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Perché il decreto legge di Renzi sui servizi pubblici essenziali rischia di essere inutile

«Nessuno tocca i diritti sindacali, vogliamo tutelare i diritti dei cittadini e dei turisti»: così, arrivando a Palazzo Chigi per il Consiglio dei Ministri che esaminerà il decreto che il governo vuole licenziare oggi stesso e che servirà ad equiparare musei e beni culturali ai servizi pubblici essenziali, ha parlato il ministro per i Beni e le Attività Culturali e il Turismo, Dario Franceschini. «Vogliamo considerare un museo un servizio pubblico essenziale come i treni e gli aerei. Anche in quei settori si fanno assemblee e scioperi», ha spiegato il ministro, aggiungendo che l’assemblea di questa mattina al Colosseo «era sì autorizzata ma secondo le regole attuali che noi vogliamo cambiare». “Non lasceremo la cultura ostaggio di quei sindacalisti contro l’Italia. Oggi decreto legge #colosseo #lavoltabuona”, aveva detto Matteo Renzi in mattinata annunciando la mossa.
decreto renzi
COME IL GOVERNO RENZI CAMBIA IL DIRITTO DI SCIOPERO PER DECRETO LEGGE
Cosa farà in concreto il governo? Il decreto legge con “misure urgenti per la fruizione del patrimonio storico e artistico della Nazione” all’ordine del giorno del Consiglio dei ministri inserirà musei e beni culturali nella lista dei servizi pubblici essenziali per cui la libertà di sciopero è limitata. Le modalità di esercizio del diritto di sciopero sono contenute nella L. 146/1990 così come modificata dalla L. 83/2000. Nei servizi pubblici essenziali funziona così:

Le amministrazioni, le imprese erogatrici dei servizi, le rappresentanze dei lavoratori concordano nei contratti collettivi, negli accordi le prestazioni indispensabili che devono assicurare, le modalità e le procedure di erogazione (Individuazione delle prestazioni indispensabili); la Commissione di Garanzia valuta l’idoneità degli accordi e in caso di valutazione negativa o di mancato accordo, può emettere una provvisoria regolamentazione che vincola le parti fino al raggiungimento di un accordo idoneo.
I soggetti che proclamano lo sciopero devono comunicare almeno 10 giorni prima dello stesso alle amministrazioni, alle imprese che erogano il servizio e all’autorità competente ad adottare l’ordinanza di precettazione durata, modalità e motivazione dell’astensione collettiva; le regole del preavviso o dell’indicazione della durata non si applicano in casi di astensione dal lavoro in difesa dell’ordine costituzionale (Proclamazione e avviso).
A questo punto le amministrazioni e le imprese erogatrici dei servizi devono comunicare agli utenti almeno 5 giorni prima dell’inizio dello sciopero i modi e tempi di erogazione dei servizi e le misure per la riattivazione (Comunicazione agli utenti); tuttavia l’eventuale revoca spontanea dello sciopero, dopo che è avvenuta la comunicazione
all’utenza, può costituire una forma sleale di azione sindacale.
Infine i soggetti che promuovono o aderiscono allo sciopero, le amministrazioni e le imprese erogatrici dei servizi devono garantire l’erogazione delle prestazioni indispensabili ed il rispetto delle procedure.

La Commissione di Garanzia valuta gli accordi sulle prestazioni indispensabili e vigila sulle procedure di esercizio del diritto di sciopero, avendo un potere sanzionatorio nei confronti delle organizzazioni sindacali, che se aderiscono a scioperi in violazione delle disposizioni di legge possono essere escluse dalle trattative o possono vedersi erogate sanzioni amministrative; nei confronti dei lavoratori, che rischiano sanzioni disciplinari e pecuniarie; nei confronti infine dei responsabili, delle amministrazioni, che vanno incontro a sanzioni. Le delibere si impugnano davanti al giudice del lavoro. Infine, nei confronti dei lavoratori dei servizi pubblici essenziali può essere utilizzata la precettazione, promossa dal prefetto o dal presidente del Consiglio stesso: è il provvedimento amministrativo straordinario col quale la competente autorità impone il termine – o la cancellazione – di uno sciopero. Ad esempio, lo sciopero dei trasporti indetto dall’USB nel giorno della riapertura delle scuole a Roma una settimana fa è stato precettato da Gabrielli e non si è svolto.
 
…E QUELLO CHE PUÒ SUCCEDERE
Tutto bene, dunque? Non proprio. In primo luogo per un motivo che ha spiegato oggi il Sovrintendente del Colosseo e dell’area archeologica di Roma Francesco Prosperetti: l’idea di allagare ai lavoratori dei beni culturali il concetto di servizi pubblici essenziali “temo non servirà ad evitare le assemblee come quella di oggi, semmai inciderà sugli scioperi“. Dunque stamani neanche con l’ipotetica nuova norma la chiusura si poteva evitare, visto che si trattava di un’assemblea. In secondo luogo lo strumento del decreto legge – che dovrà poi essere convertito in parlamento – non sembra avere le caratteristiche necessarie per una norma del genere (dov’è la particolare necessità e urgenza? Perché proprio oggi un decreto del genere e non all’inizio della stagione turistica?). Infine, il rischio è che il decreto possa essere attaccabile anche dal lato della costituzionalità. L’assemblea dei lavoratori del Colosseo e di altri enti turistici romani oggi era stata ampiamente annunciata nei giorni scorsi, e l’interruzione del servizio era stato dato pressoché per certo anche oggi. Ma il ministero ieri non è intervenuto, preferendo far scoppiare la grana oggi. E pensare che tra i motivi dell’assemblea di oggi c’era il mancato pagamento delle indennità di turnazione e delle prestazioni per le aperture straordinarie dei luoghi della cultura (primo maggio, aperture serali, etc.), dopo quasi un anno solare di inutile attesa. Forse pagare il dovuto a chi aspetta da oltre un anno poteva essere importante ai fini di evitare figuracce del genere? E se i sindacalisti sono contro l’Italia, chi non

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