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Firme false connection: cosa c'è dietro il silenzio dei grillini

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La regola è quella del silenzio. Davanti ai magistrati e ai poliziotti che interrogano e davanti agli attivisti che chiedono spiegazioni. Il Grillo di Palermo, ovvero il meetup da cui provengono Riccardo Nuti, Claudia Mannino, Giulia Di Vita e gli altri implicati nella vicenda di  Palermo, finisce smembrato dalle decisioni del collegio dei probiviri: quattro sospensioni, oltre ai due autosospesi, e nonostante l’ultima manifestazione organizzata sabato per dire al referendum del 4 dicembre, quando erano scesi in piazza attivisti ancora vicini a Nuti & Co. e i “nuovi”, che vogliono la testa dei tutti e che si proceda nella candidatura per il comune di Palermo.

Cinque Stelle, firme false e omertà

L’indagine su Giulia Di Vita, l’ultima tegola di ieri, spinge il collegio dei probiviri formato da Riccardo Fraccaro, Nunzia Catalfo e Paola Carinelli, a sospendere i primi quattro. Nella decisione giocano fattori importanti a carico degli “imputati”, ovvero essersi rifiutati di autosospendersi quando gli è stato chiesto dalla Comunicazione in Parlamento (come invece hanno fatto Claudia La Rocca e Giorgio Ciaccio) ma anche la scelta di fare scena muta davanti ai magistrati che chiedevano di fornire la propria versione dei fatti agli indagati.  I deputati 5 stelle indagati nell’inchiesta sulle firme false per le Comunali 2012 si rifiutano anche di rilasciare un “saggio grafico”.

Il procuratore aggiunto Dino Petralia e la pm Claudia Ferrari avrebbero voluto confrontare la loro scrittura con alcune delle firme al centro dell’indagine. Non sarà possibile. Tace pure il marito di Mannino, Pietro Salvino: c’era anche lui quella notte del 3 aprile di quattro anni fa, la notte del grande pasticcio. Una sua email lo chiama in causa e diventa uno dei riscontri più importanti alle dichiarazioni della prima persona che ha rotto il muro del silenzio sulla notte del giallo al meetup di via Sampolo. «Su 12 persone presenti — scriveva alle 3,35 — in tre eravamo a conoscenza di tre firme non valide, tanto per fare un esempio…».
E adesso salgono proprio a 12 i grillini indagati dalla procura di Palermo: un avviso di garanzia è stato notificato dalla Digos alla parlamentare Giulia Di Vita e a Riccardo Ricciardi, marito della deputata Loredana Lupo, che presentò le liste al Comune. Saranno interrogati nei prossimi giorni. Dodici indagati più il cancelliere Giovanni Scarpello, che attestò la regolarità delle firme: anche lui si è avvalso della facoltà di non rispondere. La stessa scelta di Francesco Menallo.

Il marito della Mannino Pietro Salvino, che nei servizi delle Iene pretendeva di non essere inquadrato dalle telecamere perché stava portando a passeggio il figlio e sul suo profilo facebook riempie di insulti i giornalisti e presenta strane teorie complottiste per giustificare l’indagine dei magistrati, ieri ha scelto il silenzio. Salvo Palazzolo su Repubblica invece racconta la testimonianza della La Rocca:

Dice Claudia La Rocca, nel verbale di venti giorni fa, che c’era una stata un’animata discussione il pomeriggio del 3 aprile. «Nuti era molto nervoso», aveva litigato con Samanta Busalacchi, per un errore nella compilazione della lista, il luogo di nascita di uno dei candidati (Giuseppe Ippolito, oggi indagato): Palermo invece di Corleone. Ma quel pomeriggio Claudia La Rocca non sa ancora il motivo di tanta agitazione. «All’improvviso — dice — partono le telefonate per una convocazione urgente in via Sampolo». È l’inizio del grande pasticcio. Quando La Rocca arriva, c’è fermento attorno al tavolo, e qualcuno già ricopia le firme. Ci sono Claudia Mannino, Samanta Busalacchi, Alice Pantaleone. «Nuti entrava e usciva», mette a verbale La Rocca. In una stanza attigua c’erano altri incontri politici.
Mentre alcuni ricopiano le firme, parte un tamtam via email per raccogliere altre adesioni. Sono le 2,25. Uno chiede: «Com’è che era tutto a posto e adesso c’è questa urgenza?». Risponde Salvino: «Durante la riunione Claudia con Alice hanno controllato le firme facendo una stima di quelle che sono assolutamente perfette, e sono circa 850, ma consideriamo che di queste alcune potrebbero non essere valide perché già magari avevano firmato». E qui il passaggio sui «12 presenti». Scrive: «Io e Claudia abbiamo dato quasi il massimo, considera siamo come se fossimo una sola persona, siamo riusciti a raccogliere poco meno di 80 firme».

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L’annuncio della sospensione per Di Vita, Nuti, Mannino, Busalacchi sul blog di Grillo

Il meetup Il Grillo di Palermo

Racconta il fatto che Salvino, la sera del 13 ottobre, due giorni dopo l’apertura dell’inchiesta in Procura, scriveva su Facebook: “Anche se non posso dire a cosa e chi mi riferisco in questo momento, come sfogo mi sento attorniato da tantissimi moderni Dorian Gray, che nascondono in soffitta il quadro orrendo e terribile che descrive la loro anima putrefatta. Ora devo pensare ai miei cari, non posso dire altro ma verrà il momento in cui si potrà dire pane al pane e vino al vino’’. Purtroppo Salvini ha scelto invece di stare in silenzio davanti ai giudici, senza spiegare chi ci sia dietro il complottone che immaginava. Rimane che il tutto diventa oggi il prologo di una resa dei conti ormai non più rimandabile all’interno del Grillo di Palermo.


Un gruppo in cui erano tutti amici, di più: erano tutti parenti. E questo non può non aver contato:

Quel familismo che — denunciano da anni gli avversari interni — ha contraddistinto il gruppo di Riccardo Nuti. Familismo che ispirava le scelte a Palermo, che si insinuava nelle liste: Salvini e Mannino, Ricciardi e Loredana Lupo erano candidati tutti insieme alle “parlamentarie” del 2013. Con loro c’erano pure Francesco Lupo (fratello di Loredana e dunque cognato di Ricciardi), l’eletta Azzurra Cancelleri (sorella del candidato governatore Giancarlo), Chiara Di Benedetto (anche lei oggi alla Camera) con il compagno Mauro Giulivi, l’uomo che teneva le preziose chiavi del blog del “Grillo di Palermo” dove finivano i comunicati che piacevano a Nuti e venivano censurati quelli di dissenso. Come quello di una cinquantina di attivisti che, nella primavera del 2013, contestavano l’espulsione dei senatori Campanella e Bocchino. Ora quel sito è stato oscurato. Chi ne digita l’indirizzo viene rimandato al blog di Grillo.

Parlano, invece, gli attivisti “nuovi”: quelli che con il gruppo storico non hanno nulla a che fare. L’avvocato Ugo Forello, fondatore di Addiopizzo, è in Procura, racconta Repubblica, quando arrivano Mannino e Nuti. Resta alla larga e fa fatica a nascondere la sua scarsa inclinazione a partecipare alle attività del Movimento finché queste saranno animate dagli indagati per le firme false. Su Facebook il poliziotto Igor Gelarda cita Cromwell: «In nome di Dio, andatevene! Il popolo vi aveva scelto per riparare le ingiustizie e siete voi ora l’ingiustizia! Basta!».  In più i grillini, prima di affrontare le comunarie, dovranno risolvere un altro problema: chi è la talpa del MoVimento 5 Stelle? La storia è venuta fuori grazie all’elenco con le firme false inviato alla trasmissione tv di Mediaset, a Luigi Di Maio via mail e alla procura. Ma niente è accaduto per caso: chi si è mosso lo ha fatto con il chiaro intento di danneggiare i parlamentari “romani” e la loro “corrente” in occasione delle comunarie di Palermo. Per questo in tutto questo bailamme rimane ancora aperta la domanda: chi ha materialmente inviato i fogli che stanno mandando a puttane le Comunarie e il M5S? E visto che un documento del genere non può non essere posseduto da un “interno” al gruppo che forse già era interno nel 2012, quale convenienza ne ha avuto o ne avrà?

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