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Così parlò Salvatore Tutino

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Salvatore Tutino parla e dimostra di essere un tipo piuttosto deciso e molto diverso dai suoi predecessori. Il magistrato della Corte dei Conti indicato su suggerimento di Andrea Mazzillo per gli assessorati al Bilancio e al Patrimonio di Roma a colloquio con il Messaggero è comprensibilmente silenzioso sulle possibilità della sua nomina, ma sembra tenerci un po’ a replicare ai 5 Stelle che nei giorni ne avevano contestato l’opportunità di nomina dopo averlo indicato come “membro della Casta” per la nomina del 2013.

Così parlò Salvatore Tutino

Nell’intervista rilasciata al Messaggero, che agli occhi dei grillini è un giornale impegnato nella diffamazione dei 5 Stelle a Roma per tutelare gli interessi di Caltagirone, Tutino sembra distaccato e ci tiene soprattutto a rispedire al mittente le accuse di essere “Casta”. Glissa però sui tempi, finora molto allungati, della sua nomina tradendo un filo di nervosismo su tutto questo cincischiare a 5 Stelle:

«Assisto a questa vicenda con un occhio distratto, sono impegnato nel mio lavoro alla Corte dei conti».
Per i big pentastellati lei rappresenta la casta.
«La casta da che mondo e mondo è collegata alla politica, quindi ai politici non a me».
Sta dicendo che ormai sono i grillini la vera casta?
«Lasciamo perdere. Io non voglio accusare nessuno, se mi dicono che appartengo alla casta mi vedo proiettato improvvisamente in un orizzonte sconosciuto».
Cosa le ha detto la sindacaRaggi? Quando vi siete sentiti l’ultima volta?
«Io nemmeno la conosco tanto, la Raggi, quindi non capisco perché dovrei sentirla al telefono».

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La Giunta Raggi (Il Messaggero, 27 settembre 2016)

Tutino non sembra molto infastidito del tira e molla nato anche sul suo nome: «No, io non sono alla ricerca di un lavoro, tra due mesi sarò in pensione. Una cosa è il senso delle istituzioni, un altro il dibattito politico,se la cosa si concretizzerà deciderò in autonomia come sempre ho fatto nella mia vita». E già che c’è respinge le allusioni dell’epoca: «Basta andare a guardare i giornali dell’epoca: ero l’unico che non aveva rapporti con la politica. A me quel provvedimento inserito nella Legge di stabilità non mi faceva né caldo né freddo: non guadagnavo certo 300mila euro».

Il problema con la nomina di Tutino

 
Eppure Tutino, che è stato addirittura presentato alla Giunta un paio di settimane fa – come da ammissione dell’assessore Meloni – è l’unico nome buono per la Giunta Raggi a quasi un mese dall’addio di Minenna e a venti giorni dalla defenestrazione di De Dominicis. Il problema è ancora una volta lo stipendio:

Tutino ad oggi è in servizio, deve chiede l’autorizzazione all’aspettativa al presidente della Corte dei conti, Arturo Martucci di Scarfizzi. In teoria il meccanismo potrebbe fare perdere un paio di settimane, ma ci può essere una scorciatoia con il via libera in forma urgente di Martucci che sentirebbe poi il consiglio di presidenza solo in una fase successiva. Però prima serve un atto ufficiale della Raggi, che Tutino dovrebbe sottoporre all’attenzione di Martucci. Ad oggi, questo atto ufficiale non c’è o almeno non è stato reso pubblico.
Il caso però potrebbe esplodere quando a novembre Tutino andrà in pensione: a quel punto potrà sommare la pensione da ex dirigente del Mef ed ex consigliere della Corte dei Conti,allo stipendio meno ricco di assessore. Potrebbe arrivare a 240mila euro annui, assolutamente legittimi, ma tali da causare la solita rivolta del Movimento che da tempo dice di battersi contro i super compensi e le super pensioni.

Intanto Alessandro Gennaro, possibile assessore alle partecipate, si starebbe allontanando dalla nomina. La caccia continua.