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La patata bollente di Lannutti, Lezzi & C: i senatori cacciati tornano nel gruppo M5S ma c’è chi non vota la fiducia

Il Consiglio di garanzia del Senato ha dichiarato nullo il provvedimento di espulsione di 6 parlamentari dal gruppo del Movimento 5 Stelle, tra i quali Barbara Lezzi ed Elio Lannutti, avvenuto lo scorso febbraio per opera dell’allora reggente Vito Crimi per rispondere alla loro decisione di votare “no” alla fiducia al nascente governo Draghi

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Sei senatori del Movimento 5 Stelle, espulsi lo scorso 18 febbraio dall’allora reggente Vito Crimi perché contrari alla fiducia al nascente governo Draghi, saranno reintegrati nel gruppo parlamentare. Lo ha stabilito il Consiglio di garanzia, l’organo di appello di palazzo Madama, presieduto da Luigi Vitali di Forza Italia. Tra i rientranti anche due “big” come l’ex ministra per il Sud Barbara Lezzi e il “veterano” – già parlamentare con l’Italia dei Valori – Elio Lannutti. Insieme a loro anche Rosa Silvana Abbate, Luisa Angrisani, Margherita CorradoFabio di Micco.

La decisione che reintegra Lezzi e i 5 “dissidenti”

La decisione è stata presa perché il M5s, differenza di tutti gli altri gruppi parlamentari, non prevede il doppio grado nei provvedimenti disciplinari. “Abbiamo preso in esame un’ordinanza delle sezioni unite della Cassazione – spiega Vitali – a seguito del ricorso fatto da un senatore espulso che si era rivolto al tribunale di Roma, il tribunale però si era dichiarato incompetente. Oggi abbiamo detto che la natura giuridica del gruppo parlamentare è assimilabile a quella di un’associazione privata e in quanto tale soggetta a dei principi previsti anche dalla Costituzione. L’espulsione in sé per sé era un atto regolare, quello che mancava era un grado di appello alla sanzione disciplinare”.

Barbara Lezzi: “Sempre ritenuta ingiusta l’espulsione”

“Ho sempre ritenuto ingiusto l’allontanamento dal gruppo – ha commentato Barbara Lezzi – in quanto, in osservanza dello statuto vigente in quel momento, avevo richiesto che venisse rifatta la votazione in cui si chiedeva se sostenere o no il governo Draghi con tutti dentro compresi Salvini, Renzi e Berlusconi”. Il reintegro suo e degli altri 5 “dissidenti” non cambia gli equilibri parlamentari: continueranno a stare all’opposizione, pur stando nel gruppo M5s. “Osserverò principi e valori che mi hanno permesso di rivestire il ruolo di Senatrice – prosegue Lezzi – compresi quelli di non concedere la fiducia ad un governo Draghi ma di valutare i provvedimenti nel merito e concorrere all’approvazione solo se aderenti alle esigenze dei cittadini”. Stessa posizione di Lannutti: “Per me oggi è una giornata triste, non festeggio quelli che hanno massacrato il M5s, che si assunsero la decisione di espellerci dal Movimento. Certamente continuerò a non votare la fiducia al governo Draghi”.

Lo scetticismo di Vito Crimi

Ad espellerli fu Vito Crimi, che all’Adnkronos ha commentato così la vicenda: “È davvero assurdo politicamente, oltre che impraticabile per come è organizzato il Senato, che possano coesistere maggioranza e opposizione, non occasionale ma stabile, nello stesso gruppo parlamentare. L’adesione prevede l’accettazione del Codice etico che prevede l’obbligo di conformarsi alle decisioni dell’assemblea degli iscritti cosa che i senatori non hanno fatto”. La stessa cosa potrebbe verificarsi ora alla Camera, con il Consiglio di giurisdizione di Montecitorio che deciderà sul ricordo presentato dalle deputate Corda, Spessotto e Termini.