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Beppe Grillo: la lettera al Corriere su Vendola e l'utero in affitto

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Anche Beppe Grillo ha voluto partecipare al dibattito su Nichi Vendola e la maternità surrogata, e l’ha fatto con una lunghissima lettera al Corriere da cui si capisce che lui è contro “le vite low cost” e la logica del “lo facciamo perché è possibile”.

Beppe Grillo: la lettera al Corriere su Vendola e l’utero in affitto 

Da vero uomo d’altri tempi, Grillo si sarebbe spaventato anche per l’invenzione dell’aereo («sono contro i viaggi low cost e la logica del ‘voliamo perché è possibile’») e, se fosse vissuto all’età della pietra, forse avrebbe nutrito remore e perplessità anche nei confronti della ruota («sono contro i trasporti low cost e la logica del ‘portiamo perché è possibile’»). La lettera è un coacervo di argomentoni del tipo “e allora i marò?”:

Mentre confondiamo l’economia con la finanza ancora peggio ci comportiamo, anche nel nostro intimo, quando confondiamo quelli che adesso mi permetto di chiamare diritti intimi! Come la paternità, la maternità e l’amore. Sento utilizzare la parola amore in modo talmente pressappochista da provare un dolore, intenso, che nessuna forma di ironia può risolvere. È veramente possibile che si blateri di amore e diritti intimi pensando a Vendola proprio mentre stiamo dimenticando chi ha messo al mondo noi? Mi riferisco a quelli che chiamiamo anziani, quelli che stiamo dichiarando inutili senza neppure più arrossire!

Vi pare giusto pensare al bimbo di Vendola mentre gli anziani muoiono di fame? Oppure: visto che esistono i droni, vi pare giusto l’utero in affitto? Ma soprattutto: vi pare giusto parlare d’altro mentre si discute di un argomento al solo scopo di allungare l’articolo e arrivare a usare tutto lo spazio che mi hanno dato?

Forse uccidere a distanza degli esseri umani provoca una gioia che io non ho alcun diritto di criticare. Se tutto è possibile, uccidere giocando è diventata una realtà prima che nasca la perversione giusta per gioirne. Quanto è lontano Nichi Vendola da quello che sta succedendo nel mondo reale per permettersi di comportarsi con una majorette che rotea strane mazze colorate guidando un corteo di pareri in svendita. C’è qualcosa del concetto di utero in affitto che mi spaventa. E non ha nulla a che fare con l’omosessualità oppure l’eterosessualità; mi spaventa la logica del «lo facciamo perché è possibile»: un po’ com’è diventato facile attaccare tutto alla bolletta della luce.

Poi ritorna sul low cost, assolutamente a sproposito e all’argomentazione “e allora i marò?”, stavolta usando chi si suicida per debiti:

Nessuno vorrà spiegare perché stiamo vivendo nel mondo del precotto low cost delle idee, dei riferimenti morali e della gioia. Scandalizzarsi perché qualcuno trova buffo Vendola ma non dice nulla — oppure dimentica apposta — quello che sta succedendo a chi si suicida per un debito mi spaventa. Insieme a quelle definizioni strane: utero in affitto, soldato, sacrificio, insostenibilità, abbandono… Tutti rinchiusi e allontanati dalla vista mentre si chiacchiera pensando soltanto se ci si è sbiancati a sufficienza i denti da mostrare nell’ennesimo talkshow.

MATERNITA SURROGATA DOVE COME grillo utero in affitto
Maternità surrogata, dove e come (La Stampa, 14 febbraio 2016)


Cos’è la maternità surrogata

Se invece volete davvero informarvi su quanto accaduto e sulla maternità surrogata non comprate il Corriere per leggere l’articolo di Grillo e i massimi sistemi. Leggete uno dei tanti articoli che parlano del fenomeno. Ogni anno, attraverso un milione e mezzo di trattamenti in laboratorio nascono 350 mila bambini e il paese che ha il maggior numero di centri specializzati è l’Italia (oltre 200 contro i 107 della Francia). Negli Stati Uniti il ricorso alla gestazione per altri costa mediamente 140 mila dollari. Per maternità surrogata non commerciale si intende quella altruistica, in cui le gestanti non possono essere pagate anche se sono previsti rimborsi. In quella commerciale, invece, le gestanti sono pagate. Al di là di questi pagamenti diretti, i costi includono spese mediche e legali. I costi indicativi illustrati dall’infografica ci dicono che negli USA la cifra che si va a spendere si trova intorno ai 140mila euro, in Canada 90mila, 30 in India e Nepal, 40 in Russia, tra i 40 e i 60mila euro in Grecia. L’india è il paese in cui esistono più cliniche dedicate: circa 30 centri specializzati; una decina sono in Ucraina.  Il problema principale della maternità surrogata è infatti tornare in Italia con il bambino. Perché se è vero che nel nostro paese questa pratica è vietata  e quindi chi vi ricorre in Italia commette un reato la questione è leggermente diversa quando si va all’estero. Se il figlio di una coppia italiana nasce all’estero è obbligatorio recarsi presso la nostra ambasciata per poter effettuare un passaporto provvisorio per poter rientrare in Italia ed effettuare l’iscrizione all’anagrafe. Per le coppie che hanno avuto un figlio da una madre surrogata il problema è che per il paese straniero il figlio è a tutti gli effetti loro figlio (viene rilasciato un regolare certificato di nascita dove viene attestata la paternità e la maternità del bambino) ma dal momento che in Italia questo “tipo di nascita” non è previsto (anzi è vietato) i genitori che dichiarano che il figlio è loro ed è nato all’estero commettono un reato. Non quello di aver fatto ricorso all’utero in affitto ma quello di aver dichiarato il falso, nella fattispecie il reato di falsa attestazione all’ufficiale di stato civile. Questa non è una mera ipotesi ma è un dato di fatto suffragato da diverse sentenze dei tribunali italiani (ad esempio questa e questa) dove i giudici hanno stabilito che le coppie che ricorrono alla maternità surrogata all’estero non commettono un reato legato al ricorso all’utero in affitto ma al fatto di aver dichiarato il falso al momento dell’iscrizione all’anagrafe italiana del figlio. Questo problema riguarda tanto le coppie omosessuali quanto quelle eterosessuali e – sorpresa – non è affatto toccato dal DDL Cirinnà che non prevede alcun tipo di sanatoria “speciale” per le coppie omosessuali.