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Chi vuole pugnalare alle spalle Matteo Renzi?

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All’inizio erano i Poteri Forti. Adesso si sente un novello Cesare, che qualcuno vuole «pugnalare alle spalle». La guerra senza quartiere tra Matteo Renzi e la realtà va ben oltre i dati ISTAT sulla disoccupazione, che lo incoronano come miglior reggente dell’Italia dai tempi di Attila per i risultati conseguiti in economia. Oggi tocca a Goffredo De Marchis su Repubblica raccontare quali fantasmi agitano la mente del premier nel momento in cui qualcuno – nella fattispecie, stavolta tocca all’innocuo senatore Miguel Gotor – si azzarda a esercitare il dissenso.
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CHI VUOLE PUGNALARE ALLE SPALLE MATTEO?
Il tenero Matteo usa Repubblica come l’orinatoio ideale dei suoi fantasmi, e costruisce un’intensa metafora (che avrebbe apprezzato anche Guzzanti) sui cattivoni che lo vorrebbero accoltellare ma che “devono prenderlo”, perché poi se non lo prendono sono affari loro:

La minoranza del Pd «punta a votare una legge elettorale contro di me e contro il partito. Mi vogliono accoltellare, questa è la verità. Ma attenzione: devono prendermi. Se mancano il bersaglio, poi sono loro ad avere un problema». Con i suoi collaboratori il premier commenta un po’ con rabbia e un po’ con preoccupazione il clima da resa dei conti. «È tutto il giorno che litigo con i banchieri democristiani per il decreto sulle popolari, non mi spavento certo di Gotor». Però il rischio che l’Italicum si fermi o addirittura venga modificato facendo saltare il patto del Nazareno alla vigilia del voto per il Quirinale, esiste. «Credo al buonsenso, non andranno fino in fondo. Ma è chiaro che se passano le loro modifiche, io vengo sfregiato. Poi però si va a votare. Anche con il Consultellum».

Nulla di strano, niente di diversi. Quella di drammatizzare la situazione è una strategia conosciuta in politica, e consente a Matteo di fare la vittima e guadagnarsi un titolone di giornale con cui lenire le pene dei mediocri risultati finora conseguiti dal suo governo nell’unico ambito che interessa a un paese in crisi: l’economia. E la tattica senza strategia del premier, d’altro canto, è scopertamente inutile: tutte le cronache riferiscono e puntualizzano che la minoranza Dem, per quanto possa essere agguerrita, non ha i numeri per imporre alcunché in aula. «Ma se vogliono la guerra sono qui», controreplica baldanzoso allo schieramento avversario pronto a pugnare, del quale possiamo qui vedere una riproduzione fotografica.
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E poi, a sentire sempre Repubblica, c’è anche chi si affida alla numerologia:

I renziani, con un sorriso, l’unico della giornata, fanno notare che l’emendamento Gotor è il 101, come il numero dei franchi tiratori che affossarono Prodi.Vogliono fare il bis con “Matteo”?, si chiedono. A mezzogiorno Renzi tornerà al Senato per vedere se l’atmosfera è quella del duello o di una tregua. Sembra scocciato per le accuse (ripetute) di intelligenza con il nemico, perché difenderebbe un accordo blindato con Berlusconi dimenticandosi il Pd. «Trattocon Verdini? Sì, esattamente ciò che faceva Migliavacca, il braccio destro di Bersani, la scorsa legislatura. Si vedevano giorno e notte».

L’ARMA SEGRETAHAHAHAH
In più, come in ogni romanzo fantasy, c’è anche l’arma segreta pronta ad essere sfoderata. E l’arma segreta sarebbe quel tizio che si è accorto di recente dei costi esorbitanti della TAV dopo averli negati per anni:

L’arma segreta offerta a Renzi ha un numero di matricola:l’emendamento 01.103 del senatore piemontese Stefano Esposito (Pd) avrebbe dunque l’effetto di «precludere» 50 mila emendamenti che pesano sull’Italicum. A quel punto, la battaglia della minoranza del Pd, che chiede più preferenze e meno capilista bloccati, sarebbe persa. Ma soprattutto, per Renzi, sarebbe risolto l’enigma del premio di maggioranza concesso alla lista (che non c’era nel primo patto del Nazareno) che ora Berlusconi deve far digerire ai suoi. Nell’emendamento 01.103, infatti, si stabilisce che «sono comunque attribuiti 340 seggi alla lista che ottiene, su base nazionale,almeno il 40% dei voti validi». La contropartita per Berlusconi sono i 100 collegi pluri nominali con i capilista bloccati. Mentre Alfano incassa la soglia del 3% e le pluricandidature. Tutto condensato nell’emendamento Esposito che, mettendo in fila i pilastri dell’accordo del Nazareno 2.0, manderebbe al macero 15 volumi di subemendamenti freschi di stampa. Funzionerà il piano? Dipende dall’esito dell’incontro tra Renzi e Berlusconi. Mentre la minoranza del Pd non ha i numeriper imporre l’emendamento sui capilista di Gotor che il premier definisce «il mio nemico preferito». Se però il «canguro» di Esposito dovesse saltare, il governo rischia su una proposta di Paolo Corsini (Pd): l’apparentamento delle liste al ballottaggio. Che piace all aminoranza dem e a tutta Forza Italia.

Insomma, a ben guardare quelli che vogliono pugnalare Renzi hanno in mano al massimo uno spillo per commettere l’orrido crimine. Ma il premier tende quasi sempre a sbroccare in queste situazioni, ovvero in quelle in cui può minacciare gente che non ha la forza di reagire (la sua timidezza in Europa, insieme ai clamorosi risultati ottenuti durante il semestre europeo, spiegano invece la sua tendenza ad essere un “Coniglio Mannaro”, come il buon Arnaldo Forlani). Sullo sfondo, ma mica tanto, c’è il Fondo Monetario Internazionale che ha abbassato di nuovo le stime di crescita per l’Italia per il 2015 e il 2016, Moscovici che comincia a chiedere una manovra d’aggiustamento dei conti e la disoccupazione che ha toccato un nuovo record. Va tutto bene, Madama la Marchesa. Écrasez le Gotor, e tutto sarà risolto.