Politica

Buongiornissimo, Zingaretti!

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I vertici del Partito Democratico battono un colpo nella maggioranza e cominciano a pensare allo strappo dopo essere finiti nella situazione del vaso di coccio tra vasi di ferro (M5S e Italia Viva). E così dopo l’incontro di ieri i retroscena raccontano l’intenzione del PD di dare una scossa al governo. Racconta Claudio Tito su Repubblica:

Gli strappi continui di Matteo Renzi e Luigi Di Maio sono il miglior carburante per alimentare la macchina elettorale della destra salviniana. Il primo si apre continuamente uno spazio tattico per dare ossigeno alla sua Italia Viva. Il secondo si contorce nel timore di essere scavalcato da chiunque sul piano della demagogia e quindi di perdere ulteriormente voti. L’M5S lotta ormai per la sopravvivenza e non per la convivenza. Secondo il leader del Nazareno, dunque, l’alternativa quasi non esiste più. Il pericolo maggiore è arrivare alle elezioni nelle condizioni peggiori. «Ma così – ha ripetuto al vertice di ieri mattina con i ministri – ci si cade comunque».

Il racconto che ha fatto il titolare dell’Economia, Roberto Gualtieri, dell’ultimo scontro apertosi nella maggioranza, ha confermato i sospetti del segretario. «Avete presente la norma sulle auto aziendali? È stato Marattin (deputato renziano che si occupa della manovra, ndr) a chiedermela. Gli ho detto ok e dopo poche ore non solo la mette in discussione ma sul sito di Italia Viva si sono messi a raccogliere le firme per cancellarla». Per Zingaretti, è l’ultima dimostrazione che «mentre la destra si presenta unita a Piazza San Giovanni, noi ci mostriamo divisi in mille pezzi. La prospettiva politica, semmai ci sia stata all’inizio, di certo adesso non c’è più».

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Dall’altra parte della barricata, Tommaso Labate racconta delle paturnie di Zingaretti, finalmente svegliatosi dopo un lungo torpore politico:

Era il tifoso più tiepido dell’operazione Conte, per non dire dell’iniziale contrarietà a varare una maggioranza coi Cinquestelle; e si trova,due mesi dopo, a vestire «i panni del pompiere che deve spegnere tutti i giorni gli incendi che non ha appiccato lui», dicono i suoi, in compagnia di un premier che nel Pd viene ritenuto «l’unico incolpevole» delle cose che non vanno. La riunione finisce con un qualcosa di più della generica messa a verbale che la situazione, per il Pd, non è più sostenibile.

Zingaretti, nel corso della giornata, userà tutte le sue uscite pubbliche per togliere dal mazzo la carta delle elezioni anticipate. Ma quella carta, nel mazzo, c’è ancora. Basta un incidente nella discussione parlamentare sulla legge di bilancio o che naufraghi per davvero l ’alleanza in Emilia-Romagna coiM5S ei l Pd potrebbe davvero cominciare a ingranare la retromarcia. In fondo, basterebbe la certificazione della fine, l’approvazione della finanziaria e un accordo sulla legge elettorale per ritrovarsi, a marzo del 2020, alle elezioni anticipate. A due anni esatti da quelle che hanno dato vita a questo Parlamento.

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