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L'evitabile attacco di "Libero" a Luciana Littizzetto per le sue parole su donne e guerra in Ucraina | VIDEO

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Littizzetto monologo ddl Zan

Chi poteva criticare il discorso sul maschilismo legato alla guerra fatto da Luciana Littizzetto se non “Libero”? Più precisamente, Giovanni Sallusti, solo omonimo del più noto direttore de “Il Giornale” Alessandro.

L’evitabile attacco di “Libero” a Luciana Littizzetto per le sue parole su donne e guerra in Ucraina

Nel mirino la performance con cui la comica torinese si è esibita domenica sera a Che Tempo che Fa e, in particolare, una riflessione sulla mancanza delle donne tra gli attori della guerra in Ucraina voluta dalla Russia.

“Va bene che l’umorismo è anzitutto sentimento del contrario – scrive Sallusti –  per stare a Pirandello, ma Luciana Littizzetto che si lancia in analisi geopolitiche è troppo, una scena che non avrebbe immaginato nemmeno il grande drammaturgo. Qualche battuta tra il prevedibile e l’innocuamente volgarotto, qualche lacrima facile ma sostanzialmente giusta quando ha letto la sua lettera ai ragazzi al fronte, il consueto compitino. Ma è nel momento didattico, come al solito, che scivola il comico, se non è Charlie Chaplin. E infatti lei, volendo entrare diretta nella tragedia ucraina, non ci ha rifilato il Grande Dittatore, ma piuttosto un pistolotto buono per nominare i genitali, e per sostenere la tesi seguente. La guerra è colpa del dannato fallocentrismo imposto al mondo da quella dannata creatura che è il maschio (bianco caucasico, perdipiù). Partendo infatti dall’assioma che ‘è un guerra solo di maschi’, la Littizzetto ha mostrato la vignetta di un disegnatrice spagnola molto ripresa sui social dalla gente che piace”.

A sinistra dell’immagine infatti c’era l’opera di Courbet “L’origine del mondo”, che mostra l’organo sessuale femminile, mentre a destra, un corpo maschile con il rispettivo organo, “L’origine della guerra”. “Al tavolo delle trattative non ci sono donne”, ha detto Littizzetto. “Lucianina questo fa – continua Sallusti – replica il Banalmente Corretto (l’avverbio Politicamente sarebbe troppo) in prima serata, dà la stura alla retorica più elementare, quella che riduce una persona al suo sesso, e il sesso maschile alla violenza”.