Economia

Come il Comune di Roma complica la vita a chi deve chiedere il reddito di inclusione

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A livello nazionale il MoVimento 5 Stelle conduce la battaglia per il reddito di cittadinanza. A livello locale a quanto pare però non riesce a garantire ai cittadini l’accesso al Reddito d’Inclusione (REI). Si tratta di una misura di contrasto alla povertà e per l’inclusione sociale varata dal governo nell’ambito del Piano nazionale contro la povertà (che quest’anno conterà su una dote di 1,6 miliardi che diventeranno strutturali e pari a 1,8 miliardi dal 2018) e arriverà a garantire circa 400-500 euro al mese a 400mila famiglie.

Roma semplice e il pasticcio del reddito d’inclusione

A Roma – città amministrata dal M5S – le cose non sono così semplici. In tutta Italia la presentazione delle domande per il Reddito di Inclusione è iniziata il 1 dicembre. A Roma invece l’Amministrazione comunale ha deciso che le domande possono essere presentate in tutti i Municipi della città solo a partire dal 5 dicembre. Il motivo della decisione non è chiaro, quello che si sa è che gli uffici dovranno verificare i requisiti per poter erogare dal primo gennaio 2018 il nuovo sostegno alla povertà che prenderà il posto dell Sia, il sostegno per l’inclusione attiva.

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A complicare le cose ai romani che vogliono fare domanda c’è il sistema “TuPassi” utilizzato dall’Amministrazione comunale per semplificare la vita dei cittadini. A Roma per presentare la domanda bisogna prima prendere appuntamento e poi andare nell’ufficio del proprio Municipio. In altre città invece si può inoltrare la richiesta di accesso al REI anche recandosi ai centri di assistenza fiscale accreditati (a Napoli, a Torino e a Milano funziona così) oppure (è il caso di Fiumicino) all’ufficio Protocollo. Come è già successo per il rinnovo della carta d’identità elettronica il sistema “TuPassi” – che gestisce le prenotazioni – però non funziona proprio alla perfezione.
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Molti cittadini si sono lamentati di aver ricevuto l’appuntamento anche diversi mesi dopo (ad esempio a marzo) perché sulla App non ci sono spazi liberi negli uffici. A denunciarlo anche il Partito Democratico di Roma e la pagina Facebook “Riprendiamoci Roma”. Non che i problemi di TuPassi siano sconosciuti all’Amministrazione. Già a maggio l’assessora a Roma Semplice Flavia Marzano aveva promesso di mettere mano all’esagerata lunghezza delle liste d’attesa. Non si capisce quindi come mai – essendo a conoscenza della situazione – Roma abbia deciso di affidarsi completamente ad un sistema che già ha diversi limiti. La legge non prevede che siano gli uffici comunali a raccogliere le domande. Le domande devono essere raccolte dal comune e inoltrate all’Inps ma