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«L'aggressione di Casapound per la vignetta satirica fu una spedizione punitiva»

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Le sezioni di Casapound di Viterbo e dei Cimini fanno quadrato attorno a Jacopo Polidori, il ventinovenne leader di Casapound arrestato ieri per l’aggressione ai danni di Paolo, un ragazzo di 24 anni pestato a Vallerano nella notte tra l’11 e il 12 febbraio scorso. La vicenda è nota: la vittima pochi giorni prima aveva condiviso un’immagine satirica che prendeva in giro una recente iniziativa dei fascisti del terzo millennio contro l’invasione degli immigrati.

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Jacopo Polidori [via Facebook.com]

La ricostruzione dei fatti secondo la Procura

Per quel motivo una quindicina di ragazzi, guidati secondo gli inquirenti proprio dal Polidori, ha atteso Paolo fuori da una pizzeria e l’ha brutalmente picchiato colpendolo con calci e pugni e successivamente prendendolo a cinghiate. In seguito al brutale pestaggio la vittima ha riportato fratture guaribili in un mese (tra cui la frattura delle ossa nasali, frattura dell’incisivo inferiore sinistro, escoriazioni sul dorso). Secondo il procuratore capo Paolo Auriemma che ha guidato le indagini si è trattato di «una vera e propria azione punitiva, nel corso della quale gli aggressori hanno ripetutamente intimato alla persona offesa di astenersi, in futuro, dall’offendere in qualsiasi modo il loro movimento politico». Tutte le persone coinvolte, ha precisato Auriemma, appartengono infatti a Casapound che invece nei giorni successivi giocava a fare la vittima e spiegava che

il nostro movimento è stato subdolamente coinvolto in maniera aprioristica, senza prima aspettare l’esito delle indagini, tramite inesattezze ed omissioni le quali tra l’altro stanno venendo pian piano alla luce.

Quello che invece è venuto alla luce dalle indagini conferma la versione della vittima dell’aggressione di stampo fascista che del resto in un’intervista al Messaggero aveva confermato di conoscere le persone che l’hanno picchiato, tutte originarie o residenti della zona:

Sono persone che già conoscevi?
«Quelli che mi hanno picchiato sì: tra Vallerano e Vignanello sono 7 mila abitanti in tutto».

Paolo inoltre raccontava di non essere più uscito di casa la sera. La nota della Procura di Viterbo sull’aggressione di Vignanello prosegue infatti rilevando come le modalità dell’aggressione abbiano ingenerato nella vittima il forte timore di nuove azioni di ritorsione e nuove spedizioni punitive qualora avessero reso testimonianza di ciò che era accaduto.

Deve anche segnalarsi come le indagini effettuate dalla polizia giudiziari su delega di questo ufficio si siano rivelate particolarmente difficoltose, a causa dello stato di forte timore e apprensione che l’azione – per la sua determinazione, per il numero degli autori, per la connotazione violenta e punitiva, per le circostanze in cui si è svolta (di notte ma su una strada pubblica, davanti a numerosi presenti, con ostentata sfrontatezza) – ha ingenerato nella vittima e nei testimoni dell’accaduto, che hanno concordemente riferito di temere nuove azioni di carattere ritorsivo.
Le suddette condizioni hanno certamente influito negativamente sulla libera determinazione delle persone chiamate a rendere dichiarazioni in quanto presenti ai fatti (tutti, peraltro, di giovanissima età)

Jacopo Polidori – che sarà sentito oggi durante l’interrogatorio di garanzia dal Gip Savina Poli che ha emesso l’ordine di custodia cautelare ai domiciliari – oltre ad essere accusato di aver guidato l’aggressione, viene accusato di aver ripetutamente percosso con la propria cintura la vittima dopo che la stessa era già stata colpita violentemente al naso: “Il ragazzo già sanguinava copiosamente, mentre veniva colpito a colpi di cinta da Polidori”, scrive Auriemma. Altri due ragazzi A.P. e L.S. (riporta il sito ViterboNews 24), entrambi maggiorenni, sarebbero invece indagati a piede libero dai carabinieri di Civita Castellana e ieri si sono avvalsi della facoltà di non rispondere agli inquirenti.
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Casapound denuncia le strumentalizzazioni mediatiche

Casapound Italia Viterbo ha pubblicato ieri sera una nota dove i fascisti del terzo millennio si dicono “sconcertati di fronte all’applicazione della misura cautelare dei domiciliari” e dove spiegano che a loro avviso una misura così restrittiva è dovuta alle pressioni dei media sulla magistratura, quasi che i giudici non siano in grado di decidere in perfetta autonomia e codice penale alla mano. C’è inoltre da rilevare che il 9 marzo Polidori, in qualità di rappresentante di Casapound dei Cimini aveva rilasciato un’intervista a Viterbo Post in occasione del corteo antiviolenza organizzato dopo il pestaggio dai sindaci dei comuni limitrofi. Quel giorno Casapound aveva organizzato una contro manifestazione per denunciare un attentato dinamitardo con una bomba carta che aveva lievemente danneggiato il portone d’ingresso della sede di Vallerano. Polidori spiegava che:

Strumentalizzare l’episodio dell’aggressione, con le indagini che erano ancora in corso, senza che nessuno sapesse veramente come era andata la vicenda, e ammantare tutto con il discorso dell’antifascismo ha creato un clima di odio nei nostri confronti che poi si è visto che conseguenze ha prodotto

Riguardo al pestaggio di Paolo, Polidori sosteneva che chi indicava Casa Pound come responsabile dell’aggressione sbagliava perché l’episodio “non era chiaro e definito:

Sono gesti che non dovrebbero accadere ma partire da un qualcosa che non è chiaro e definito e costruirci sopra, nell’arco di tre settimane, movente, sentenze e condanne di matrice politica ce ne passa. Quando accadono fatti del genere le istituzioni dovrebbero placare gli animi invece di fomentarli. Perché sabato su quel palco nessuno, tra le autorità presenti, ha condannato il gesto gravissimo della bomba? Come sempre la violenza politica è solo da una parte. Non ci aspettavamo la loro solidarietà, di cui non ce ne facciamo niente, ma una condanna del gesto, quella sì

Ora però Polidori e agli arresti e quell’episodio poco chiaro appare alla luce delle indagini per quello che è sempre stato: un’aggressione fascista compiuta dalla ventina di aderenti a Casa Pound dei Cimini nei confronti di una persona che li ha riconosciuti. Ciò nonostante Casapound continua a non prendere le distanze dall’accaduto.