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Beppe Grillo è il padrone del MoVimento 5 Stelle (ma da un grande potere...)

@alessandrodamato|

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«Ma allora sei rientrato mi dicono? Sì sono rientrato»: Beppe Grillo lo dice forte e chiaro sul palco del Foro Italico di Palermo, Roberta Lombardi lo aveva annunciato in un’intervista al Fatto Quotidiano: «Mi aspetto un annuncio importante anche quest’anno. E mi attendo che gli venga dato seguito, da tutti». Il capo politico del M5S ha spiegato che il passo di lato è rientrato: per la morte di Gianroberto Casaleggio, ma soprattutto per i tanti casini scoppiati a Roma con gli scontri tra direttorio, minidirettorio e sindaca.

Beppe Grillo è il padrone del MoVimento 5 Stelle

«Ebbene sì sono rientrato. Prima c’era Gianroberto Casaleggio, lo sentivo cinque volte al giorno, è chiaro che mi manca. Ora sono rimasto io e quindi nessun passo di lato», ha chiarito Grillo. Che ha anche annunciato, poco chiaramente, anche un altro cambio: “Faremo dei regolamenti” e “in tv ci andrà chiunque, chiunque avrà da parlare di un argomento“. Niente più portavoce telegenici, secondo una necessità che sembrava sentita soprattutto dai senatori, visto che per molto tempo sono stati ostracizzati dalla Comunicazione a vantaggio dei deputati. Non molla più il simbolo del M5S al direttorio, come si raccontava fino a qualche tempo fa. E quindi rimane ancora il padrone a tutti gli effetti di un partito nel quale permane, fino ad oggi, la regola dell’uno vale uno ma qualcuno vale come nessuno. Perché dal dicembre 2014 è in vigore un regolamento in base al quale il “capo politico” del MoVimento 5 Stelle (ovvero Beppe Grillo) può decidere, in base a segnalazioni o di propria iniziativa, di sospendere qualcuno dal M5S; l’interessato ha dieci giorni di tempo per presentare controdeduzioni, trascorsi i quali Grillo può espellerlo e ciao; se presenta ricorso, questo sarà esaminato da un comitato d’appello composto da tre membri, due nominati con voto sul blog (Roberta Lombardi e Giancarlo Cancelleri) e uno nominato da Beppe Grillo (Vito Crimi). E a quel punto cosa succede?

Se il comitato d’appello ritiene sussistente la violazione contestata, conferma l’espulsione in via definitiva. Se il comitato d’appello ritiene insussistente la violazione contestata, esprime il proprio parere motivato al capo politico del MoVimento 5 Stelle, che se rimane in disaccordo rimette la decisione sull’espulsione all’assemblea mediante votazione in rete di tutti gli iscritti, la quale si pronuncia in via definitiva sull’espulsione.

Insomma, se i membri del comitato (che si potevano eleggere tra cinque scelti da Beppe Grillo..) trovassero per caso il coraggio di dissentire da Beppe Grillo sull’espulsione del soggetto che il capo politico del M5S ha deciso, ci sarebbe un voto sul blog del tipo “Volete Gesù o Barabba?”. Finora questo comitato d’appello non è mai entrato in scena. Perché, come hanno precisato in lungo e in largo i parlamentari, sul caso Pizzarotti «è tutto in mano a Beppe Grillo», ovvero la procedura si è arrestata dopo la presentazione delle controdeduzioni alla sospensione. L’interessato aveva tempo dieci giorni per presentarle, ma nel M5S uno vale talmente uno che il capo evidentemente non ha un limite di tempo per decidere cosa fare dopo la presentazione delle controdeduzioni. Può attendere quattro mesi, come nel caso del sindaco di Parma, senza far sapere cosa succede. Uno vale poco, anche se l’hanno eletto i cittadini. E come mai il caso Pizzarotti è in questa situazione di stallo?
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Ma da un grande potere derivano grandi responsabilità (anche economiche)

Il problema è che

Il post di Beppe Grillo che annunciava il voto per statuto e regolamento del M5S

I predatori del regolamento perduto

Quella procedura si è interrotta senza spiegazioni. C’è chi – nel libro di Marco Canestrari e Nicola Biondo – ha raccontato di un litigio tra Grillo e Davide Casaleggio per la pubblicazione di quel post che sarebbe stata inopportunamente anticipata. Ma questi sono dettagli. Il punto è che nemmeno durante Italia5Stelle, e a differenza di quanto era stato in qualche modo sussurrato, si voterà sulle modifiche al regolamento. La sentenza del Tribunale di Napoli che dopo quello di Roma ha dato ragione ai ricorsi degli espulsi, ha messo in difficoltà i vertici pentastellati costretti a rivedere le proprie norme interne. Soprattutto per le espulsioni, come spiegava qualche tempo fa Ilario Lombardo sulla Stampa:

Il capitolo più delicato resta quello delle epurazioni. Non è sicuro che le nuove regole avranno valore retroattivo sulle passate espulsioni. Grillo lo sa bene e ha intuito quali potranno essere le conseguenze, soprattutto economiche. Con centinaia di espulsi con cui fare i conti, i ricorsi potrebbero essere a valanga, e i risarcimenti pure. E neanche a lui sarà sfuggita la voce di parlamentari e attivisti pronti a chiedere i danni. «Ragazzi – è il senso del suo ragionamento – sono io che ci vado di mezzo, è a me che chiederanno i risarcimenti». Il comico, che già ha speso tanto, in soldi e in sforzi personali, per il Movimento, non vuole rimetterci più di tasca propria. Ecco perché ha chiesto una revisione del proprio ruolo di leader. Oggi Grillo è garante delle regole del Movimento e presidente dell’Associazione da cui origina il M5S registrata nel 2013 davanti a un notaio di Cogoleto.

beppe grillo garante m5s
Secondo quanto si raccontava all’epoca, la titolarità legale e le responsabilità normative sarebbero dovute passare all’Associazione Rousseau, a cui sarebbe dovuta finire anche la proprietà del simbolo. Ma tutto questo meccanismo per ora è stato sospeso, in attesa di regolare discussione e votazione dell’assemblea degli iscritti. Ad oggi quindi, con alcuni degli espulsi pronti a chiedere 150mila euro e qualcuno deciso a puntare molto più in alto, chi dovrà pagare in caso di sconfitta in tribunale? E con i soldi di chi? Da un grande potere derivano grandi responsabilità.