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La prima balla sgamata del 2019 è quella di Di Maio

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A fronte di circa 1,8 milioni di famiglie che vivono sotto la soglia di povertà, la platea con i requisiti per accedere a reddito e pensione di cittadinanza, come si legge in una prima bozza di relazione tecnica pubblicata ieri dall’ANSA e di cui aveva parlato nei giorni scorsi anche Il Messaggero, sarebbe di oltre 1 milione e 375mila nuclei familiari, compresi quelli di stranieri se residenti da almeno 5 anni e in possesso di permesso di soggiorno.

La prima balla del 2019 è di Luigi Di Maio

I calcoli sono stati fatti partendo dalle dichiarazioni sostitutive uniche ai fini ISEE relativi al 2017. I costi si attestano a 6,1 miliardi nel 2019 (tenendo conto della partenza ad aprile e considerando una adesione al 90%), che salgono a 7,8 miliardi nel 2020, a circa 8 miliardi nel 2021 per poi stabilizzarsi a 7,8 miliardi dal 2022. Ma qui quel che conta è il reddito di cittadinanza agli stranieri. La bozza scritta dal governo prevede il contrario di quello che Luigi Di Maio, mentendo e sapendo di mentire, ha sostenuto ripetutamente nel settembre scorso: ovvero che dalla misura del reddito di cittadinanza sarebbero stati esclusi gli stranieri. «Certamente con i flussi migratori irregolari che ci sono oggi è impossibile fare il reddito di cittadinanza senza sapere qual è la platea ed è ovvio che si deve restringere ai cittadini italiani. La prima forma della proposta era molto vaga, è stata corretta nel 2016», aveva detto Giggetto a Radio Anch’io.

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La povertà assoluta, gli italiani e gli stranieri (La Stampa, 22 settembre 2018)

Nella bozza si precisa che oltre a un valore Isee sotto i 9.360 euro bisogna anche non avere redditi familiari oltre i 7.560 euro (elevati comunque a 9.360 euro se si vive in affitto). Nel caso dei pensionati, il supporto massimo è sempre di 780 euro al mese suddiviso in una integrazione al reddito fino a 7.560 euro l’anno (630 euro al mese) e una integrazione per l’affitto o per il mutuo che si ferma a 1.800 euro l’anno (150 euro al mese).

La domanda e il lavoro

Insieme alla domanda, si legge sempre nella bozza, il richiedente dovrà dare immediata disponibilità al lavoro e successivamente saranno individuati gli altri componenti del nucleo “tenuti a rispettare gli obblighi connessi alla fruizione” del reddito. Nei trenta giorni successivi al riconoscimento del beneficio ci sarà la convocazione (per ora si parla di centri per l’impiego o servizi sociali del Comune, ma, stando agli annunci, dovrebbero essere coinvolti anche le agenzie per il lavoro private) e la valutazione “dei bisogni del nucleo familiare e dei suoi componenti”, individuando “i componenti del nucleo familiare tenuti, oltre al richiedente” che dovranno rispettare alcuni obblighi, a partire da quello di “accettare almeno una di tre offerte di lavoro congrue”, e a dare disponibilità di un “massimo di otto ore settimanali” da dedicare a progetti “gestiti dai comuni, utili alla collettività in ambito culturale, sociale, artistico, ambientale, formativo e di tutela dei beni comuni”, pena la “perdita del beneficio per l’intero nucleo familiare”.

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Tra gli altri impegni che deve sottoscrivere chi riceve il reddito di cittadinanza, quello di “collaborare” con chi deve definire “il bilancio delle competenze” per la definizione del Patto per il lavoro, svolgere “ricerca attiva del lavoro”, consultare “periodicamente l’apposita piattaforma digitale”, accettare “di essere avviato a corsi di formazione e riqualificazione professionale”, sostenere “colloqui psicoattitudinali e le eventuali prove di selezione finalizzate all’assunzione”.

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