La macchina del funky

Così il Comune di Roma non spende i soldi per strade e scuole

virginia raggi carlo calenda

Carlo Calenda torna all’attacco di Virginia Raggi. Il ministro dello Sviluppo punta il dito sul Comune di Roma perché, racconta oggi un articolo a firma di Salvatore Giuffrida su Repubblica Roma,  il tavolo per Roma è fermo: l’esponente del governo Gentiloni non convocherà altre riunioni almeno fino a quando il Campidoglio non avvierà i progetti già individuati sulla manutenzione urbana; in particolare su strade, scuole, decoro, verde. E che al momento sono sostanzialmente fermi:

Nel corso delle due precedenti riunioni, a metà ottobre e fine novembre, il tavolo aveva individuato 19 progetti per rinnovare i servizi e la manutenzione urbana: c’è il piano per la flotta Atac con un fondo per la mobilità smart di 240 milioni, l’uso di pattuglie interforze contro l’abusivismo, interventi per il decoro e infrastrutture. In totale i fondi individuati dal tavolo sono di 1,2 miliardi disponibili per il rilancio della capitale e dei suoi servizi. Sulle strade la Regione ha individuato un fondo da 44 milioni e il ministero aveva proposto di ricorrere a Invitalia per ridurre della metà i tempi dei bandi e completare una gara in 80 o al massimo 120 giorni: finora il Campidoglio ha declinato l’offerta.

spelacchio roma bandi m5s - 6

Le difficoltà non mancano anche sulle scuole. Il ministero ne aveva individuate 250 da riqualificare con interventi strutturali per il risparmio energetico e messa in sicurezza: i lavori sono di 1 milione per ogni scuola, coperti al 65% dal ministero che ha avviato i lavori di valutazione sui primi 50 edifici: ma il Campidoglio finora ha fornito la documentazione solo per 9 edifici senza comunicazioni ufficiali sulle coperture finanziarie, di circa 20 milioni l’anno.

Come sappiamo, l’amministrazione Raggi ha una relazione complicata con i bandi pubblici: la sindaca ha spesso detto che la sua amministrazione avrebbe fatto le cose perbene, senza affidamenti diretti, ricorrendo poi a numerosi affidamenti diretti (come nel caso ormai famoso di Spelacchio) o finendo per dover ritirare bandi come quello per Roma Multiservizi dopo i rilievi dell’Antitrust e i rischi di ricorsi al TAR.

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