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"Voglio sperare che ci sia ancora l'antifascismo", il messaggio di Liliana Segre | VIDEO

neXt quotidiano|

Liliana Segre

Il 13 ottobre, dallo scranno riservato alla Presidenza del Senato, ha voluto lanciare dei messaggi chiari e diletti al futuro dell’Italia. Ai politici che sono chiamati a guidare e legiferare nella legislatura appena iniziata e ai giovani che sono parte attiva di quel che sarà e diventerà il nostro Paese. Un’emozione grande accompagnata da pensieri e parole che devono necessariamente rimanere scritte nel romanzo della storia di Palazzo Madama e delle istituzioni nostrane. Poi quel passaggio di consegne nelle mani di Ignazio La Russa, il senatore di Fratelli d’Italia eletto nuovo Presidente dell’Assemblea senatoriale e che solamente quattro anni fa mostrava a tutti la sua collezione di busti del duce e cimeli fascisti. Ma c’è ancora spazio per l’antifascismo in Italia? Questa la risposta di Liliana Segre.

Liliana Segre

La senatrice a vita è universalmente riconosciuta come la testimonianza vivente di chi è riuscito a sopravvivere agli orrori del nazifascismo, della Shoah e dei campi di concentramento. Liliana Segre ha vissuto sulla sua pelle quella follia collettiva figlia della commistione politico-sociale tra Italia e Germania. E dopo esser sopravvissuta, ha sempre voluto ribadire come l’antifascismo sia la stella polare che ogni Paese – in particolare l’Italia – debba necessariamente seguire. Ma c’è ancora spazio per chi si oppone ai deliri di quel tragico ventennio? La senatrice a vita risponde a questa domanda – durante il suo intervento a “Che tempo che fa”, Rai 3 – raccontando una vicenda familiare.

“Ho vissuto una vicenda familiare in cui mio padre aveva un unico fratello che era un fascista della prima ora, era convintissimo. E c’era un continuo scambio di idee tra mio papà e questo fratello amatissimo: mio zio si era sposato in camicia nera […] e dopo anni di conflitto fraterno, mio zio tagliò dalle foto del matrimonio tutta la sua presenza in camicia nera […] C’era allora una borghesia ebraica che aveva aderito al fascismo. Io questo l’ho vissuto da bambina, in famiglia. Mio zio dopo aver perso tutta la famiglia per le leggi razziali e razziste si è trovato a vivere a lungo col rimorso di aver aderito in gioventù al fascismo che gli aveva ucciso ad Auschwitz, per la colpa di essere nati, il padre, la madre e l’unico fratello. Se c’è ancora l’antifascismo? Ricordando la disperazione di mio zio fino all’ultimo giorno della sua vita, che ogni notte si cercava nel suo incubo di tirar giù il padre dal treno della deportazione e non ci riusciva, io voglio sperare ci sia ancora l’antifascismo”.

Nel suo intervento a “Che Tempo che fa”, Liliana Segre ha anche parlato del futuro della memoria di quel che accadde durante il ventennio fascista. Di quell’olocausto che oggi è ancora parte fondamentale del racconto sugli orrori della scuola, ma che in futuro potrebbe diventare solamente uno dei “passaggi” sintetizzati in poche parole.

“Nel giro di pochi anni la Shoah sarà una riga sui libri di storia. Poi non ci sarà neanche più quella”.

(foto e video: da “Che tempo che fa”, Rai 3)