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Fase 2 dal 27 aprile: le regole per le Regioni per riaprire prima del 4 maggio 

La riorganizzazione della fase 2 terrà conto di tutti i suggerimenti che provengono dai vari gruppi di lavoro (si tratta di appena 15 task force con la miseria di 450 componenti) e saranno inseriti nel decreto del governo. Per garantire il rispetto delle norme aziende e negozi dovranno compilare un modulo che autocertifica il rispetto delle prescrizioni

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Mentre il piano nazionale per la fase 2 dell’emergenza Coronavirus SARS-COV-2 scatterà il 4 maggio, le Regioni che vorranno sbloccare già il 27 aprile (ovvero lunedì prossimo) le aziende del settore auto, edile e moda  dovranno garantire di avere a disposizione ospedali Covid e luoghi dove tenere in quarantena i positivi. Questa, scrive oggi il Corriere della Sera in un articolo a firma di Monica Guerzoni e Fiorenza Sarzanini, la condizione del governo che nel frattempo sta lavorando sulle tabelle INAIL per la sicurezza dei lavoratori.

Fase 2: le condizioni per le Regioni e le deroghe dal 27 con regole di sicurezza

Il quotidiano spiega che negozi e aziende avranno l’obbligo di autocertificarsi per dimostrare di essere in regola con le nuove norme per il contenimento del contagio. Poi scatteranno i controlli e chi non si sarà adeguato rischia la sospensione della licenza o la chiusura dell’attività.

Entro questa settimana il presidente del consiglio Giuseppe Conte dovrebbe annunciare le linee guida in modo che tutti possano adeguarsi. Gli scienziati avrebbero suggerito di sottoporre un campione di cittadini a un test psicologico per verificare quanto tempo ancora siano in grado di sopportare il lockdown. Uno strumento che servirà anche a modulare i prossimi messaggi pubblici e le successive scelte. Soprattutto per garantire quella tenuta sociale che ha finora retto ma che dopo un mese e mezzo rischia di vanificare quanto fatto finora.

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I settori produttivi per classe di rischio (Il Messaggero, 18 aprile 2020)

Il Corriere aggiunge che la riorganizzazione della fase 2 terrà conto di tutti i suggerimenti che provengono dai vari gruppi di lavoro (si tratta di appena 15 task force con la miseria di 450 componenti) e saranno inseriti nel decreto del governo. Per garantire il rispetto delle norme aziende e negozi dovranno compilare un modulo che autocertifica il rispetto delle prescrizioni imposte su dotazioni dei dispositivi di sicurezza personale, sanificazione, presenza del medico e tutte le altre regole che saranno diversificate a seconda delle filiere. Dovranno essere in ogni caso garantiti turni diversificati per i lavoratori e privilegiato lo smart working.

Per i bar e i ristoranti la riapertura appare ancora lontana rispetto all’inizio della fase 2. Le tabelle Inail assegnano infatti a questi luoghi di ritrovo un livello di rischio elevato. Dunque si sta valutando la possibilità di concedere — oltre alle consegne a domicilio che già vengono effettuate — il servizio da asporto. In questo caso l’ingresso sarà scaglionato,così come già avviene per tutti gli altri negozi già aperti, e calcolato sulla base della metratura dei locali. La misura rimane quella di 40 metri quadri fissata nell’ultimo decreto dove possono entrare due dipendenti e un cliente.

Anche per i trasporti ci saranno regole diversificate, ma non sarà possibile alcun tipo di affollamento. Anche per questo si pensa di tenere aperte le zone a traffico limitato per favorire il trasporto privato.

La ripartenza in sicurezza e le integrazioni del codice ATECO

Il Messaggero invece annuncia una cabina di regia che si terrà mercoledì tra governo, Enti locali, parti sociali, Comitato scientifico, task force di Vittorio Colao. Dove all’ordine del giorno non ci sarà un ulteriore Dpcm, ma le linee guida per «la ripartenza in sicurezza» ed eventuali integrazioni al codice Ateco delle attività consentite, decise dai ministri Roberto Gualtierl (Economia) e Stefano Patuanelli (Sviluppo) che non esclude una road map regionale delle riaperture, ma sulla base del piano nazionale.

Anticipare al 27 aprile non è comunque facile. Non è perciò escluso – spiegano a palazzo Chigi – che tutto resterà sbarrato fino al 4 maggio. Per riaprire, le industrie, i cantieri e i settori individuati in base all’indice di rischio del l’Inail, dovranno infatti adeguarsi alle linee guida”: sanificazione, mascherine, guanti, distanza sodale, misurazione della temperatura e della saturazione. E le aziende devono poter avere il tempo per strutturarsi in modo per rispondere alle linee guida. Come i Comuni e le Regioni dovranno garantire un potenziamento dei trasporti pubblici locali, in modo da evitare il sovraffollamento su bus e metro, cui potrà contribuire anche uno scaglionamento dell’orario di inizio delle attività. Principi validi a maggior ragione dopo il 4 maggio, quando la quasi totalità delle imprese torneranno operative, privilegiando quanto più possibile lo smart working. E’ poi molto probabile che la ripartenza sarà modulata Regione per Regione in base all’andamento dell’epidemia sul territorio e alla situazione nel Covid-Hospital.

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Le nuove regole per la fase 2 (Corriere della Sera, 17 aprile 2020)

Dopo il 4 maggio dovrebbero essere riaperti i parchi e consentite le attività all’aperto, come il jogging da soli o il tennis in singolo. Resteranno però i limiti alla mobilità: fino a giugno le persone più anziane dovrebbero o restare a rasa e le visite tra parenti avvenire indossando le solite mascherine e guanti. Ci saranno regole standard per i negozi: «Per locali fino a quaranta metri quadrati può accedere una persona alla volta, oltre a un massimo di due operatori. Oltre i 40 metri quadri l’accesso sarà regolamentato in funzione degli spazi disponibili, differenziando,ove possibile, i percorsi di entrata e di uscita». L’erogatore del disinfettante dovrà essere sistemato alle casse. La pulizia dovrà essere programmata prima dell’apertura e durante la pausa. I dipendenti dovranno indossare la mascherina, i clienti che acquistano generi alimentari dovranno utilizzare i guanti.

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