Politica

L'imbarazzo triste del PD per il dietrofront sulla Stepchild Adoption

monica cirinnà telefonata di Di maio

Ieri tutti pronti a difendere la Stepchild Adoption. Oggi tutti pronti a dire che abbandonare la Stepchild Adoption alla fin fine è una buona idea. Molti dei politici del Partito Democratico che in questi giorni si erano spesi per la legge sulle Unioni Civili hanno fatto dietrofront dopo le parole del premier Matteo Renzi. E oggi si trovano a spiegare in maniera di certo imbarazzante e forse anche un pochino imbarazzata come mai hanno cambiato opinione proprio in concomitanza con il segretario.

Anna Paola Concia cambia idea su L’Unità

Il caso più interessnte è quello di Anna Paola Concia. L’ex parlamentare PD attualmente “donna d’affari” – come recita la sua pagina Facebook – domenica aveva firmato l’appello dei 400 intellettuali ad approvare subito la legge Cirinnà con la Stepchild Adoption. Come se niente fosse, dopo il discorso di domenica di Renzi all’Assemblea del PD, ha firmato un articolo sull’Unità per sostenere la tesi contraria e dice che quello della SA è un sacrificio necessario:
anna paola concia stepchild adoption
Ma nei commenti è evidente che la giravolta della Concia non è stata granché convincente. «Penso che il sacrificio della Stepchild sia una sconfitta, perché la legge già così com’è è misera, ma possiamo buttarla giù con storie del tipo “Si, vabbeh, ma siamo in Italia, che ti aspettavi” (fastidiosissime), però senza neanche l’articolo 5 questo compromesso al ribasso diventerebbe quasi denigratorio nei confronti delle famiglie omo genitoriali di oggi e di domani. Senza contare che una vicenda per cui gente come Adinolf si compiace non può essere la strada giusta da seguire», le scrive Edoardo. «Ma quale sacrificio necessario? No! Non sono d’accordo! É un ddl da approvare così come è stato partorito in origine, peraltro moderato e giusto. Quello che sta accadendo invece é un meschino compromesso. Siamo merce di scambio tra partiti e i diritti civili così sono andati a farsi benedire!», aggiunge un altro utente. « Non sono d’accordo. Se dovete eliminare una parte della legge che tutela i bambini, italiani e futuri contribuenti, viene meno il vostro impegno. Che sia il Vietnam o no è il momento di farlo e passare avanti. Una volta e per sempre», chiude Valentina.

Monica Cirinnà e l’abiura alla Giordano Bruno

La Cirinnà invece, dopo aver insistito per giorni sulla questione dei troppi emendamenti, oggi dice che non è una questione di troppi emendamenti:

“Chi chiede di venire in aula a votare escludendo il maxiemendamento del governo -sottolinea- deve sapere che non è una questione numerica di emendamenti (sono circa 500) ma di merito. In particolare di quelli che saranno sottoposti al voto segreto”.

E, per concludere il capolavoro, sostiene che il PD avrebbe rischiato sulla tutela dei diritti sociali come la reversibilità a causa dei voti segreti per colpa della stepchild adoption e della radicalizzazione dello scontro che il PD ha deciso di evitare in tutto e per tutto:

“Poiché il cuore della legge risiede negli articoli 2 e 3 esporre alle imboscate del voto segreto il riconoscimento di diritto pubblico della coppia, la tutela dei diritti sociali (ad esempio la reversibilità) è un rischio troppo grande. Cosa accadrebbe se sulla scacchiera dovessimo perdere, a voto segreto, i pezzi principali come la regina, la torre e l’alfiere? Non si può giocare con la vita e diritti delle persone”.
“Sono certa che la volontà del governo, con il quale ho lavorato in modo strettissimo in questi due anni sia quello di mantenere gli impegni presi con migliaia di cittadini e le loro famiglie e per riportare l’Italia in Europa sul tema dei diritti. Aspettando di vedere il testo del maxiemendamento, che spero sia rispondente ai punti fondanti del ddl, mi auguro che il Parlamento voglia al più presto portare a conclusione questa partita che coinvolge il futuro di tanti cittadini che ancora non possono dirsi pienamente tali”

E ci si domanda se questa Monica Cirinnà sia la stessa che ieri ha pubblicato sulla sua pagina Facebook l’appello dei quattrocento che chiedevano l’approvazione della legge intatta, così com’era.
monica cirinnà
Quell’appello, sì, proprio quell’appello che diceva che accorgersi di un’ingiustizia e correggerla a metà significa perpetuarla. E che chiedeva di approvare la legge Cirinnà nella sua completezza.
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Giuditta Pini e la questione di fiducia

Giuditta Pini, che si era invece battuta come una leonessa nei giorni scorsi anche per spiegare le questioni tecniche sul voto al Senato è molto più sincera e onesta nello spiegare l’evidente contraddizione in cui è caduto oggi il Partito Democratico nell’accettare la decisione di Renzi, legando il no al canguro all’accordo ormai saltato con i 5 Stelle.
giuditta pini
La Pini non sembra per niente entusiasta di quanto accaduto e soltanto per questo già dimostra di essere più coerente di tanti altri.

Ivan Scalfarotto, quello che stava nelle mani dei 5 Stelle

Ivan Scalfarotto, che aveva invece detto ad Airola che si sentiva “nelle mani dei 5 Stelle”, ha persino il coraggio di fare l’incazzato dicendo che ha paura di un altro scherzetto del M5S. Posizione pienamente comprensibile, visto che poro Scalfarotto è arrivato la settimana scorsa in politica, è andato a dire ad Airola di essere nelle sue mani e quindi adesso ha tutto il diritto di cazziare gli altri perché vogliono fidarsi dei grillinAH NO SPE. 
ivan scalfarotto
E infatti anche lui nei commenti sta riscuotendo il consueto successone:
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