La macchina del funky

«La Lega non si trasformerà con i voti di quattro fascistoni»

Umberto Bossi da mesi ha un diavolo per capello. E il suo obiettivo è il segretario della Lega Nord Matteo Salvini, di cui non apprezza (eufemismo) la nuova linea sovranista e la scelta politica di far diventare il Carroccio un partito nazionale che punti anche ai voti del Sud. Oggi, in un’intervista al Corriere, Bossi ribadisce il punto:

«A me pare abbastanza malridotta. Rischia di non salvarsi. Prima il Nord votava la Lega perché era il partito del Nord. La votava anche se non era d’accordo su qualche mia sortita, ma questa identità c’era. Ora, quale è?».
Quella sovranista?
«La Lega è nata per la libertà del Nord. Non diventerà un’altra cosa raccattando i voti di quattro fascistoni. Che tra l’altro sono voti che nessuno vuole e con cui non fai niente».
Il no all’euro non può essere un motore politico?
«Macché. Per gli sprovveduti. Se venisse giù l’euro, verrebbe giù tutto, una situazione che nessuno saprebbe gestire. Tra l’altro, pagheremmo di più le materie prime, cosa che per un Paese di trasformazione come l’Italia sarebbe un disastro. Berlusconi parla di doppia moneta, il che è una presa per il culo. Ma non è che Berlusconi non sia in grado di capire le cose… ».
Da Berlusconi lei si farebbe candidare?
«Io mi faccio candidare soltanto da chi fa una battaglia per la liberazione del Nord».

matteo salvini napoli umberto bossi
Dalla pagina (troll) “Napoletani con Salvini”

Il vecchio leader spodestato ha anche una battuta per il referendum per l’autonomia di Lombardia e Veneto e per la testimonianza di Rosi Mauro al processo di Belsito:

Che cosa vede di positivo nella politica presente?
«I referendum per l’autonomia possono darci una novità. In Veneto passa di certo, ma in Lombardia anche. Però, è una cosa che va caricata».
C’è stato un problema: le inchieste. In tribunale oggi Rosi Mauro ha detto che il vostro tesoriere Belsito le aveva riferito degli investimenti in Tanzania.
«Davvero? Io della Tanzania ho saputo dai giornali. Ho chiesto a Roberto Castelli, che era il presidente del nostro comitato di controllo, che cosa fosse quella storia. Lui mi ha detto che non lo sapeva, perché Belsito aveva smesso di trasmettere i documenti. Poi, mi ha chiamato Belsito. Io gli ho detto che quell’investimento doveva rientrare entro dieci giorni, oppure era fuori».

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