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Chi vince e chi perde con l'accordo di Minsk

Ieri, grazie alla mediazione di Francia e Germania, Russia e Ucraina sono riuscite a raggiungere un’intesa su un nuovo cessate il fuoco che potrebbe mettere fine alla guerra civile che sta insanguinando l’Ucraina e che ha causato migliaia di morti e centinaia di migliaia di sfollati. Non è però la prima volta che il Governo di Kiev e le forze indipendentiste filorusse si accordano per porre fine alle ostilità. La tregua firmata a Minsk il 5 settembre 2014 era finita drammaticamente solo otto giorni dopo, quando un battaglione di ribelli filorussi aveva preso d’assalto l’aeroporto di Donetsk. La domanda che ora tutti si fanno è: questa volta durerà?
 

Le differenze tra l'accordo di Minsk del settembre 2014 e quello di ieri (fonte: BBC via Twitter.com)
Le differenze tra l’accordo di Minsk del settembre 2014 e quello di ieri (fonte: BBC via Twitter.com)

 
CAUTO OTTIMISMO
Tutti i quattro leader che hanno preso parte alla maratona di sedici ore per trovare un accordo sul cessate il fuoco si sono dichiarati cautamente ottimisti. Il secondo accordo di Minsk non è di sicuro un accordo di pace. E ci sarà molto da lavorare per poterci arrivare. Guardando i punti dell’accordo e comparandoli con quelli del settembre 2014 la prima cosa che balza agli occhi è che, almeno sulla carta, sembra esserci l’intenzione di fare funzionare il cessate il fuoco. Sono state infatti poste condizioni più precise e più rigide che lasciano meno spazio alle interpretazioni delle due parti che si stanno fronteggiando. L’intenzione è chiaramente quella di lasciare (nei punti sui quali è stata trovata un’intesa) poco di intentato, se non altro rispetto a quanto invece prescritto dal trattato Minsk-1. Ed in ogni caso, come ha spiegato Vladimir Putin, questo è solo un accordo “sull’essenziale” che lascia fuori parecchie questioni spinose. Non si è riusciti a trovare una soluzione pacifica al conflitto preferendo, vista la difficoltà a mettere d’accordo le due parti, congelarlo a tempo indeterminato.
 
La situazione Ucraina dopo Minsk-2 (fonte: telegraph.co.uk)
La situazione Ucraina dopo Minsk-2 (fonte: telegraph.co.uk)

 
CHI STA VINCENDO IN UCRAINA?
Difficile dirlo, certo che rispetto agli accordi del settembre 2014 il protocollo Minsk-2 lascia una maggiore quantità di territori nelle mani dei separatisti. Certo, rimane in piedi la questione di una città chiave della regione orientale come Debaltseve, vicina al luogo dello schianto del volo MH17 ed attualmente al centro di una feroce contesa tra le forze ucraine che la difendono e quelle separatiste che l’avrebbero completamente circondata. Non si può escludere che questo possa costituire un eventuale pretesto per fare iniziare nuovamente le ostilità.

La concessione di un territorio più vasto ai separatisti verrà comunque vista come una sconfitta per quelli di Kiev, dall’altra parte della barricata invece il ritiro dell’artiglieria pesante dell’esercito ucraino al di fuori della “zona cuscinetto” non potrà che essere intesa come una vittoria. Senza l’artiglieria a martellare le postazioni dei ribelli, le forze separatiste avranno molto più agio a consolidare il proprio controllo sulla regione. Inoltre gli accordi di Minsk-2 non prevedono il ritorno dell’area del Donbass sotto il controllo ucraino e nemmeno la possibilità per Kiev di prendere possesso dei propri confini in mano ai filorussi. Anche un’altra condizione imposta all’Ucraina lascia pensare che i veri vincitori di Minsk-2 siano Putin e i separatisti. L’accordo prevede infatti che l’Ucraina si impegni a mettere in atto una serie di importanti riforme costituzionali la cui attuazione è tutt’altro che scontata. Il premier ucraino Petro Poroshenko dovrebbe impegnarsi in una dura lotta politica interna senza avere la certezza di riuscire a portare a casa il risultato. E se l’Ucraina non riuscirà a a compiere la riforma costituzionale e a promulgare una nuova Costituzione non potrà ottenere il completo controllo dei confini internazionali perché l’accordo prevede che il passaggio di mano dei confini sia subordinato al “cammino delle riforme” (un grande classico della diplomazia made in Germany). D’altro canto però ci sarà da vedere se i ribelli si accontenteranno della concessione, da parte di Kiev, di uno statuto speciale per le regioni di Donetsk e Luhansk. Statuto speciale che, secondo quanto ha detto Poroshenko, non ne garantirebbe l’autonomia dal governo centrale. Last but not least l’intesa siglata ieri a Minsk non fa alcuna menzione di eventuali sanzioni da comminare alla Russia qualora i ribelli non mantenessero la loro parte dell’accordo.


Foto copertina via Twitter.com