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Sorpresa! L’emergenza invasione migranti è finita e Salvini non ha niente da mettersi

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«Dobbiamo uscire dalla narrazione, che oggi non è più quella corretta, che l’Italia è sotto un’invasione di orde di persone. Il nostro sistema è testato e può tranquillamente tenere questi arrivi. Non esiste un’emergenza ingressi in questo momento». Così questa mattina a Circo Massimo su Radio Capital il sottosegretario all’Interno, Carlo Sibilia del MoVimento 5 Stelle. Improvvisamente quindi, con l’unica differenza che un mese e mezzo fa è cambiata la maggioranza che sostiene l’esecutivo, per un esponente del MoVimento 5 Stelle non ha più senso parlare di un’invasione di migranti.

La fine dell’invasione di Carlo Sibilia

E se a dirlo è il sottosegretario del ministro Lamorgese c’è da crederci. Il punto è che fino a fine agosto Sibilia era il sottosegretario del ministro Matteo Salvini, quello che combatteva l’invasione dei migranti sbarcati dalle navi delle Ong. E passi per il fatto – magari davvero nuovo e contingente – che ora l’invasione è finita, com’è possibile che prima Sibilia non avesse mai detto che il nostro sistema poteva tranquillamente tenere. Anzi il punto di caduta dell’azione del precedente esecutivo sui migranti sembrava proprio essere quello che l’Italia non era in grado di accogliere un solo migrante. Altrimenti per quale ragione giocare a colpi di tweet a battaglia navale con le imbarcazioni delle Ong e della Guardia Costiera che magari avevano a bordo una cinquantina di migranti?

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I dati di ottobre forniti dal Ministero per ora non delineano una situazione drammatica come invece annunciato da Salvini. Dopo l’aumento degli sbarchi di settembre i numeri attualmente sono in linea con quelli dello scorso anno. Salvo un’impennata nei prossimi quindici giorni è lecito attendersi che il numero dei migranti sbarcati in Italia ad ottobre siano sostanzialmente lo stesso del 2018. Stiamo parlando di circa un migliaio di arrivi, persona più, persona meno. La cosa davvero sorprendente è che Sibilia non dice come è finita l’emergenza ingressi, e non può dirlo perché non è cambiato nulla a livello normativo o di accordi internazionali. Potrebbe, anzi dovrebbe, dire che l’emergenza invasione non è mai esistita, ma questo è più difficile per un politico del M5S, quel partito che parlava di taxi del mare e altre amenità.

E l’emergenza nazionale di Salvini

L’ex ministro dell’Interno però non molla. Oggi parla addirittura di emergenza nazionale perché sono sbarcate 200 persone in Sicilia, 100 in Calabria e ce ne sarebbero addirittura 176 “in arrivo a bordo di una Ong”. Questi ultimi sono i migranti salvati dalla nave Ocean Viking di SOS Mediterranee che però è ancora in attesa dell’indicazione di un place of safety per lo sbarco. Già da quello che scrive Salvini è evidente la balla dell’emergenza nazionale: gli unici migranti che il capo della Lega sarebbe stato in grado di bloccare sono quelli a bordo della nave umanitaria. Per le oltre trecento persone arrivate tra la Sicilia e la Calabria invece nemmeno lui avrebbe saputo fare qualcosa.

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Se di “emergenza nazionale” vogliamo parlare allora è la stessa che c’era quando il ministro era lui e quando i migranti sbarcavano in sordina. L’unica situazione critica è semmai quella delle persone a bordo della Ocean Viking perché Malta o l’Italia dovranno decidere dove farle sbarcare e al momento l’accordo a quattro per la ripartizione dei migranti non è ancora operativo. Si dovrà tornare all’antico, al metodo usato dallo stesso Salvini, quello degli accordi bilaterali negoziati di volta in volta che per la maggior parte dei casi ha finito per far sbarcare i migranti in Italia.

Insomma non c’è nessuna emergenza nazionale. E non solo scopriamo che il nostro Paese è perfettamente in grado di accogliere i migranti senza collassare ma che addirittura le Ong non sono un fattore di attrazione (pull factor) per le partenze. A dirlo non è Sibilia ma il ricercatore dell’ISPI Matteo Villa che ha calcolato come tra l’1 settembre e il 12 ottobre ci siano state 26 partenze al giorno con assetti navali delle Ong al largo delle coste libiche e 67 al giorno senza nessun assetto di soccorso al largo. Allargando lo sguardo al periodo in cui c’era Salvini dall’inizio dell’anno a oggi, dalla Libia sono partite almeno 13.309 persone. «Di queste – scrive Villa – 3.177 partite quando le Ong erano al largo delle coste libiche e 10.132 partite senza nessun assetto europeo in mare a fare ricerca e soccorso». Che cosa significa? Che ai trafficanti interessa ben poco che le navi delle Ong siano al largo delle coste libiche o meno. Non è che la presenza delle imbarcazioni di salvataggio consenta loro di vendere meglio i viaggi della speranza, per quanto ne sanno i migranti la traversata è facile (partono su barchini e gommoni con pochissima acqua e carburante) e se lo scafista gli dice “tranquilli che ci sono le Ong” non hanno modo di verificare il contrario. Inoltre quando parliamo di aumento o diminuzione delle partenze dobbiamo ricordare due cose: il primo è la stagionalità, si naviga soprattutto quando il tempo e il mare sono clementi. Il secondo è che le persone che oggi si mettono per mare hanno iniziato il loro viaggio mesi e mesi fa, prima ancora di sapere quale governo c’era in Italia o ignorando del tutto che quel Conte che oggi è presidente del consiglio è “diverso” da quello che c’era prima (con lo stesso nome). Le persone che arrivano in questi giorni in Italia sono partite a volte prima dei Decreti Sicurezza, quindi dire che i migranti sono “di più” o “di meno” per merito di misure così recenti non ha alcun senso.

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