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"Le polemiche sul romanesco? Alle gente normale non frega nulla", Zerocalcare risponde alle critiche per il "suo" dialetto

neXt quotidiano|

Zerocalcare

L’hanno buttata in caciara, utilizzando la sua serie – pubblicata su Netflix – per dare il via libera alla caciara sul dialetto romanesco per andare a colpire un presunto “romanocentrismo” in Italia. E a tutte queste “accuse” ha voluto rispondere, a modo suo, Zerocalcare. La sua “Strappare lungo i bordi” ha ottenuto una valanga di applausi e complimenti per aver raccontato – attraverso i disegni di Michele Rech – una porzione di vita in cui molti si sono riconosciuti. Un’empatia naturale che, però, ha trovato anche alcune critiche.

Zerocalcare risponde alla caciara sul suo dialetto romanesco

Intervistato dal quotidiano romano Il Messaggero, il fumettista ha voluto rispondere “papale papale” a tutte le assurde polemiche che sono divampate sui social (da una minoranza) e che ha trovato spazio anche attraverso “pareri autorevoli” su giornali e siti di informazione:

“La serie la si può criticare per mille motivi: può essere brutta, può essere che la mia recitazione sia inadeguata. Ma la questione del romanesco è ridicola, non vale nemmeno la pena discuterla. Chiunque sia capace di andare a fare la spesa da solo è in grado di capire Strappare lungo i bordi. Le altre persone o sono in malafede, o hanno bisogno di un pretesto per andare sui giornali”.

Non fa particolari riferimenti a determinati personaggi che, negli ultimi giorni, hanno dedicato editoriali e peana alla disputa sul “troppo romanesco” in quella serie tv a fumetti. Ma, in alcuni passaggi dell’intervista di Zerocalcare a Il Messaggero, sembrano chiari i destinatari della sua risposta:

“Mi pare evidente che in giro ci siano mille cose diverse in mille dialetti. Qualcuno è meno rappresentato degli altri? Mi dispiace. Ma veramente quello del romanocentrismo è un dibattito che sta fuori dal mondo. Alla gente normale non frega nulla”.

Due giorni fa, infatti, sulle pagine de Il Corriere della Sera è stato pubblicato un commento (una risposta a una serie di domande dei lettori) di Aldo Cazzullo. E proprio lì il giornalista e scrittore piemontese è partito da “Strappare lungo i bordi” (non criticando il suo romanesco) per “denunciare” un “romanocentrismo”.

“L’industria culturale del nostro Paese — la tv pubblica, il cinema, le fiction — non si rivolge a sessanta milioni di italiani, ma a tre milioni di romani”.

(Foto/IPP/Gioia Botteghi)