La macchina del funky

Il vademecum per i candidati a 5 Stelle

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Diego Longhin su Repubblica oggi racconta le linee guida per gli aspiranti parlamentari, ovvero per la carica dei 15mila che si prepara a partecipare alla lotteria di Beppe. Tra i divieti c’è quello alle interviste, per le quali va chiesto l’ok al candidato premier o allo staff comunicazione, e quello di presentarsi in luoghi o incontri non consoni.

Nelle norme si legge che si potranno usare sale gratuitamente a patto «che non sia state richieste contropartite di nessun tipo e che il proprietario o il responsabile legale, nel caso di sedi di associazioni o onlus, non sia mai stato eletto in un partito politico o che l’accostamento del proprio nome a quello del Movimento 5 Stelle non possa provocare imbarazzo o danno d’immagine a giudizio dello Staff Comunicazione nominato dal capo politico».
Un capitolo delicato è quello delle donazioni. Quattro i punti. Regole dettagliate. I candidati possono accettarle a determinate condizioni. La prima: «L’importo contante non superi i 200 euro e sia rilasciata la ricevuta». La seconda: «Nessun soggetto può contribuire alla campagna elettorale con una donazione superiore a mille euro». La terza: «Le donazioni vangano rendicontate pubblicamente». La quarta: «Per importi superiori a 200 euro va effettuato un bonifico direttamente sul conto corrente del mandatario».

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Gli aspetti su cui Di Maio e lo staff battono di più sono quelli comunicativi:

Nove i punti. Si percepisce la paura che le pattuglie di candidati inesperti, tra gaffe e interviste senza rete, provochino problemi e facciano perdere consensi. Meglio il bavaglio. «I candidati potranno partecipare a trasmissioni televisive e radiofoniche locali secondo un calendario condiviso con gli altri candidati ed autorizzato dallo staff comunicazione nominato dal capo politico».
Vietata la tv nazionale «se non espressamente convocati dallo staff comunicazione». Sì alla partecipazione ad incontri pubblici «organizzati esclusivamente in coordinamento con lo staff». Si usa solo il materiale realizzato a livello nazionale dal Movimento. E i santini? Permessi, ma «il layout deve essere uguale per tutti». L’unica cosa su cui Di Maio non mette becco sono i social: «I candidati potranno far uso dei propri spazi personali di comunicazione on line».

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