Politica

Cosa succede se il governo cade ad agosto

Le tappe della crisi d’agosto sono obbligate viste le scadenze da rispettare: il Documento programmatico di Bilancio dove la Lega e il MoVimento 5 Stelle dovranno spiegare come annullare le clausole di salvaguardia IVA per 24 miliardi e come fare la flat tax al 15% deve arrivare il 15 ottobre

luigi di maio matteo salvini

Cosa succede se il governo cade ad agosto? Nonostante l’ipotesi sia remota, visto che non conviene né a Salvini né a Di Maio, le tappe della crisi d’agosto sono obbligate viste le scadenze da rispettare: il Documento programmatico di Bilancio dove la Lega e il MoVimento 5 Stelle dovranno spiegare come annullare le clausole di salvaguardia IVA per 24 miliardi e come fare la flat tax al 15% deve arrivare il 15 ottobre. Prima il governo deve presentare la nota di aggiornamento del DEF con le previsioni per i conti pubblici del 2020. La bozza della legge di bilancio deve arrivare entro il 20 ottobre. In caso di mancata approvazione della Finanziaria scatterebbe l’esercizio provvisorio: da gennaio lo Stato non potrebbe spendere più di un dodicesimo di quanto speso nel 2019.

tappe crisi d'agosto
Le tappe della crisi d’agosto (Il Messaggero, 8 agosto 2019)

governo

E l’ipotesi elezioni? Il Messaggero oggi spiega:

In caso (improbabile) di crisi di governo breve e di scioglimento anticipato delle Camere le date per il nuovo voto che ieri apparivano più probabili sono
quelle del 13 e del 20 ottobre. Perché? Le elezioni si devono svolgere in una data fra i 45 e i 70 giorni dallo scioglimento delle Camere. Il 13 o 20 ottobre presuppongono dunque che il Quirinale sciolga le Camere entro la fine di agosto, in meno di 20 giorni.

Tutto è possibile ma questo scenario appare poco plausibile specialmente se fra Lega e M5S si dovesse sviluppare una trattativa – vera o strumentale -sulla definizione di nuovi equilibri politici e sulle poltrone. Sullo sfondo resta la definizione della manovra per il 2020 e il “pericolo”, senza la legge di bilancio, dell’aumento dell’Iva per ben 23 miliardi, fissato dalla Finanziaria dello scorso anno.

Mentre la strada del governissimo è ancora più stretta:

In via ipotetica, le forze politiche più “responsabili” (o più prosaicamente, preoccupate all’idea di votare) potrebbero dar vita a un esecutivo di larghe intese o ponte, che dir si voglia, che gestisca gli affari correnti e soprattutto realizzi la manovra d’autunno, prima di portare il paese a votare.

Naturalmente non ne farebbe parte la Lega, che ha provocato la rottura e anzi teme questa soluzione al pari di Fratelli d’Italia, ma potrebbero per ipotesi aderirvi da M5S al Pd a Forza Italia. Che sono poi gli stessi partiti che avrebbero più da perdere in caso di elezioni, ma sono anche quelli che si ritrovano nel comune voto a favore della nuova presidente della Commissione Ue, von der Leyen. Come a dire che sarebbe un esecutivo di rapporti distesi con Bruxelles.

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