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Conte Bis: comprereste un governo usato da chi ha portato l’acqua con le orecchie a Salvini?

Ieri il presidente del Consiglio ha tolto a tutti il dubbio che aveva cercato di instillare con quel suo comportamento da tenerone e le foto con i cuccioli: non è che fosse un po’ off e non capisse che il Capitano lo stava fregando, era proprio complice

giuseppe conte

Puoi stare zitto per 14 mesi e dare a tutti l’impressione di essere succube, come – non – diceva Oscar Wilde. Oppure puoi aprire bocca, così da togliere a tutti ogni dubbio. Giuseppe Conte ha scelto la seconda strada e ieri, decidendo di cantargliele a Matteo Salvini, ha tolto a tutti il dubbio che aveva cercato di instillare con quel suo comportamento da tenerone e le foto con i cuccioli: non è che fosse un po’ off e non capisse che il Capitano lo stava fregando, era proprio complice.

Conte Bis: comprereste un governo usato da quest’uomo?

Il clou della sceneggiata il presidente del Consiglio oggi dimissionario lo ha raggiunto quando ha rinfacciato al Capitano l’ostentazione di simboli religiosi: proprio lui che ha fatto fare una puntata di Porta a Porta su di lui e Padre Pio. Ma non va assolutamente sottovalutato anche il resto del discorso che ieri ha suscitato applausi di soddisfazione verso il premier da un nutrito gruppo di affetti della Sindrome di Stoccolma: wow, gliele ha cantate!1!, hanno ripetuto in coro quelli che hanno la memoria storica di una mosca nel bicchiere.

giuseppe conte burattino vero
Meme da: Crudelia De Memon su FB

Conte, quello che con Di Maio ha fatto il palo a Salvini sulla Diciotti, ieri è diventato improvvisamente un eroe popolare perché è andato a rinfacciare a Matteo il comportamento nel Russiagate: eppure durante i tre giorni del Condor Savoini il silenzio del MoVimento 5 Stelle sugli intrallazzi russi di Salvini era il suo. Eppure mentre il ministro calpestava “la cultura delle regole” era Conte l’inquilino di Palazzo Chigi che avrebbe dovuto farla rispettare. Eppure quando il Capitano dimostrava di non avere il senso delle istituzioni c’era un premier lì che avrebbe dovuto ricordarglielo. Ma stava zitto. Perché altrimenti avrebbe rischiato il posto.

Ma ci volete pure la scorza di limone?

Come il fidanzato tradito che aspetta il momento giusto per rinfacciare tutto al partner infedele, Conte è piaciuto al paese reale perché ha ricordato a tutti che un giorno da leoni è meglio di cento giorni da pecora. E così tutti sono riusciti a scordarsi che fino all’altroieri belava tranquillo anche lui e che se non fosse stato per qualche mojito di troppo al Papeete sarebbe ancora lì a belare. Conte ricorda il Rutelli di Corrado Guzzanti che a Berlusconi diceva “Ti abbiamo portato l’acqua con le orecchie per anni, cosa vuoi adesso? Una scorza di limone?”.

Il colmo di questa situazione disperata ma non seria però è che mentre gliele canta a Salvini, Conte è anche uno dei papabili per il governo PD-M5S: ovvero, è pronto a fare quel bis a Palazzo Chigi con cambio di maggioranza annessa che darebbe l’idea che è un uomo per tutte le (mezze) stagioni e che alla fine in politica davvero non conta nulla se non il patto di potere. Il Partito Democratico non dovrebbe nemmeno discutere dell’ipotesi che l’Avvocato del Popolo (e di Salvini) torni a fare il premier, visto che la prima esperienza si è conclusa non certo positivamente. Ieri Conte non ha detto una parola di autocritica su tutte le inciviltà che su spinta di Salvini il suo governo ha coperto o approvato. Ce n’è abbastanza per fare di lui una riserva della Repubblica. Indiana, possibilmente.

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