Opinioni

Vittorio Di Battista, il M5S e il tonno rimasto nella scatoletta

Dal 2 dicembre scorso sulle bacheche di molti attivisti, gruppi ed ex candidati pentastellati gira un post attribuito a Vittorio Di Battista, il padre di Alessandro Di Battista, nel quale l’augusto e “fascista” genitore, già protagonista della lite in piazza con i Forconi a Montecitorio, si sarebbe dichiarato insoddisfatto dell’attuale “piega” moderata presa dal MoVimento 5 Stelle in vista delle prossime elezioni.

AMAREGGIATO E INFASTIDITO.
Concordo con l’analisi, anche se velenosa, di Ferruccio Sanza.
Concordo e critico anch’io, senza veleni e senza spocchia.
Col “vaffanculo” e con l’apriscatole, abbiamo fatto irruzione nella palude di merda, abbiamo mescolato le carte, abbiamo terrorizzato i nemici, quelli pavidi, quelli più abbarbicati, quelli più pericolosi e perfino quelli sordi, rinnegati ed emeriti.
E’ stato veramente uno tsounami, il nostro, che li ha costretti alla fuga precipitosa, al nascondersi e al pensare a come reagire per salvarsi.
Ma a pensarci siamo stati noi.
Dal primo intervento, ottimo, in Parlamento, quello sui marò sacrificati agli interessi di qualcuno, non abbiamo più incalzato, minacciato, urlato ed impedito agli altri di riprendere fiato.
Subito siamo diventati osservanti delle regole, rispettosi delle istituzioni, timorosi di venire rimproverati ed espulsi.
Merda!
Il tonno è rimasto nella scatoletta, ci hanno dato il contentino di cambiare qualche goccia di olio rancido ma il tonno è sempre lì.

vittorio di battista
Nella prima parte del post si parla del pezzo di Ferruccio Sansa uscito sui blog del Fatto Quotidiano nel quale il giornalista ex Repubblica famoso anche per i Bonsai Kitten sostiene che la versione democristiana dei grillini, ben sintetizzata da Luigi Di Maio che presiede il rito di San Gennaro, è destinata a perdere perché troppo moderata. Dopo “l’intervento sui marò” e sugli “interessi di qualcuno”, sosterrebbe Vittorio Di Battista, quelli del M5S sono diventati “osservanti delle regole, rispettosi delle istituzioni, timorosi di venire rimproverati ed espulsi”. E il tonno è rimasto nella scatoletta.

Siamo stati “rivoluzionari” per qualche settimana, “incomprensibili” per qualche mese, “preoccupanti” per qualche semestre.
Poi la sottomissione alle regole, il timore di venir criticati, la scelta di essere “per bene” e di comportarsi da persone per bene.
Ma loro NON sono per bene, loro sguazzano nel male, nella corruzione, nelle ruberie e nel disprezzo della gente, dei cittadini e della legalità
Sono amareggiato perchè abbiamo perso la spinta, abbiamo perso la speranza degli esclusi, la convinzione che per cambiare bisogna ripartire e rivoltare tutto, tutti ed il Paese intero.
In fondo al tunnel non c’è luce, c’è il buio che ancora avvolgerà gli onesti, i normali e gli esclusi.
Mi torna in mente il “grido” di Dario Fo a Milano, “noi non ci siamo riusciti, provateci voi” e sono amareggiato, disilluso e, temo, tradito.
E poi sono infastidito dalla sudditanza tecnica e linguistica che abbiamo adottato.
Ho visto il manifestino che annuncia la prossima manifestazione di Verona, ho letto di “activism”, di “call to action”, di “sharing”, di “learning” e di “open day”.
Ecco, questo manifestino di Verona mi resuscita il “vaffanculo”, questo rivolto agli appassionati di “english language and usage”.
Sarà perchè per me “USA ” vuol dire usa e getta o perchè io, di Verona, ho il ricordo di un altro manifesto?

In più, si segnala nel post che però, per le regole sulla privacy di Facebook, non compare sul profilo di Di Battista senior, se non in quanto taggato da altre persone. Ma in altre occasioni alcuni scatti con Vittorio erano stati pubblicati su Facebook da attivisti taggando proprio quel profilo. Il post attribuito a Vittorio Di Battista conclude la filippica per il bel M5S di una volta prendendosela con gli inglesismi eccessivi utilizzati dai grillini, evidentemente rapportandosi all’autarchia linguistica che è sempre stata un argomento polemico dei conservatori contro la Perfida Albione. Infine, c’è il richiamo al Manifesto di Verona della Repubblica di Salò, tanto per ricordare le sue indubbie origini. Gira poi anche un altro stamp di un altro post in cui l’account si dichiara soddisfatto per il dibattito suscitato dal primo.
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Leggi sull’argomento: La lite in piazza tra attivisti M5S e forconi (guest star: il padre di Di Battista)