Economia

La Via della Seta e il 5G

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La Via della Seta è lastricata di buone intenzioni. E così, anche se la tecnologia 5G non doveva far parte dell’accordo tra Italia e Cina nell’ambito della Belt & Road Initiative, è rientrata dalla finestra come nota oggi Alessandro Barbera sulla Stampa:

Paragrafo due, punto due: «Le parti collaboreranno nello sviluppo della connettività infrastrutturale, compresi aspetti quali le modalità di finanziamento, interoperabilità e la logistica, in settori di reciproco interesse (quali strade, ferrovie, ponti, aviazione civile, porti, energia e telecomunicazioni)». La sigla «5G» non c’è, ma è come se ci fosse. L’accordo sulla via della Seta fra Roma e Pechino contiene tutto ciò che agli occhi degli Stati Uniti non avrebbe dovuto esserci. Lo avevano già fatto Portogallo, Grecia, Ungheria e Polonia, ma l’Italia ha scelto di essere il primo dei grandi partner europei e del G7 a firmare comunque.

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La Via della Seta: i 29 accordi con la Cina

La cosa non è passata inosservata a Berlino e Parigi, e soprattutto a Bruxelles, che su questa partita si è mostrata incapace di incidere. Solo il tempo dimostrerà se questo sia stata la prova di una scelta lungimirante, o se nel lungo periodo si ritorcerà contro gli interessi italiani. Una cosa è certa: per il momento le intese concretamente firmate sono poca cosa rispetto ai rischi geopolitici quelli sì rilevanti – che paventa Washington

Scarsa invece l’enfasi mediatica per il nuovo (e rilevante) accordo contro le doppie imposizioni firmato dal Tesoro. Basti qui un esempio: scende (dal dieci al cinque per cento) l’aliquota per il prelievo alla fonte dei dividendi delle imprese italiane in Cina. Un incentivo di tutto rispetto.

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