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Tutte le bufale sugli OGM in Senato

Il 20 maggio la Commissione Sanità del Senato ha ascoltato i pareri di alcuni esperti riguardo tematiche di interesse sanitario connesse all’impiego di OGM. Ad essere ascoltati dalla Commissione sono stati il dottor Roberto Defez e il professor Marcello Buiatti.

La carota "ieri" e oggi
La carota “ieri” e oggi

Gli OGM sono un argomento che dovrebbe interessare tutti e quindi è nel diritto di ciascuno essere informato sulla realtà degli eventuali pericoli e dei benefici degli organismi geneticamente modificati. Ricordiamo ancora una volta che quando si parla di OGM si parla generalmente di piante e non bisogna confondere le piante OGM con gli organismi transgenici, anche se un OGM può essere transgenico. Spesso infatti accade che chi è contrario all’utilizzo e alla sperimentazione sugli OGM non faccia sufficientemente chiarezza riguardo i termini del discorso. Gli organismi transgenici sono quelle forme di vita “all’interno” delle quali viene inserito il codice genetico di un’altra specie vivente (le famigerate e inesistenti fragola-salmone e il pomodoro antigelo). Diverso è il caso degli OGM la cui produzione è molto più simile alle tecniche di selezione che hanno portato alla creazione di piante che non consideriamo una minaccia per la salute pubblica: il mais – ad esempio – oppure il frumento. Riguardo il grano ad esempio la varietà “Creso” fu creata negli Anni Sessanta alternando geneticamente tramite radiazioni di raggi gamma le piante e creando la cultivar più diffusa in Italia (e con una discreta diffusione nel mondo). Chi è contrario agli OGM e racconta che è necessario tornare alla produzione e al consumo di piante “naturali” lo fa in cattiva fede dal momento che non esistono coltivazioni di piante “naturali”. Le piante che l’essere umano coltiva sono frutto di un lungo processo di domesticazione protrattosi nel corso dei secoli. Gli organismi geneticamente modificati costituiscono solo una delle modalità di domesticazione delle piante, una modalità di selezione più rapida rispetto ai tentativi di selezione alla cieca fatti nel corso dei secoli. Nel complesso leggendo le relazioni di presentazione dei due interventi (di segno diametralmente opposto) è possibile notare la tendenza già emersa durante il dibattito in Aula. Chi si oppone alla ricerca pubblica sugli OGM sceglie di argomentare dicendo che l’introduzione degli OGM impoverirebbe la biodiversità favorendo la diffusione e lo sviluppo di monocolture; eppure i brevetti esistono sulle varietà non ogm: per esempio le mele al supermercato, con tutti i loro nomi particolari. Ma non solo, nella presentazione del suo intervento e nella slideshow il professor Buiatti continua a raccontare che la produzione di OGM arricchirà le multinazionali che brevetteranno le sementi.A paralizzare la ricerca italiana non sono argomentazioni scientifiche ma la pura e semplice paura. Paura di “perdere la sovranità” sulla produzione di sementi, paura di arricchire le multinazionali a discapito degli agricoltori (con la già citata perdita di biodiversità) e dei consumatori ed infine timore dei danni alla salute pubblica.
 
LE ARGOMENTAZIONI ANTI-OGM: LA DIPENDENZA ECONOMICA
Ma andiamo con ordine: innanzitutto in virtù proprio del fatto del divieto di fare ricerca sugli OGM il nostro Paese è oggi costretto a importare grandi quantità di sementi prodotte all’estero (proprio da quelle multinazionali di cui gli anti-OGM hanno tanta paura). Anche per quanto riguarda i mangimi per l’allevamento di animali (usati per produrre le eccellenze alimentari italiane) l’Italia importa dall’estero prodotti OGM, come spiega Roberto Defez nella sua relazione:

L’italia importa quasi quattro milioni di tonnellate di soia OGM all’anno, ossia diecimila tonnellate al giorno di soia OGM viene consumata al giorno in Italia. La nostra spesa per il solo acquisto di soia OGM ammonta a 1,4 miliardi di euro all’anno. Questo testimonia come il divieto degli OGM in Italia ne ha aumentato la dipendenza mediante le importazioni di mangimi OGM.

Fino ad ora quindi il rifiuto di utilizzare e produrre OGM made in Italy ha continuato a far arricchire le aziende straniere che producono i mangimi per gli animali allevati in Italia. Con buona pace di Buiatti che sostiene invece che è proprio il ricorso agli OGM ad aumentare la dipendenza nei confronti delle multinazionali.
 
OGM: UN PERICOLO PER LA SALUTE UMANA
Chi dice che gli OGM costituiscono un pericolo per la salute umana oltre a non tenere conto del fatto che di OGM ne mangiamo già lo fa senza portare prove a sostegno di questa tesi. L’unica argomentazione è che non sappiamo in che modo l’introduzione di frammenti di DNA possa interagire con gli altri geni. Lo dice lo stesso Buiatti: di per sé questo non significa che necessariamente ci sia pericolo ma è necessario andare cauti. Un principio di precauzione che sarebbe corretto se si sottoponessero ai test anche quelle piante e quelle cultivar la cui creazione avviene, ad esempio, grazie all’irradiazione con raggi gamma, cosa che attualmente non avviene. Diamo per assodato che il rischio zero non esista, quali sono gli allarmi per la salute? Oltre al già citato caso della Fragola-Pesce (ma sarebbe meglio dire Fragola-Bufala visto che non esiste) l’argomento principale non riguarda gli OGM ma un loro erbicida che viene utilizzato per alcune varietà OGM resistenti ad esso: il glifosato e il Round Up. Gli anti-OGM sostengono che queste sostanze sono cancerogene e lo fanno sulla base di un solo studio che è stato smentito e che non ha alcuna rilevanza scientifica. Certo, il Round Up viene classificato dall’OMS in categoria 2A (la stessa dei cellulari per intendersi) ma altrettanto nocivi e potenzialmente dannosi sono anche i diserbanti usati nell’agricoltura biologica. Senza contare il fatto chealcune varietà OGM permettono di ridurre l’utilizzo di erbicidi e diserbanti, per esempio il mais Mon 810 resistente a dei lepidotteri parassiti. Scrive Defez:

si stima che in sedici anni grazie a mais e cotone OGM si è risparmiato lo spargimento di cinquantaseimila tonnellate di insetticidi.

OGM: IL RISCHIO CONTAMINAZIONE
Un altro pericolo sarebbe la contaminazione tra coltivazioni OGM e non-OGM. In questo caso gli anti-OGM citano i casi di contaminazione avvenuti in Friuli nel 2010 e nel 2013. Peccato che le indagini del Corpo Forestale dello Stato abbiano rilevato che non è avvenuta alcuna contaminazione dei campi vicini al di sopra dei livelli della soglia massima ammessi (inferiore allo 0,9% di OGM in una coltivazione non-OGM). Anche il caso della denuncia del coltivatore canadese Percy Schmeiser nei confronti della Monsanto, accusata di aver contaminato con colza OGM i campi di Schmeiser si è conclusa dopo una lunga battaglia legale con l’assoluzione della multinazionale (altro che contaminazione: ha scelto lui di coltivarla per aumentare la produzione e poi ha inventato la storia per coprire tutto).