La macchina del funky

La seconda puntata delle chat tra Raggi e Marra

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«Scaricami se vuoi, io ho agito correttamente»: le chat tra Virginia Raggi e Raffaele Marra sulla nomina del fratello Raffaele a capo dell’ufficio turismo, racconta oggi Fiorenza Sarzanini sul Corriere della Sera, mostrano che dopo la vicenda i rapporti tra i due non erano così amichevoli. Anzi, costituiscono un elemento in più per i magistrati che accusano entrambi di abuso d’ufficio proprio per aver designato Renato Marra a responsabile del Turismo del Comune di Roma, nonostante fossero a conoscenza del conflitto di interessi:

Sono decine le conversazioni tra i Marra registrate tra ottobre e novembre. Dopo averlo incitato a fare domanda «perché si è liberato il posto di capo del Turismo», Raffaele spiega al fratello che bisogna avere «l’appoggio di Adriano», riferendosi all’assessore al Commercio Adriano Meloni che qualche giorno fa di fronte ai magistrati ha confermato: «Fu Raffaele a suggerirmi quella scelta». I due parlarono anche con Marcello De Vito, presidente del consiglio comunale, coinvolsero nella gestione della pratica Salvatore Romeo. E infatti, dopo la nomina, lo stesso Meloni ringrazia con una email Raggi, Marra e lo stesso Romeo.
Quando la vicenda sembra complicarsi, Renato non esclude di poter rimanere al vertice dei vigili urbani — dove aveva l’incarico di vice — ma i due discutono a lungo dell’aumento di stipendio. Il nuovo incarico prevede infatti un aumento di 20 mila euro ed è stato proprio questo a far scattare la contestazione di abuso d’ufficio perché secondo i magistrati si tratta di un «ingiusto vantaggio patrimoniale costituito sia dalla nomina illegittima, sia di una fascia retributiva superiore a quella già posseduta».


D’altro canto sarà difficile per la sindaca sostenere che ha gestito in autonomia la nomina di Raffaele se a Marra diceva che era stata messa in difficoltà per l’aumento di stipendio:

Proprio di questo la sindaca si lamenta con Raffaele Marra quando monta la polemica e lei lo accusa «perché dovevi avvisarmi di questo aumento, mi hai messo in difficoltà». Lui rilancia: «Non è così, io sono stato corretto». Le invia le foto con le norme applicate e afferma: «Anche se lo confermavi alla Municipale doveva avere l’aumento. È tutto a posto». La prova, dice l’accusa, che la sindaca subì la scelta del capo del personale.

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