Politica

Elezioni, i sondaggi nei collegi uninominali

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Il Corriere della Sera pubblica oggi i risultati di una simulazione del voto nei collegi uninominali previsti dal Rosatellum per le prossime elezioni politiche frutto di una collaborazione tra la società Reti e YouTrend. La simulazione conferma un quadro senza vincitori nel proporzionale, che porterà 141 deputati al centrodestra, 111 al MoVimento 5 Stelle e 109 al Partito Democratico, mentre Liberi e Uguali, la formazione di Pietro Grasso se ne accredita 24. Dalla simulazione però è anche possibile cominciare a valutare gli effetti del tripartitismo allargato (a Bersani) anche sui collegi uninominali, che possono essere vinti anche raggiungendo una quota molto lontana dalla maggioranza assoluta dei voti.

La cartina d’Italia che vira al blu intenso al Nord (predominio del centrodestra),al rosso nella roccaforte tosco-emiliana del Pd, al giallo grillino in Sardegna, può riservare grosse sorprese nel Centro Sud. YouTrend, guidata da Lorenzo Pregliasco, ha stimato 126 seggi uninominali (da un minimo di 96 a un massimo di 151)per il centrodestra. Ancora troppo pochi (292 in totale, con il miglior risultato) per consentire alla coalizione guidata da Silvio Berlusconi di esprimere una maggioranza autonoma. Ancora più lontani sarebbero il Pd (190 in totale) e i Cinque Stelle (180).

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Le simulazioni nei collegi uninominali con il Rosatellum (Corriere della Sera, 4 dicembre 2017)

Con questi numeri nessuna maggioranza che sia coerente con gli schieramenti che si presenteranno ai nastri di partenza delle elezioni politiche sarà possibile. D’altro canto sembra anche difficile immaginare una maggioranza tra i partiti “di centro” con l’esclusione delle ali estremi perché anche questa non avrebbe i numeri necessari per raggiungere il magic number a Montecitorio. Ecco perché l’ipotesi di una proroga di governo per Gentiloni fino all’estate pare la soluzione più logica fino a uno stravolgimento politico con la nascita di nuove formazioni in parlamento (improbabile) o a nuove elezioni politiche che però non trarrebbero d’impaccio i partiti a meno di un crollo di uno dei tre poli.