Politica

Come ha vinto Sala a Milano

Matteo Renzi fa dire in giro che Giuseppe Sala era l’unico candidato scelto da lui in queste elezioni che hanno rappresentato una sconfitta per il Partito Democratico: una bugia patetica («Secondo me Giachetti conosce Roma meglio di chiunque altro, ha fatto il capo di gabinetto e ha fatto uno sciopero della fame per la legge elettorale. E’ romano e…romanista», per dirne una) che è perfettamente in linea con l’atteggiamento consolatorio di chi nega la realtà con il risultato di ritrovarsela poi contro nel momento più difficile. I suoi ascari intanto tornano a dire che non vogliono fare accordi con chi dice no a tutto, con gli estremisti, in una parola con la sinistra interna ed esterna al partito. Eppure proprio le modalità con cui è arrivata la vittoria di Sala dovrebbe far riflettere prima del disastro.

giuseppe sala milano
Come è arrivata la vittoria di Sala a Milano: lo spostamento dei voti tra primo e secondo turno (Il Sole 24 Ore, 21 giugno 2016)

Roberto D’Alimonte ha spiegato come ha funzionato lo spostamento dei voti tra primo e secondo turno nel capoluogo:

Il caso di Milano è diverso. E questo deve far riflettere sul come i fattori locali giochino un ruolo importante. Sala ha vinto perché non solo è riuscito a riportare al voto i suoi elettori del primo turno, ma anche perché per lui hanno votato il 91% degli elettori di Rizzo, il candidato della sinistra radicale che al primo turno aveva preso 19.000 voti. La differenza finale tra Sala e Parisi è stata di 17.000 voti. Altro dato interessante a Milano è relativo al comportamento degli elettori del M5s che si sono astenuti in massa. Per la precisione l’88%. In pochissimi hanno votato il candidato del centro-destra e praticamente nessuno, considerando l’errore statistico, ha votato Sala.

Chi ha orecchie per intendere, intenda.

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