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Chiara Appendino: le omissioni e le negligenze su piazza San Carlo

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Chiara Appendino è «pronta ad assumersi le eventuali responsabilità che dovessero emergere dall’inchiesta della magistratura». Lo ha detto ieri, a tre giorni dai fatti di Piazza San Carlo, uscendo dal bunker dell’isolamento politico in un video su Facebook. Era ora: il pregio della sindaca di Torino, rispetto ad altri esponenti politici anche del suo partito, è che almeno non sta cercando di negare l’evidenza.

Pensieri, parole, opere e omissioni di Chiara Appendino

E l’evidenza dice che ci saranno grosse conseguenze nei confronti dei responsabili dell’ordine pubblico per quanto accaduto a piazza San Carlo. Si indagherà, probabilmente per reati colposi o per omissioni. Ad esempio: quando era all’opposizione l’attuale sindaca si è battuta per ottenere una nuova procedura per l’autorizzazione delle piazze auliche. Ma ora che governa Torino non si è accorta della circolare del Capo della Polizia Gabrielli con le nuove disposizioni per la sicurezza inoltrata dopo l’attentato di Manchester. Non solo. Qualcuno dovrà spiegare perché il comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica non si è riunito nella consueta riunione tecnica e di coordinamento per valutare i rischi e mettere in campo le azioni necessarie per la pubblica sicurezza. Qualcuno dovrà spiegare perché anche il tavolo tecnico interforze non si è riunito.

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La catena di comando di piazza San Carlo (La Repubblica Torino, 7 giugno 2017)

Che la Appendino fosse a Cardiff invece che in città quella sera è un dettaglio folkloristico che dovrebbe al massimo interessare Beppe Grillo, il quale si lamentava sempre dei politici in tribuna autorità durante i grandi eventi. Invece il fatto che il suo entourage e i responsabili dell’ordine pubblico abbiano colposamente sottovalutato la vicenda non è folklore. Attiene invece alle capacità (o all’incapacità) di gestire la cosa pubblica.

Le negligenze dei responsabili dell’ordine pubblico

Alcune le riepiloga oggi Repubblica: i controlli ridicoli all’entrata della piazza, raramente con il metal detector e senza disturbare chi ha portato fumogeni e petardi e li ha accesi allegramente senza che nessuno muovesse un dito; il mancato divieto di portare bottiglie di vetro, che hanno poi provocato la maggior parte dei feriti (o presunti feriti, come direbbe Airola); l’unico maxischermo messo in piazza (con sponsor: evidentemente era una questione economica) invece dei due che avrebbero consentito alla folla di accalcarsi in due zone invece che in una; i soli 70 agenti per controllare 30mila persone; le transenne utilizzate, che sono diventate un ostacolo per la gente in fuga.

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Le omissioni nell’organizzazione dell’evento in piazza San Carlo (La Repubblica, 7 giugno 2017)

La Appendino avrà i suoi guai anche in consiglio. Dove, scrive oggi La Stampa di Torino, ci sono malumori anche tra i 5 Stelle:

Il terzo elemento con cui Appendino da ieri deve fare i conti è il malumore dentro il Movimento 5 Stelle. Emerso a tratti nei mesi scorsi – quando la maggioranza blindata che sostiene la sindaca ha dovuto votare, per amore di patria, provvedimenti contrari al programma elettorale – ieri è tracimato apertamente, tanto che in Comune si dà quasi per scontato che verrà istituita una commissione d’inchiesta. La richiesta, firmata da tutti i gruppi di minoranza su proposta di un consigliere del Pd, Enzo Lavolta, difficilmente verrà respinta dai Cinquestelle. La stessa Appendino potrebbe assecondarla.

Ora toccherà alla procura decidere chi era il responsabile delle prescrizioni e chi doveva metterle in pratica. Nell’attesa, a piazza San Carlo è stato spazzato via il racconto – a cui avevamo partecipato anche noi – della differenza abissale di competenze tra lei e Virginia Raggi. Romani e torinesi uniti in un unico destino.

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