qualifica in modo chiaro il nuovo istituto giuridico unioni civili”, dice invece la senatrice Monica Cirinnà, relatrice del provvedimento a Palazzo Madama. “Il testo recita: ‘Le disposizioni del presente titolo istituiscono l’unione civile tra persone dello stesso sesso quale specifica formazione sociale’: una formulazione – spiega – che ci consente di ottenere due risultati molto importanti”. “Il primo è quello di riconoscere in modo chiaro come soggetti di diritto le coppie composte da persone dello stesso sesso. Il secondo, di ottemperare finalmente, anche se con grande ritardo, all’indicazione della sentenza 138 del 2010 della Corte costituzionale che ha indicato le coppie di persone dello stesso sesso come formazioni sociali previste dall’articolo 2 della Costituzione”. “Questo importante chiarimento è per noi un segno di disponibilità e dialogo che speriamo venga accolto da coloro che si ostinano in un atteggiamento ostruzionistico volto solo ad allungare i tempi. Nella seduta di oggi abbiamo comunque già esaminato 150 emendamenti. Ne restano poco più di 1.300. Si riprenderà il lavoro martedì – conclude Cirinnà – con una seduta lunga, dalle 11 alle 17”.  Il premier Matteo Renzi assicura che quella delle unioni civili è una “questione di civiltà alla quale non rinunciamo”. Ma è la stessa tempistica del provvedimento che potrebbe rendere più impervio il suo percorso al Senato: come indicato dallo stesso Renzi, il testo dovrebbe approdare in Aula prima della sessione di bilancio (15 ottobre) e dopo l’ok alle riforme, con il rischio che le tensioni sul ddl Boschi rallentino l’iter del ddl Cirinnà. Per ora il Pd si mostra soddisfatto, sottolineando come 150 emendamenti (su 1500), tra quelli votati, decaduti o esclusi, siano stati ‘trattati’ nella sola giornata di oggi. Con il capogruppo in commissione Giuseppe Lumia che torna ad invitare al dialogo gli alleati di governo: “l’ostruzionismo è un errore, non porta risultati”.