Opinioni

Carlo Petrini, gli OGM e la sovranità alimentare

Oggi è Carlo Petrini, fondatore di Slow Food, a spiegarci come stanno davvero le cose sugli OGM (“Anche gli scienziati divisi sugli Ogm: ecco perché all’Italia conviene dire no”, la Repubblica, 5 ottobre 2014).
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«Del resto tutti sanno o dovrebbero sapere, che il mondo scientifico è tutt’altro che concorde su questo argomento».
Tutt’altro che concorde? Ah, la cara e vecchia e desiderabile Arcadia.
«D’altronde questa è la principale caratteristica delle multinazionali che si occupano del nostro cibo (e spesso anche delle malattie correlate, quindi dei nostri farmaci): non si sanno i nomi dei responsabili delle scelte che fanno. Se la fondazione Navdanya prende una posizione, trovare Vandana Shiva è la cosa più semplice del mondo, si fa un numero di telefono e lei risponde di sé e di quel che ha fatto o deciso. Quando invece parliamo di Monsanto, Syngenta, Bayer sembra di parlare di società anonime, non si sa chi c’è, cosa pensa, cosa vuole e che progetti ha, perché non c’è modo di associare un nome a un’azione. Questo, se ci penso bene, non mi piace affatto. Perché in generale un po’ di trasparenza e rintracciabilità, quando si parla di cibo, farebbe piacere, a tutti i livelli, etichette comprese».
Ma la vera ragione deve ancora arrivare: è la sovranità alimentare! Manca solo la fatina dei denti.
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Qui Elena Cattaneo sugli OGM e qui Rampini intervista Shiva. Qui su Slow Food e la pretesa di essere molto più di un’associazione di buongustai.