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Lo strano caso di Diego Fusaro assessore con il M5S a Foligno e sindaco a Gioia Tauro

@Giovanni Drogo|

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Turbosindaco o turboassessore questo è il dilemma che al momento  non sembra assolutamente scalfire le granitiche certezze di Diego Fusaro, filosofo “marxista” votato al sovranismo. Sabato il MoVimento 5 Stelle di Foligno ha presentato il filosofo torinese come futuro assessore alla cultura qualora il candidato sindaco David Fantauzzi venisse eletto primo cittadino. C’è un problema però, come ha ricordato Fantauzzi durante la conferenza stampa, Diego Fusaro è candidato sindaco della città di Gioia Tauro.

Diego Fusaro: il pluricandidato turbosovranista

Ed è vero, perché mentre la candidatura a Firenze sembra non essere andata a buon fine il filosofo piemontese è attualmente candidato come primo cittadino di Gioia Tauro. Non per il MoVimento 5 Stelle ma per la lista Risorgimento meridionale per l’Italia. Fusaro non è molto addentro alle questioni calabresi – sapete, quelle storie di mafia, e ‘ndrangheta – ma ritiene che in quella terra sia stato commesso “un errore filosofico”. Ma quella candidatura, annunciata sul sito Scenari Economici, da Giulietto Chiesa e da Pino Aprile, in realtà è una «candidatura simbolica di un gruppo di giovani e ragazzi che stanno operando lì con grandissimo coraggio che ahimè temiamo non abbiano alcuna possibilità di successo». Insomma, la scelta di correre per la poltrona di primo cittadino a Gioia Tauro è una specie di provocazione filosofica. Anche se poco tempo fa Fusaro raccontava su La 7 di avere un progetto di rinascimento di cultura e legalità per la città.

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Chissà cosa ne pensano i sostenitori di un sindaco che a meno di venti giorni dalle elezioni scoprono che la persona che aveva promesso per Gioia Tauro il rilancio della città con la cultura, con la realizzazione di opere pubbliche, il potenziamento delle strutture ospedaliere e il rilancio di quelle alberghiere in realtà non stava facendo sul serio perché la sua è una candidatura simbolica. Una presa in giro? Se siete elettori del Comune di Gioia Tauro a questo punto avete tutto il diritto di offendervi.

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Tanto più che quando Fusaro ha accettato la nomina ad assessore alla cultura in pectore su Internet c’è chi ancora scriveva che quella del turbofilosofo non era un’operazione di marketing (come invece era stata l’adesione di Fusaro a Calabresi in Movimento)  ma «il risultato di un lungo e meditato lavoro culturale» che aveva trovato la sua sintesi nel “laboratorio politico-culturale Risorgimento Meridionale per l’Italia”.  Niente di tutto questo perché Fusaro è  «la punta più avanzata di un movimento che annovera al proprio interno personalità del calibro di Giulietto ChiesaAntonino GalloniAlberto Bradanini e tanti altri».

Il fantastico marketing elettorale di Diego Fusaro

Ma che cos’è una candidatura “simbolica” (parole del candidato sindaco di Foligno) se non un’operazione di marketing? Ce lo dovrebbero spiegare quegli intellettuali che fra qualche giorno a Gioia Tauro presenteranno il loro manifesto politico proprio sulla scorta della discesa in campo di Fusaro. Il filosofo da parte sua nell’accettare la nomina ad assessore a Foligno precisa che non ha tessere di partito (condizione ostativa per entrare a far parte di una giunta pentastellata). E nemmeno la sua candidatura a Gioia Tauro crea problemi, visto che in città il M5S non ha presentato una lista. Resterebbe solo un piccolo dettaglio: per il MoVimento in teoria gli amministratori locali dovrebbero essere espressione dei territori. Ma dal momento che a Roma Virginia Raggi ha importato assessori da mezza Italia probabilmente i vertici chiuderanno un occhio.

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Il candidato sindaco M5S a Foligno però mette le mai avanti «se dovesse succedere il miracolo che dovesse vincere la lista di Diego Fusaro a Gioia Tauro io sarei il primo a salutare con grande soddisfazione questo risultato e ovviamente ne prenderei atto e procederei ad un’altra situazione». Insomma Fusaro non sarà contemporaneamente sindaco e assessore. Rimane il dubbio circa una sua eventuale elezione in consiglio comunale a Gioia Tauro, ma sono dettagli. Oppure anche quella del M5S è un’operazione di marketing politico. «Strumentalizzare le questioni per raccattare qualche voto in più è abbastanza squallido», taglia corto Fantauzzi. E se lo dice lui.

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