Fact checking

Chi crede nell'omeopatia è un idiota?

Recentemente in Inghilterra si è scatenata una tempesta in un bicchier d’acqua perché qualcuno ha ripescato un vecchio tweet del 2010 di Jeremy Corbyn nel quale il parlamentare Labour esprimeva il suo parere riguardo i “rimedi” omeopatici. In particolare all’epoca si trattava di decidere sei i “medicinali” omeopatici avrebbero dovuto essere forniti o meno dal NHS, il servizio sanitario nazionale britannico. Per quell’uscita improvvida Corbyn è stato tacciato di anti-scientismo (e su questo c’è poco da discutere) ma c’è un altro aspetto interessante del discorso ed è quello portato alla luce da Greg Dash sul Guardian.
 


NON CREIAMO NUOVI MARTIRI
Secondo Dash è sbagliato attaccare i sostenitori dell’omeopatia definendoli idioti o creduloni, perché il rischio è quello di allontanare ancora di più queste persone dalla scienza. Ovvero immagino dal ragionamento razionale. Quella forma di logica che ti impedisce di credere che una molecola diluita milioni di volte in acqua (e poi qualche altro milione di volte) possa costituire una qualche forma di medicamento efficace contro il cancro. In particolare Dash se la prende con quelli che sostengono che il fatto di credere o meno nell’omeopatia è un utile metodo per distinguere gli idioti dalle persone “normali”. La tesi del giornalista del Guardian è che etichettare i fan dell’omeopatia in questo modo, solo per il fatto che non sono allineati con gli insegnamenti scientifici, ha l’effetto controproducente di “confermarli nella fede” e soprattutto consentire loro di poter continuare a parlare di un complotto di Big Pharma ai danni dei malati e ripetere ossessivamente la frase erroneamente attribuita a Gandhi «Prima ti ignorano, poi ti deridono, poi ti combattono. Poi vinci.»  che è il mantra di tutti coloro che sono convinti di essere portatori di una Verità che le masse e le élite non sono pronte o non vogliono accettare come vera. In attesa di una vittoria degli araldi delle cure a base di gocce d’acqua cosa possiamo dire di chi crede nell’omeopatia?
omeopatia logica
L’HO LETTO SU PUMBED!
Per Dash il punto principale è che queste persone sono a digiuno della letteratura scientifica, un po’ perché la scienza parla difficile con le parole dei professoroni un po’ perché non tutti possono essere in grado di distinguere tra un buono studio e uno epistemologicamente non corretto. Io non credo che le cose stiano così, andiamo con ordine. È vero che a cercare su Google, con la giusta chiave di ricerca, si trovano tutti i risultati “scientifici” che si vogliono per confermare una tesi o un’altra. C’è un problema, evidenziato anche qui, legato alla difficoltà di saggiare la bontà di una ricerca scientifica ed uno legato invece non all’algoritmo di Google ma al modo in cui formuliamo le domande. Insomma cerchiamo conferme a quello che già sappiamo e non siamo disposti a cercare prove che mettano in crisi le nostre credenze. Questo è particolarmente vero per i gruppi di teorici delle cospirazioni su Internet, come ha mostrato la ricerca condotta da Walter Quattrociocchi. Ed è innegabile che l’insieme dei fan dell’omeopatia, quello degli anti-vaccinisti e altre buffe teorie abbiano parecchi punti di contatto. Il che non vuol dire che tutti coloro che credono nella bontà dell’omeopatia lo siano, ma ci siamo capiti. Inoltre quando una ricerca scientifica mostra che le ricerche scientifiche che dovrebbero provare la bontà dei rimedi omeopatici in realtà hanno grossi problemi strutturali e non possono nemmeno essere definite ricerche scientifiche c’è sempre qualcuno pronto a negare l’evidenza e a difendere l’omeopatia a spada tratta. C’è chi lo fa per un interesse personale (anche economico) c’è chi invece perché genuinamente (si può dire anche ingenuamente?) convinto che l’omeopatia sia la cura di tutti i mali. Quando Dash dice che dire che chi crede nell’omeopatia è un idiota ignorante rischia di allontanare queste persone dalla scienza rendendole “irrecuperabili” alla razionalità non si rende conto che questo scollamento dalla logica è già avvenuto. La scienza non è, come sostiene Dash, elitista o elitaria. È vero, non è un procedimento democratico in cui uno vale uno (ovvero in cui il mio pare di non esperto vale quanto quello di un esperto) ma il metodo scientifico viene (o dovrebbe essere) insegnato nelle scuole in cui tutti possono accedere. Il sapere omeopatico invece è un sapere per iniziati, per coloro che hanno ricevuto il dono di comprendere e la cui mente è “stata aperta” dai corsi di qualche santone che ha fondato la sua credibilità sulla sua stessa autorevolezza. Come scardinare questo sistema di credenze? Qui c’è un altro problema per comprendere il quale farò un esempio: un famoso antropologo Edward Evans-Pritchard ha studiato il sistema di credenza degli Azande. Ora gli Azande credono a tutta una serie di cose riguardanti la stregoneria. Facendola molto breve gli Azande credono che qualsiasi azione umana abbia a che fare in grande o in minima parte con la stregoneria, questo riguarda soprattutto gli eventi funesti. In un famoso esempio Evans-Pritchard parla del crollo di un granaio che aveva causato la morte di una persona. Ora, gli Azande sanno (come potremmo saperlo noi) che il crollo era dovuto alle termiti che avevano danneggiato i pali. Ma questa spiegazione, razionale, non era in contrasto con quella che vedeva la spiegazione ultima (il perché) nell’opera di uno stregone. Perché sto raccontando questo? Perché l’insegnamento che possiamo trarre è che i sistemi di credenza (ma in senso lato anche l’omeopatia) con una forte coerenza interna sono in grado di “difendersi” dalle argomentazioni che mirano a minarne la credibilità.
omeopatia bear grills
LA LOTTA SUL CORPO DEL MALATO
Ma perché accade che una persona creda nelle capacità curative dell’omeopatia? I motivi sono i più diversi e credo che nemmeno il più fanatico “razionalista” potrebbe accusare un malato terminale di volersi rivolgere anche a quella remota, inesistente, inutile “terapia”. Per Dash uno dei fattori che costituiscono il successo dell’omeopatia è la sua “inclusiviness”. Spesso un paziente si sente trattato come oggetto di un discorso medico mentre l’omeopatia verrebbe presentato come un “movimento di liberazione” del corpo del paziente. Ora, questo è parzialmente vero poiché in questi ultimi anni sono stati fatti molti sforzi per rafforzare l’alleanza terapeutica tra medico e paziente (senza dimenticare il fatto che ora a prendere in carico un malato c’è un equipe con diverse sensibilità e non un medico da solo) e poter consentire a quest’ultimo di potersi sentire soggetto di un discorso medico. Secondo Dash l’omeopatia invece è un “sapere” che sa porsi in ascolto del malato, e non lo tratta come l’ennesimo caso. Questa è una visione sbagliata, perché ci sono medici che lottano a fianco del malato e non lo considerano una statistica (poi sarebbe da distinguere magari il lavoro di un oncologo da quello di un chirurgo ortopedico invece che fare, omeopaticamente, un tutt’uno). Ma c’è qualcosa di vero in quello che scrive Dash: l’omeopata si presenta (ma non lo è) come un terapeuta che si dispone in ascolto dell’altro. Prendiamo il caso di Gabriella Mereu e della sua Terapia Verbale, terapia che prende a prestito alcuni concetti della psicoterapia (senza definirsi tale) che vorrebbe far passare l’idea di un rapporto tra paziente e curante. Questi principi vengono però applicati a macchinetta (seguendo uno schema sempre uguale) senza stabilire un vero incontro terapeutico ma solo scimmiottandolo malamente. C’è la storia dei consulti via Facebook, della grafologia e come se non bastasse delle diagnosi affidate alle adepte in base a semplici associazioni verbali. Un malato (di qualsiasi malattia) si sentirebbe davvero “unico” e incluso nel processo terapeutico da una “medicina” che ha questo processo diagnostico in cui uno vale uno e in cui sostanzialmente nessuno vale qualcosa? Io non credo proprio. Non dimentichiamo infine che una terapia deve guarire, la biomedicina lo fa, l’omeopatia no. Gli omeopati possono accusare Big Pharma quanto vogliono ma mentre i farmaci e le terapie biomediche curano i pazienti quelle omeopatiche giovano solo alle tasche dei ciarlatani che spacciano acqua zuccherata (molto molto molto molto poco zuccherata). Quindi tornando alla domanda iniziale, è giusto dire che chi crede nell’omeopatia non sta ragionando in modo logico? Sì. Dirlo allontanerà gli adepti dalla scienza e dalla biomedicina? No, perché sono già lontani. Il problema è chi lo fa per scelta (e siamo un paese libero) e chi invece lo fa a causa di una sofferenza che la biomedicina in certi contesti fatica a riconoscere e ascoltare alla quale è restia ad accostarsi a livello umano.