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Calabria, la storia della legge del M5S copiata da quella del centrodestra

dalila nesci

La Stampa racconta oggi una storia che riguarda una proposta di legge che, nelle intenzioni, dovrebbe rivoluzionare la sanità regionale della Calabria, commissariata ormai da più di sei anni. La «Proposta di legge regionale di iniziativa popolare», come viene chiamata nel sito di Dalila Nesci, che ne ospita il testo, è però identica a un’altra legge presentata nel 2010 al Consiglio Regionale della Calabria da alcuni consiglieri regionali dell’allora maggioranza di centrodestra, guidata dal governatore – ex An, Pdl e Ncd – Giuseppe Scopelliti.

La storia della proposta di legge del M5S copiata da quella del centrodestra

Sostiene la proposta di legge del M5S:

Titolo: Riassetto istituzionale del Servizio Sanitario Regionale
I sottoscritti cittadini calabresi, ai sensi dell’art. 39 dello Statuto della Regione Calabria, presentano la seguente proposta di legge:
RELAZIONE
Il presente disegno di legge è finalizzato ad armonizzare le disposizioni contenute nelle Leggi vigenti, in particolare nella Legge Regionale 12 Novembre 1994, n. 26, e nella Legge Regionale 11 Maggio 2007, n. 9 e s. m. i., con l’assetto territoriale determinato dal D.P.G.R. n. 18/2010.
Il presente progetto di riordino del SSR prevede una diversa e più fimzionale configurazione degli ambiti organizzativi e territoriali delle Aziende Sanitarie ed Ospedaliere regionali. Con tale riordino si vuole concretizzare il procedimento di scorporo Ospedale/Territorio, attraverso la ridefinizione territoriale delle Aziende Sanitarie Locali e la conseguente riaggregazione, per funzioni assistenziali, alle Aziende Ospedaliere dei Presidi Ospedalieri precedentemente afferenti alle Aziende Sanitarie Provinciali. In tal modo la Regione assicurerà, tramite le Aziende Sanitarie Territoriali, l’effettiva erogazione delle prestazioni di assistenza sanitaria collettiva in ambiente di vita e di lavoro e distrettuale, mentre le Aziende Sanitarie Ospedaliere (ASO) garantiranno le prestazioni di assistenza ospedaliera.

dalila nesci m5s proposta di legge popolare 1
La proposta M5S

E sostiene la proposta del centrodestra:

Il presente disegno di legge è finalizzato ad assicurare l’armonizzazione delle disposizioni contenute nelle leggi vigenti, ed in particolare nella Legge Regionale 12 novembre 1994, n. 26 e nella Legge Regionale 11 maggio 2007, n. 9 e s.m.i., con il nuovo assetto territoriale che si è venuto a determinare a seguito dell’approvazione del Decreto del Commissario ad acta per l’attuazione del Piano di Rientro dai disavanzi del Servizio sanitario regionale n. 18/2010 – con cui sono state riorganizzate le reti ospedaliera, territoriale e dell’emergenza-urgenza- e dei successivi decreti attuativi.
Tale riorganizzazione (in coerenza con il Piano Sanitario Nazionale) si è resa necessaria a fronte del tasso di ospedalizzazione complessivo ancora molto alto, superiore al 220%, ed un tasso di ricovero dei residenti superiore al 180%. Nel 40% dei casi i ricoveri riguardano soggetti ultra 65enni, ripetuti nel tempo ed ascrivibili prevalentemente a patologie cardiocircolatorie, neurologiche o respiratorie. E’ evidente, quindi, l’elevato grado di inappropriatezza della ospedalizzazione, cui si potrebbero trovare risposte assistenziali alternative in strutture di lungodegenza o di tipo residenziale extra ospedaliere, a tacere dei problemi connessi alla sicurezza dei pazienti nei presidi ospedalieri di piccole dimensioni.
Con i citati provvedimenti si quindi è proceduto alla disattivazione di alcuni presidi ospedalieri pubblici, prevedendone la riconversione in CAPT (centri di assistenza primaria territoriale), Case della Salute o strutture di riabilitazione.
Il nuovo progetto di riordino del sistema sanitario regionale prevede una diversa configurazione degli ambiti organizzativi e territoriali delle Aziende sanitarie ed ospedaliere regionali. Con esso si vuole concretizzare il procedimento di scorporo ospedale-territorio attraverso la ridefinizione territoriale delle aziende sanitarie locali e la conseguente riaggregazione per funzioni alle aziende ospedaliere dei presidi ospedalieri che erano precedentemente afferenti alle ASP.

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Come vedete, gli incipt delle due leggi sono molto simili, ma è anche vero che si tratta di formule di rito. La Stampa segnala però un altro caso di periodi identici all’interno della legge: ««Il presente progetto di riordino del Ssr prevede una diversa e più funzionale configurazione degli ambiti organizzativi e territoriali delle Aziende sanitarie e ospedaliere regionali. Con tale riordino si vuole concretizzare il procedimento di scorporo ospedale/territorio, attraverso la ridefinizione territoriale delle Aziende sanitarie locali e la conseguente riaggregazione, per funzioni assistenziali, alle Aziende ospedaliere dei presidi ospedalieri precedentemente afferenti alle Aziende sanitarie provinciali»» e ricorda che anche «la denominazione delle nuove Aziende, ospedaliere e territoriali, è la stessa. Nel 2012 la mappa sanitaria veniva divisa in aree (Nord, Centro e Sud), come ipotizzato dalla proposta del Movimento. E resta confermata, oggi come ieri, l’istituzione dell’ospedale universitario “Mater Domini” di Catanzaro. Qui il giro di frase scelto dal M5S è leggermente diverso, ma il concetto è esattamente quello».

Cosa dice la prova-finestra?

E se volessimo puntualizzare ulteriormente, ci toccherebbe notare che anche tra gli articoli 2 e 3 della proposta “popolare” raccolta – bontà sua – da Dalila Nesci e gli articoli 3 e 4 di quella del centrodestra sono molto simili. Vogliamo forse arguirne che il popolo sta con Alfano?


Insomma, le due proposte di legge sono talmente simili che pare lecito sospettare che la seconda, quella della Nesci, sia stata scritta partendo dal testo dell’altra. Ma questo non si dovrebbe nemmeno sospettarlo. Perché la Nesci scrive sul suo blog che la proposta di legge è “frutto di un lavoro condiviso“, si tratta di “un’iniziativa dal basso“, “portata avanti attraverso la rete internet e le piazze dei comuni“.
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E il MoVimento non vi mente mai.
EDIT: La Stampa pubblica una replica della Nesci, che pubblichiamo anche noi:

Il Movimento 5 stelle ha sempre detto che a scrivere la bozza della proposta di legge popolare sul riassetto della sanità calabrese sono stati i dirigenti medici Tullio Laino e Gianluigi Scaffidi; il secondo cacciato dalla dirigenza regionale dall’allora governatore Giuseppe Scopelliti, dopo avergli rappresentato l’impossibilità giuridica di pagare il policlinico universitario in assenza di protocollo valido, perdurante, e al di fuori della normativa di specie. L’articolo apparso sul sito di «La Stampa» non ha precisato tre fatti, in libertà inducendo la convinzione che 5 stelle abbia scopiazzato dal centrodestra calabrese. Allora va precisato che:
1) l’idea di quel riassetto era di Scaffidi e non è mai stata portata avanti da nessuna forza politica presente in Consiglio regionale, della passata e dell’attuale legislatura;
2) il Movimento 5 stelle, che nel Consiglio regionale della Calabria non ha propri eletti, ha ripreso quell’idea di Scaffidi, riassunta nella relazione introduttiva (di Scaffidi) alla proposta di legge in argomento, grazie a Laino articolandola in poche semplici norme, condivise con gli attivisti e i cittadini calabresi, che hanno contribuito con osservazioni e indicazioni tramite la rete;
3) se, come più volte significato dal palco di Lamezia Terme, il copyright del testo in questione è di Scaffidi e Laino, non vi è motivo per cui ad appropriarsene debba essere il centrodestra, che semmai ha l’aggravante di non aver sostenuto il riassetto istituzionale della sanità pensato da Scaffidi, che a noi sembra un’ottima base per affrontare i nodi della sanità calabrese, al di fuori di chiacchiere e suggestioni.

Vale la pena ricordare che nel post della Nesci in cui si parla della proposta di legge Scaffidi viene citato in un’unica occasione, e non come autore della legge:
dalila nesci scaffidi
Dalla replica si evince chiaramente che la bozza è stata scritta da Laino e Scaffidi; non era quindi “frutto di un lavoro condiviso“, “un’iniziativa dal basso“, “portata avanti attraverso la rete internet e le piazze dei comuni“.