Opinioni

Cosa succede all’Italia se il governo gialloverde mette in pratica il ricatto all’Europa

Entro la mezzanotte il Governo dei Parassiti dovrebbe inviare alla Commissione Europea il testo ufficiale della Manovra del Popolo bue. Il condizionale è giustificato dalla tendenza dei parassiti alla pigrizia, all’indolenza e all’incompetenza congenita dimostrata dal ritardo nella stesura della NaDEF, del decreto per Genova o del decreto sicurezza, tanto per dire. E pare che nei vertici di maggioranza questa mattina volino stracci fetidi, mentre Giggino diserta le riunioni con Matteo. Le sbruffonate dei due vicedisastri contro chiunque tenti invano di riportarli dall’empireo (si fa per dire) del somarismo all’alveo della realtà (FMI, Corte dei Conti, BCE, Ufficio Parlamentare di Bilancio, Banca d’Italia eccetera) lasciano presagire uno scontro virulento, un Mezzogiorno di Fuoco catartico che secondo i ragli allucinati dei somaristi vendicherà i soprusi patiti dal popolo. Quel popolo che nelle supercazzole farneticanti dei Fusaro o dei Paragone è perennemente vittima dei gombloddi orditi dalle élite globalizzate (col Rolex d’ordinanza).

 

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Ma il vero dramma purtroppo, anzi la vera farsa, è che i pistoleri giallo-verdi, sono in definitiva due pistola. Al duello andranno armati di una cerbottana otturata, decisi ad affrontare spavaldamente una miriade di investitori internazionali dotati dell’arseanale di missili a testata multipla. Per questo dall’Assemblea Annuale del Fondo Monetario tenutasi a Bali, Mario Draghi nel week end ha sfoggiato una serafica magnanimità nei confronti dei due futuri cadaveri politici. Alla fine un compromesso (cioè una sonora batosta per il governo somarista) sarà inevitabile senza ulteriori strepiti. Il motivo è palese. L’alzata di ingegno (si fa sempre per dire) dei vari Savona, Borghi, Bagnai & Co con i loro miserandi piani B, si imperniava su un ignobile ricatto – aizzato da Putin – del (mal)governo italiano alle istituzioni europee: se non ci fate violare le regole, anzi se la Bce non ci sostiene nelle nostre follie economico-finanziarie con acquisti massicci di Bot e BTP, noi abbandoneremo l’euro e quindi sfasceremo 70 anni di coesione europea, portando tutto il Continente alla rovina. L’idea che due buoni a nulla – i quali nella vita non hanno gestito nemmeno un chiosco di gelati – possano essere considerati statisti (grazie ad un voto taroccato da una legge elettorale demenziale) nelle capitali che contano viene presa sul serio quanto il contenuto di un pannolino sporco. Basterebbe questo a indurre un minimo di prudenza a Palazzo Chigi sui propositi autolesionisti. Purtroppo per i somaristi, infatti, a Bali è stato messo a punto, rifinito e approvato il cordone sanitario da stendere intorno all’Italia in caso il fronte somarista cercasse masochisticamente di estrarre la cerbottana: l’ESM e tutte le istituzioni internazionali interverrebbe per sostenere gli altri paesi e le banche della zona euro, tranne quelle italiane che quindi finirebbero in default. Nel giro di tre giorni le famiglie e le imprese italiane sarebbero impossibilitate a fare transazioni attraverso i canali bancari. In una settimana non ci sarebbe cibo nei negozi. Quindi i somaristi sarebbero costretti o a fuggire nottetempo o a farsi umiliare pubblicamente dagli odiati burocrati europei come avvenne in mondovisione a Tsipras e Varoufakis.

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Il segnale evidente che il ricatto somarista non spaventa nemmeno i residenti degli ospizi, dove forse Bossi andrà scontare la sua condanna definitiva, lo mostrano i mercati. Da quando lo spread italiano si è librato verso il firmamento del default, i tassi di interesse sui debiti pubblici degli altri paesi di Eurolandia non hanno subìto alcun contraccolpo di rilievo, nemmeno quelli della Grecia. Gli investitori hanno giustamente capito che in caso di incidente a sbattere violentemente il cranio sarà solo il governo italiano, privo di cintura e airbag. Peraltro anche le elezioni in Baviera hanno segnato uno spartiacque. La mezza cartuccia Seehofer che da Ministro dell’Interno ha sfidato la Merkel scimmiottando gli xenofobi nazionalisti di AfD (con il plauso di Salvini) è stato trafitto dal voto nella sua Baviera. Il somarismo teutonico è stato sgominato dagli elettori che hanno premiato l’europeismo dei verdi e delle formazioni liberali vecchie e nuove. Per evitare ogni risorgenza della AfD la Merkel si opporrà a qualsiasi benevolenza nei confronti dei somaristi italiani. Anzi se il governo giallo-verde si intestardisse offrirebbe una splendida occasione alla Merkel di dimostrare verso i parassiti italiani la fermezza che l’elettorato esige da anni. Entro due settimane la Commissione europea casserà quell’aborto di programma economico contenuto nel Def (vedasi tabella), i cui numeri poggiano sul nulla più assoluto. A quel punto se i numeri e i provvedimenti sottostanti (a cominciare dal reddito di cittadinanza e dallo sventramento della legge Fornero) non verranno rivisti completamente da qualcuno col sale in zucca, le agenzie di ratings saranno costrette a declassare l’Italia, aprendo la strada verso il baratro. In sintesi se le masnade somariste non abbandonano la strategia del duello con la cerbottana, sarà l’Italia che lavora e produce a finire a bottane.

Tabella delle previsioni contenute nella Nota di Aggiornamento al DEF

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Fabio Scacciavillani

Fabio Scacciavillani dopo aver conseguito il Ph.D. in Economia all’Università di Chicago (dove è stato assistente del Premio Nobel Merton Miller), ha lavorato al Fondo Monetario Internazionale, alla Banca Centrale Europea (nel periodo pioneristico dell’unione monetaria), a Goldman Sachs, al Centro Finanziario Internazionale di Dubai e in Confindustria. Attualmente è il Capo della Strategia del fondo sovrano dell’Oman che gestisce i proventi delle esportazioni petrolifere del Sultanato. Nelle pubblicazioni e nell'attività professionale si è concentrato su tassi di cambio, politica monetaria, riforme strutturali e mercati finanziari. E’ ospite fisso su Bloomberg TV ed editorialista del Fatto Quotidiano. Ha scritto “Tremonti: Il Timoniere del Titanic” con Giampiero Castellotti e “The New Economics of Sovereign Wealtyh Funds” con Massimiliano Castelli.