La macchina del funky

Chi vince con il Rosatellum

Roberto D’Alimonte sul Sole 24 Ore oggi spiega come funziona il Rosatellum proposto dal Partito Democratico alla Camera e che andrà in votazione alla fine di maggio e chi ha più probabilità di vittoria con una legge elettorale come questa. D’Alimonte prima spiega che tutto dipednerà da come si presenteranno i partiti alle elezioni nei collegi uninominali:

Se si presentassero da soli, cioè senza fare alleanze, la partita si giocherebbe quasi esclusivamente tra Pd e M5s. Infatti, se Berlusconi e Salvini non facessero accordi per presentare candidati comuni nei collegi Forza Italia rischierebbe di non vincere alcun seggio maggioritario né al Nord né al Sud. Si dovrebbe accontentare di una modesta quota di seggi proporzionali. La Lega forse prenderebbe un po’ di seggi uninominali al Nord, ma in questa zona del paese i veri vincitori sarebbero comunque Pd e M5s.
Stessa situazione nelle regioni della ex zona rossa dove prevarrebbe il partito di Renzi su quello di Grillo, mentre nelle regioni del Sud sarebbe il M5s a vincere la maggior parte dei collegi uninominali. Questo sarebbe il quadro senza alleanze pre-elettorali e sulla base delle stime di voto attuali. È possibile che Pd o M5s possano arrivare alla maggioranza assoluta dei seggi? L’assenza di un polo di centro-destra unito aumenterebbe la probabilità di un esito simile, ma la presenza di una quota proporzionale pari al 50% dei seggi totali in ogni caso rappresenterebbe un ostacolo non facile da superare.

rosatellum legge elettorale
I numeri per il Rosatellum al Senato (Corriere della Sera, 18 maggio 2017)

In ogni caso non si può escludere, ad esempio, una vittoria del M5S:

Questo esito sarebbe invece meno probabile se i partiti del centro-destra si coalizzassero e presentassero candidati comuni come hanno fatto nel 1994 e nel 2001. In questo caso la distribuzione dei seggi maggioritari nelle regioni del Nord sarebbe effettivamente tripolare e non bipolare. Forza Italia e Lega Nord, con l’aggiunta di Fratelli d’Italia, potrebbero effettivamente competere con Pd e M5s e conquistarne parecchi. Ma devono essere uniti. Esattamente quello che Berlusconi vuole evitare e che Salvini vuole imporgli con questa riforma elettorale.
Tra Berlusconi e la Lega le parti si sono rovesciate. Nel 1994 è stato il Cavaliere a forgiare l’unità del centro-destra. Oggi è Salvini che ci prova. La vera ragione per cui il leader della Lega Nord è oggi a favore di un sistema con una forte componente di collegi uninominali è quella di impedire a Berlusconi di presentarsi da solo al voto. Con un sistema come questo il cavaliere non se lo potrà permettere. Ma nemmeno Salvini potrà impedire che, in caso di esito non maggioritario, il leader di Forza Italia faccia i bagagli dopo il voto e tratti per fare un governo con il Pd, come ha già fatto dopo le elezioni del 2013. Sarebbe più difficile perché si porterebbe dietro candidati eletti anche con i voti della Lega, ma queste non sono remore capaci di frenarlo. Intanto però stiamo assistendo ad uno spettacolo divertente in cui gli alleati di domani si trovano oggi uno con Renzi e l’altro con Grillo.

Leggi sull’argomento: Come funziona il Rosatellum