Economia

A chi va il tesoretto

Il Messaggero apre oggi con l’annuncio su a chi andrà il tesoretto di Matteo, ovvero il bonus da 1,6 miliardi rimediato aumentando il deficit per il 2015 e con la maggior crescita:

Ma il punto centrale al quale Palazzo Chigi in stretta connessione con il Tesoro lavora, è dare una risposta alla povertà più estrema. Sul tavolo resta sempre l’idea di rafforzare l’Asdi, la nuova assicurazione «di ultima istanza» contro la disoccupazione. Un assegno di circa 500 euro al mese erogato per sei mesi ai disoccupati che hanno già usufruito di tutti gli altri ammortizzatori sociali e sono in una situazione grave di indigenza. Il sussidio riguarderebbe soprattutto le categorie di ultracinquantenni vicini alla pensione, magari con figli a carico e con dei redditi Isee molto bassi.

E quindi i beneficiari saranno le famiglie povere:
 

Per il momento la misura dell’Asdi, che sarà operativa dal prossimo primo maggio, la festa dei lavoratori, è stata finanziata nei decreti del jobs act con una somma di 200 milioni di euro. Fondi sufficienti a coprire al massimo 60mila persone. Ogni 100 milioni di euro di maggiore stanziamento permetterebbero di coprire altre 30 mila persone. Se tutto il miliardo e seicento milioni fosse impiegato a questo scopo, la copertura del reddito minimo potrebbe arrivare a oltre mezzo milione di persone. «Non c’è nessuna decisione», ha spiegato ieri anche il ministrodel lavoro Giuliano Poletti, aggiungendo che il premier Renzi «ha detto molto chiaramente che nelle prossime settimane approfondiremo questo tema». L’orientamento generale è «riferibile alle problematiche sociali più acute», ha aggiunto il ministro e tra queste «persone che non hanno il lavoro, famiglie povere con piùfigli» e anche «chi perde il lavoro ed è avanti con l’età e non arriva al pensionamento».

tesoretto matteo renzi
Come si forma il tesoretto di Renzi (La Repubblica, 11 aprile 2015)

Un tesoretto che Fabrizio Forquet sul Sole 24 Ore definisce un’arma di distrazione di massa:

Con dati occupazionali che restano al minimo storico e una produzione industriale che continua a deludere, dovrebbe essere chiaro a tutti che è tempo di serietà e non di distrazioni. Tanto meno di armi di distrazioni di massa per distogliere l’attenzione della pubblica opinione dai nodi veri dell’economia e dell’azione di governo.
È allora opportuno che il governo spari nel dibattito pubblico la questione del “tesoretto”? E c’è davvero un “tesoretto” da spendere nelle pieghe del nostro bilancio pubblico? La risposta è no, no secco, su entrambe le domande.

Ovvero:

Un bilancio che per quest’anno vede affidati 5,2 miliardi di tagli alla difficile trattativa con gli enti locali e le Regioni, che conta su 3,3 miliardi di lotta all’evasione tutti da realizzare, che confida in un via libera tutt’altro che scontato della Ue su 1,7 miliardi frutto di split payment/reverse charge e, non ultimo, deve ancora trovare circa un miliardo di euro per la bocciatura della Robin tax da parte della Corte costituzionale.
Come si fa a parlare di “tesoretto” da distribuire davanti a tutto questo? Di questo gruzzolo di 1,6 miliardi, che poi tanto gruzzolo non è, che si sarebbe improvvisamente materializzato all’interno del bilancio? Di fronte a tante emergenze sarebbe il caso di tenerlo da parte quel tesoretto, anche se fosse davvero disponibile.
Ma quel che è peggio è che quei soldi proprio non ci sono. Quei soldi sono un deficit. Sono il differenziale, indicato nel Def, tra l’obiettivo programmatico di un rapporto deficit/Pil a 2,6% e un tendenziale di 2,5%. Da qui quello 0,1% di Pil che si potrebbe spendere. Ma è tutta roba di carta, numeri astratti e potenziali.
Quella franchigia, in sostanza, si determina sulla base di un aumento del Pil che il Governo stima superiore a quello che era stato precedentemente previsto e di tassi di interesse in declino. Una previsione, dunque, non un dato di fatto. Il governo stima che cresceremo quest’anno non più allo 0,6 ma allo 0,7%. Una previsione anche prudenziale, dicono al Tesoro. Ma è pur sempre una previsione. Ed è bene ricordare che nell’ultimo decennio tutte le stime sul Pil effettuate dai governi nel Def/Dpef – sempre prudenziali per carità – sono state inesorabilmente riviste al ribasso al momento del consuntivo di fine anno.

Leggi sull’argomento: Il tesoretto di Matteo