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Dresda proclama lo stato d’emergenza nazista

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Uno stato d’emergenza nazismo è stato proclamato a maggioranza dal Consiglio comunale di Dresda con una delibera criticata come meramente simbolica e lessicalmente sbagliata dal partito cristiano-democratico, che non l’ha votata. La città è capoluogo della Sassonia, regione in cui l’ultradestra populista di Afd ha appena incassato un successo elettorale record e le violenze di matrice neonazista sono in crescita costante.

Dresda proclama lo stato d’emergenza nazista

Tonia Mastrobuoni su Repubblica ha raccontato oggi che l’iniziativa è partita da un partito satirico, “Die Partei”, fondato dal creatore della rivista “Titanic”. Alla fine la risoluzione che è passata con tutti i partiti ad eccezione della Cdu, è stata ammorbidita da un punto interrogativo e ora suona così, “emergenza nazista?”, come l’angosciante interrogativo che sta dominando il dibattito pubblico dall’orribile attentato di Halle.

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La risoluzione motiva il ‘Nazinotstand‘ con il fatto che “azioni e atteggiamenti antidemocratici, anti-pluralisti, contrari all’umanità e di estrema destra che arrivano fino alla violenza vengono apertamente alla luce a Dresda, in maniera sempre più forte”. Il riferimento, come esplicitato dal consigliere che ha proposto la delibera approvata mercoledì sera ma rimbalzata sui grandi media tedeschi solo ieri, è anche al movimento anti-islamico Pegida, che riempì le piazze di Dresda soprattutto nel biennio 2014-15. La città della ex Ddr con la risoluzione si impegna perciò a rafforzare la quotidiana cultura democratica e a proteggere meglio “minoranze e vittime di violenza di destra”.

Max Aschenbach: la risoluzione di Die Partei

L’atto è stato approvato da 39 consiglieri comunali Verdi, post-comunisti (Linke), Liberali (Fdp) e socialdemocratici (Spd), mentre 29 hanno votato contro, nonostante la risoluzione avesse apposto un punto interrogativo all’espressione “stato d’emergenza nazismo”. Contrario si è detto il partito cristiano-democratico (Cdu) di Angela Merkel, che ha denunciato “una mera politica dei simboli” e anche “un errore linguistico” commesso utilizzando il suffisso “nazi”.  Per il promotore, Max Aschenbach (Die Partei), «abbiamo un problema di nazisti, a Dresda, e dobbiamo fare qualcosa per affrontarlo». Troppo spesso la politica si è voltata dall’altra parte dinanzi al proliferare delle teste rasate, secondo Aschenbach, che invita i suoi colleghi «a dire che ciò è inaccettabile».

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Max Aschenbach

Nel solo 2018 l’associazione ‘Raa Sachsen’ ha registrato a Dresda 60 violenze di estrema destra, in aumento rispetto alle 52 dell’anno prima. In Turingia AFD ha raccolto un quarto dei voti e proprio l’ex partito dei professori che voleva la Germania fuori dall’euro è sul banco degli accusati: anche se cerca di prendere le distanze dal neonazismo, l’Alternativa per la Germania (Afd) è spesso sotto i riflettori dei media per dichiarazioni e atti contigui all’estrema destra e all’antisemitismo attribuiti a suoi esponenti.

Dresda e la tifoseria neonazista

Sempre Repubblica racconta che Dresda è culla da tempo immemore dalla tifoseria neonazista della Dynamo Dresda, che diede manforte l’anno scorso alle orribili manifestazioni di Chemnitz, sempre in Sassonia, quando gli hooligan, le teste rasate e l’Afd sfilarono per giorni col braccio teso e dando la caccia agli immigrati. Ma la città sull’Elba adorata da Canaletto è stata anche la culla di Pegida, il movimento xenofobo che ha sfilato spesso per le vie del centro di lunedì, per protestare contro la presunta “islamizzazione dell’Occidente”. La Sassonia è anche una roccaforte dell’ultradestra Afd, votata qui da un elettore su quattro.

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Mentre nella parte occidentale del Paese l’Afd raccoglie poco più dell’11% dei voti, come avvenuto alle scorse europee, proprio in Sassonia alle regionali del settembre scorso Alternative fuer Deutschland ha triplicato i voti al 27,5%, stabilendo il proprio record assoluto per qualsiasi tipo di elezione. Un exploit avvenuto in parallelo con l’affermazione in due altre regioni della ex Ddr: il primo settembre in Brandeburgo (raddoppio al 23,5%) e, appena domenica scorsa, in Turingia (anche lì voti duplicati, al 23,4%).

Come AFD strizza l’occhio ai nazisti

I deputati regionali di AFD in Baviera hanno abbandonato l’aula lo scorso gennaio durante il discorso di una sopravvissuta ai campi di concentramento nazisti, Charlotte Knobloch, che ha criticato le posizioni negazioniste assunte da diversi esponenti del partito, la loro minimizzazione dei crimini commessi dalla Germania di Adolf Hitler, le loro visite organizzate all’interno dei campi nazisti, nel corso delle quali diversi deputati dell’AfD hanno messo in discussione l’esistenza stessa delle camere a gas” e ha detto di ritenere la democrazia in pericolo per l’avvento dell’ultradestra. Forse proprio per questo AFD ha eletto 94 deputati al Bundestag. Grazie, hanno raccontato La Stampa e Repubblica, anche a personaggi come il leader in Turingia, Bjoern Hoecke, uno che ha detto che “non tutto di Adolf Hitler è da buttar via” e che il monumento berlinese all’Olocausto è “una vergogna”.

afd germania elezioni

O come Alexander Gauland, che ai primi di settembre 2018 ha rivendicato “il diritto di essere fieri delle imprese dei soldati tedeschi in due guerre mondiali”. Oppure come il giurista di Dresda Jens Meier, che tra le sue affermazioni più note registra quella secondo cui “i tedeschi dovrebbe finirla con questo culto della colpa” sulla Shoah. O ancora come Wilhelm von Gottberg, ex poliziotto, ex Cdu, convinto che l’Olocausto sia stato “un utile strumento per criminalizzare i tedeschi”. E poi c’è anche Enrico Komning, eletto in Meclemburgo-Pomerania, che su Facebook si è vantato di cantare la prima strofa nazista dell’inno tedesco con la figlia.

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