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La donna che denunciò lo stupro di Chiaia indagata per falso

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Il 25 luglio scorso una donna di nome Camilla ha denunciato – su Facebook – di aver subito uno stupro a Napoli, precisamente a Chiaia. Una violenza brutale commessa – ha raccontato la donna – da tre ragazzi che l’hanno aggredita nell’androne del palazzo cercando di violentarla ma che fortunatamente non ci sono riusciti. La versione dell’accaduto è sembrata da subito confusa, ma non è facile essere lucidi e ricostruire momenti drammatici. In un post la donna sosteneva di aver subito una violenza sessuale mentre in quello successivo di essere stata salvata dal provvidenziale intervento di uno sconosciuto il cui arrivo avrebbe spinto i tre aggressori a desistere.

Camilla Z., la donna violentata a Chiaia che invita le donne ad avere coraggio

Agghiacciante il racconto della violenza. Camilla era scesa per gettare l’immondizia quando è stata assalita da tre sconosciuti: «riuscivo solo a gridare. Sono andati spediti nell’angolo: il primo ha cominciato a violentarmi, il secondo è stato interrotto da un ragazzo che è uscito dall’ascensore e li ha fermati. Volevano farlo partecipare, poi lo hanno colpito alla faccia e se ne sono andati sistemandosi i pantaloni». Dell’identità della donna – che su Facebook usa uno pseudonimo – non c’era certezza e lei stessa aveva annunciato di non voler sporgere denuncia perché tanto era inutile. Questo nonostante dalla sua potesse contare sulla testimonianza del ragazzo accorso in suo aiuto e sulla solidarietà di molte donne. A pochi giorni dalla notizia dell’aggressione la rete di “Nonunadimeno” si era mobilitata con una fiaccolata a sostegno di Camilla.


Anche in assenza della denuncia gli inquirenti hanno iniziato le indagini, Camilla infatti aveva fornito sufficienti informazioni per poter risalire al luogo dello stupro. Ad esempio aveva caricato uno screenshot della prenotazione dell’appartamento su AirBnB dal 20 al 23 luglio ma che la donna aveva esteso di 48 ore fino alla mattina del 25 luglio, stando a quanto scritto su Facebook (il post è delle 2:25 del mattino) la violenza è avvenuta proprio l’ultima notte di permanenza.
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Qualche giorno dopo la donna, della quale la Polizia era riusciti a risalire all’identità, aveva presentato denuncia. Si tratta di una trentasettene siciliana, madre, che di professione fa la Doula e la Mamma di Sostegno per l’allattamento al seno.
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Camilla nel post dove ha caricato la foto della denuncia per mettere a tacere coloro che la accusavano di non voler andare fino in fondo nella sua richiesta di giustizia e di avere un’eccessiva sfiducia nei confronti delle Forze dell’Ordine spiegava di aver allegato i suoi post di Facebook alla denuncia.

La scoperta che lo stupro è stato inventato

Le indagini degli uomini della squadra mobile del vice questore Luigi Rinella e del commissariato San Ferdinando del vice questore Maurizio Fiorillo nel frattempo sono andate avanti. Sono stati analizzati i filmati delle telecamere di sorveglianza presenti nella zona. Sono stati sentiti i condomini del palazzo e la proprietaria dell’AirBnB. Tutti coloro che vengono visti uscire dall’androne del palazzo vengono identificati e interrogati. Non ci sono però i tre giovani autori della presunta violenza e tutti gli altri hanno un motivo per essere lì e un alibi. Inoltre sono stati analizzati i messaggi che Camilla ha scambiato su WhatsApp con la titolare del Bed and Breakfast. In uno di questi la donna scrive «Ho dimenticato di buttare la spazzatura. L’ho mollata vicino alla porta e poi l’ho lasciata lì».
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Una circostanza che è stata confermata dalla proprietaria dell’appartamento che ha effettivamente trovato l’immondizia all’interno. Inoltre nell’androne del palazzo è installata una fotocellula che fa accendere la luce ogni volta che qualcuno passa o sosta al suo interno. Per la Polizia non ci sono dubbi: non c’è stato alcuno stupro e nemmeno il tentativo di una violenza. Ora Camilla è indagata per simulazione di reato.