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Zingaretti: se Renzi fa cadere il governo al voto con Conte candidato premier

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Ieri abbiamo parlato del retroscena lisergico della Stampa in cui si raccontava di un fantomatico piano di Matteo Renzi per fare Di Maio premier al posto di Giuseppe Conte. Oggi di nuovo il giornale di Torino, in un pezzo a firma di Carlo Bertini, ci racconta che Nicola Zingaretti è pronto a stoppare il piano con una contromossa di quelle che Frank Underwood lévati proprio:

«Se Renzi tenta il ribaltone per sostituire il premier, sarò io a portare il paese ad elezioni», ha già fatto sapere Nicola Zingaretti a chi nel M5S frequenta le stanze di Palazzo Chigi. «E sarò io a lanciare come candidato premier Giuseppe Conte, perché è lui che vincerebbe di sicuro la sfida con Salvini». Questa la contromossa studiata dal segretario Dem, già rimbalzata tra i vertici Pd e 5Stelle dopo la cena con Luigi Di Maio della settimana scorsa. Una precisa strategia di dissuasione quella di Zingaretti, che mette in conto un rapido precipitare della situazione dopo il varo della manovra.

matteo renzi giuseppe conte

Pare, nonostante il rischio forte di un caso di omonimia, che si tratti dello stesso Zingaretti che invocava “discontinuità” all’epoca delle trattative per la formazione di un governo M5S-PD, puntando proprio su un nuovo nome a Palazzo Chigi.

Lo stesso Conte conosce lo scenario, da quando gli hanno fatto sapere – come riportato ieri da La Stampa – di un sms con cui Renzi ricordava di aver fatto cadere Letta con soli dieci deputati, implicita minaccia di poter ripetere a maggior ragione il copione con cinquanta parlamentari. Se fosse dunque vera la voce, ritenuta fondata al Nazareno, che Renzi abbia già fatto annusare a Di Maio un’offerta di premiership dopo la eventuale defenestrazione di Conte, quale miglior antidoto di una candidatura a premier di quel Giuseppe Conte che lo stesso Di Maio ha fortissimamente voluto a Palazzo Chigi? Come “conditio sine qua non” per formare il governo col Pd? Del resto è pure Dario Franceschini a fornire un indizio quando dice che «non è pensabile una sfida alle urne Renzi-Salvini». Così come un altro indizio è la fretta di cambiare lo statuto Pd, separando i ruoli di segretario e candidato premier, proprio per poter scegliere un altro condottiero. Modifica statutaria magari sancita con un congresso in primavera, che sancisca la nuova alleanza con M5S: tanto più necessario in caso di voto anticipato.

 

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