Opinioni

Un altro grande show di Laura Castelli in Commissione Bilancio

Dopo la favolosa figuraccia al convegno dell’Ordine dei commercialisti e quella, ormai mitica, sul referendum sull’euro, Laura Castelli dimostra di volersi affermare come l’avanguardia comica del governo Lega-M5S con un altro meraviglioso show di cui purtroppo stavolta non ci sono testimonianze audio-video ma che viene raccontato dai giornali: Tommaso Ciriaco su Repubblica e Adalberto Signore sul Giornale sono i testimoni oculari di quanto successo ieri in Commissione Bilancio:

Fa fresco, nella sala riunioni. È una normale seduta. Parla un deputato grillino. Si confonde. A un tratto, per soccorrerlo, interviene Castelli. E si scatena l’inferno. Il più cattivo di tutti è il dem Luigi Marattin. Ex consigliere economico a Palazzo Chigi, ricercatore a Bologna, non fa nulla per mettere a suo agio la viceministra: «Vorrei chiarimenti sulla diminuzione di trasferimenti per circa 2 miliardi alle amministrazioni pubbliche, di cui 800 milioni alle regioni».

Castelli tentenna: «Gli 800 milioni sono effetto di regolazione di conguagli alle regioni a statuto speciale. Sui rimanenti 1,3 miliardi mi riservo di rispondere». Errore, mostra il fianco. I presenti sentono l’odore del sangue. E si scatenano. «Scusi – azzanna D’Ettore – perché ha appena detto che l’evoluzione del quadro macroeconomico ha effetti negativi sulle imposte indirette e positivi su quelle dirette?». «Approfondiremo, mi riservo di rispondere». Altro errore.

laura castelli ordine dei commercialisti - 1
Screengrab via: ANSA

La Castelli, che soltanto qualche giorno fa ha smentito di aver detto di voler “asfaltare” Tria perché non gli dà le deleghe, ieri sembra aver dato una dimostrazione lampante della bontà dei tentennamenti del ministro.

Qualcuno chiede di approfondire la riduzione dei trasferimenti, la grillina inizia a rispondere. «Scusi – la interrompe Marattin – il collega le ha chiesto dettaglio della riduzione dei trasferimenti… lei sta citando un’altra cosa…». Gelo, panico. La riunione sfugge di mano. Più tardi Castelli spiegherà che aveva solo allargato lo spettro della replica, ma in commissione finisce malissimo: «Se è questo l’atteggiamento, allora sto zitta!». I suoi avversari ridono, si danno di gomito.

laura castelli otto e mezzo referendum euro

E non finisce mica qui. Perché Adalberto Signore sul Giornale riferisce anche dell’atteggiamento del deputato leghista, presidente di commissione e collega di maggioranza della Castelli Claudio Borghi:

Pubblicamente, come gli impone il ruolo, cerca di difendere la Castelli, spiegando che il punto «non sono le misure specifiche» ma «i saldi complessivi». Più tardi, però, racconta ai colleghi nel capannello in mezzo al Transatlantico Guido Crosetto, «Borghi è venuto da me e mi ha detto ridendo “facciamo altre due o tre volte così che in Commissione poi ci mandano il viceministro buono, cioè Massimo Garavaglia”».

Che, detto per inciso, è della Lega proprio come Borghi. E a Crosetto replica proprio un deputato del Carroccio: «Povero Garavaglia… Proprio l’altro giorno mi diceva “mica posso fare tutto io”»

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