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Cosa si sono detti Salvini e Mattarella

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Ieri Matteo Salvini è salito al Colle con una delegazione della Lega come aveva promesso che avrebbe fatto nei giorni scorsi per protestare riguardo l’indagine sui soldi del Carroccio in Lussemburgo. Ugo Magri sulla Stampa di oggi racconta che a dispetto delle intenzioni bellicose l’incontro è stato molto rilassato:

Da parte della Lega si segnala un desiderio di voltare pagina e dunque normalizzare i rapporti con il Colle, fin qui non eccelsi. C’è un momento del colloquio al Quirinale che raffigura plasticamente questo spirito nuovo. È stato quando il Presidente, per la prima volta vis-à-vis con Salvini, ha offerto all’interlocutore qualche paterno suggerimento. Il ministro, anziché risentirsi, pare l’abbia accolto di buon grado, promettendo addirittura di moderarsi in futuro.

Secondo fonti leghiste, il dialogo si è svolto come segue. Mattarella: «Ministro, vorrei far notare che in certi momenti è utile abbassare i toni, specie se si ricoprono certi ruoli. Va bene perseguire i propri obiettivi, ma i risultati si possono ottenere anche senza sollevare eccessive polemiche». Salvini: «Presidente, lo so che qualche volta sono irruento, fa parte del mio carattere; però tenga conto che io vengo aggredito in continuazione, di me hanno perfino scritto che ho legami con la ’ndrangheta, ma siamo matti? Addirittura i nostri finanziamenti sono sotto sequestro, per noi si pone un gravissimo problema di agibilità democratica…».

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La foto di Salvini con il pentito Salvatore Annacondia

Il riferimento di Salvini è allo scatto con il pentito Salvatore Annacondia, ex boss della mafia pugliese. Ed è stato l’unico collegamento con l’inchiesta sulla Lega, visto che successivamente il colloquio si è svolto cordialmente e con un Salvini moderato:

Più che di sostanza, le diversità sono anzitutto di modi e di toni, sebbene il ministro abbia promesso di moderarsi in futuro e il Presidente ne abbia preso atto, piacevolmente. Il vero succo dell’incontro è tutto qui: nel clima propositivo che si è creato, quasi senza volere. Appena sei giorni fa,in piena visita presidenziale nei Paesi baltici, Salvini intimava a Mattarella di riceverlo per uno sfogo contro i magistrati.

Strada facendo, grazie anche alla mediazione del sottosegretario Giorgetti, il colloquio ha cambiato natura trasformandosi col passare dei giorni in un’occasione di confronto rispettoso col Capo dello Stato, nella chance da non perdere per voltare pagina rispetto ai tempi (non lontani) in cui il leader leghista proclamava: «Mattarella non mi rappresenta» oppure «non parla a nome mio»

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