Politica

Il rebus Di Maio nel totoministri del governo M5S-PD

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Alla Difesa no perché poi gli tocca dire sì agli F35. Agli esteri no, perché non sa l’inglese e poi se sta fuori dal paese sarà più facile sfilargli il M5S. Al Viminale forse, ma gli conviene il paragone immediato con Salvini? Nel totoministri del governo M5S-PD c’è un rebus che riguarda Luigi Di Maio, che dopo aver “rinunciato”(ahahahah) alla carica di vicepremier trova oggettive difficoltà di collocazione. Il Corriere lo pronostica al Viminale:

DiMaio ancora spera di poter convincere Conte e gli altri interlocutori della possibilità di poter prendere il posto di Matteo Salvini al Viminale. L’alternativa, al momento, è quella che il leader stia fuori dall’esecutivo (sullo sfondo rimane l’idea di fare il ministro del Sud). Nodi che Di Maio dovrà sciogliere nel giro delle prossime trenta ore. Intanto,anche i big del Movimento si schierano al suo fianco. «Il discorso di Di Maio? La sua lezione di stile ha spiegato bene il concetto, se il Pd voleva la vicepresidenza era giusto che l’avesse anche il M5S», commenta Stefano Buffagni.

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Il totoministri del Corriere della Sera (3 settembre 2019)

Ilario Lombardo e Francesca Schianchi su La Stampa si concentrano invece sulla barriera linguistica per gli esteri e sui rischi oggettivi al Viminale:

Fino a ieri mattina l’intenzione del capo 5 Stelle era di restare al ministero del Lavoro, scorporando lo Sviluppo economico, ma solo a condizione di restare vicepremier. Carica sfumata e dunque quel ministero diventa un peso piuma politicamente parlando, troppo poco per riequilibrare i rapporti di forza. Per giorni si è parlato dell’opzione B: la Difesa. Di Maio ci ha riflettuto ma pare abbia accantonato l’ipotesi: il ministero che governa le Forze armate ha poca vetrina e sarebbe una bella grana per il M5S affrontare il nodo delle spese per gli F35 che i grillini hanno sempre detto di voler azzerare.

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Il totoministri del Messaggero (3 settembre 2019)

Resta il sogno dell’Interno, ma i dem si opporrebbero e il Colle ha fatto intendere che preferirebbe non lasciarlo a un leader di partito (dopo l’esperienza di Matteo Salvini) anche per evitare campagne elettorali su temi delicati come migranti e terrorismo. A detta del Pd, gli accordi iniziali prevedevano, per quel posto, un tecnico scelto da loro: tra i nomi ancora in auge, Franco Gabrielli e l’ex prefetto di Milano Luciana Lamorgese.

Per Di Maio, dunque, non resterebbe che la Farnesina. Lui è titubante, preoccupato che i frequenti viaggi all’estero possano distrarlo dalla leadership del Movimento. Qualcuno dei suoi malizia anche su una non completa padronanza dell’inglese. Ma è anche vero che pure Angelino Alfano, ai tempi leader di Ncd, non diede prova di un vocabolario da Oxford.

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Il totoministri del Messaggero (3 settembre 2019)

Infine, Repubblica dà conto delle battaglie sulla lingua inglese e dà l’ipotesi già per sfumata:

Gli amici grillini, che conoscono le furiose battaglie del leader di Pomigliano con la lingua inglese, hanno già arruolato un professore madrelingua che lo segua passo passo negli uffici del ministero degli Esteri, durante i lunghi voli di Stato, anche a casa se necessario, pur di colmare la lacuna. Lo “scambio” prevede che il ministero dell’Interno vada a Dario Franceschini. A Palazzo Chigi, però, qualcosa si inceppa. E viene fuori un pacchetto assai diverso.

Alla Farnesina, così decidono i giallorossi, andrà un dem, Andrea Orlando, che pure era in ballo per l’Ambiente. Anche Dario Franceschini entrerà nell’esecutivo, ma a lui potrebbe spettare non il Viminale — come sembrava già stabilito — ma il ministero dei Beni Culturali. La ragione? Agli Interni sarebbe promosso un tecnico, come da indicazione informale giunta dal Quirinale. Pronta, all’occorrenza, c’è già l’ex prefetto di Milano Luciana Lamorgese. Un modo per lasciarsi alle spalle Matteo Salvini, i porti chiusi e le dirette Facebook dal tetto del ministero. E Di Maio? Dopo la rinuncia alla vicepresidenza del Consiglio — e un ultimo tentativo per il Viminale — il grillino è il favorito per la Difesa.

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