Economia

Trattato di Caen: la “grande vittoria” dei sovranisti sul mar di Sardegna e la Francia

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Nicolas Hulot, ministro dell’Ecologia, Sviluppo Sostenibile e Energia del governo francese, ha diramato il 19 marzo una nota dove ammette che sono stati fatti degli errori nella compilazione dei documenti e delle carte per la consultazione pubblica che si sta tendendo in Francia nell’ambito della concertazione partecipata di “un documento strategico” sul Mediterraneo. L’errore riguarda la pubblicazione on line di alcune carte che presentano errori nelle delimitazioni dei confini marittimi con l’Italia.

La cartina sbagliata sui confini marittimi tra Italia e Francia

La mappa in questione è quella dell’accordo italo-francese del 21 marzo 2015 noto come “Accordo di Caen“. Un trattato internazionale che non è mai stato ratificato dal Parlamento italiano e che quindi non è mai entrato in vigore. Un accordo che, come precisava nel 2016 il sottosegretario Benedetto Della Vedova  «non solo non “cede” nulla, ma anzi per la prima volta, fissando in modo chiaro le aree di competenza tra Italia e Francia, potrà dare concreta attuazione all’obiettivo di proteggere i mari italiani anche oltre le 12 miglia dalla costa, che costituisce attualmente il limite del mare territoriale».

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In attesa di un accordo di delimitazione dei confini marittimi, la Francia ha creato – in conformità alla Convenzione ONU – la Zona di Protezione Ecologica (2004) e la Zona Economica Esclusiva (2012) che le consente di estendere la propria giurisdizione sull’alto mare (quindi le acque internazionali e non quelle territoriali). Allo stesso modo anche l’Italia ha istituito la propria Zona di Protezione Ecologica (2011) fissando in via provvisoria i limiti esterni delle rispettive aree di giurisdizione, in attesa dell’accordo di delimitazione con il Paese vicino.

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La Zona Economica Esclusiva (o ZEE) è quel tratto di mare che si estende a partire dalla costa fino a 200 miglia dalla costa. Gli stati confinanti devono accordarsi sulla delimitazione delle rispettive ZEE. Attualmente con tra Francia e Italia sussiste solo la Convenzione Italo-Francese del 28 novembre 1986 che regola le frontiere marittime nell’area delle Bocche di Bonifacio. Vale la pena di ricordare che non è mai esistito né esiste a questo momento, un accordo internazionale di delimitazione fra Italia e Francia e che quindi l’accordo di Caen (giusto o sbagliato che sia) va nella direzione di sanare quella mancanza. Infine nel Supplemento al Bollettino ufficiale degli idrocarburi e delle georisorse del febbraio 2013 viene ricordato come la delimitazione della piattaforma continentale tra Spagna e Italia del 1978 «è stata oggetto di riserve da parte della Francia che considera come facente parte della propria piattaforma continentale una porzione delle aree spartite tra Italia e Spagna». In quel caso ad esempio sono i francesi ad accusarci di “aver rubato il mare” e non viceversa. Anche per quanto riguarda il mare a sud est della Corsica la mappa elaborata nel 2013 rispecchia la realtà dell’accordo (e quindi lascia supporre che fino ad ora siano stati gli italiani a “rubare” il mare alla Corsica).

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Già il 18 marzo la Farnesina precisava con una nota che «le cartine circolate nel quadro della consultazione pubblica contengono degli errori (in particolare le delimitazioni dell’accordo di Caen, non ratificato dall’Italia)». La notizia che dal 25 marzo il mare “italiano” sarebbe diventato “francese” (siamo oltre le 12 miglia dalla costa, quindi in acque internazionali) per effetto di una decisione unilaterale francese è anch’essa priva di fondamento perché quella consultazione non è volta in alcun modo a “modificare le delimitazioni marittime nel Mediterraneo”. Né potrebbe farlo perché per farlo serve appunto un trattato internazionale. Ed infatti i francesi il 19 marzo scrivono:  «Un tel document n’a évidemment pas vocation à modifier les frontières maritimes en Méditerranée qui restent inchangées», ovvero: il documento non andrà a modificare le frontiere marittime nel Mediterrano che restano immutate.

La grande vittoria di Claudio Borghi e dei sovranisti

Le bufale quindi sono due: la prima è che il 25 marzo l’accordo di Caen entrerà automaticamente in vigore, la seconda è che la cartina descrive la realtà dei confini attuali. Dal momento che però la cartina incriminata è frutto di un errore grafico, come già detto giorni fa, non si capisce bene per quale motivo il deputato della Lega Claudio Borghi stia cantando vittoria dopo la pubblicazione del comunicato stampa di Hulot. Un comunicato che non fa che confermare quello che ha scritto il Ministero degli Esteri italiano e che hanno detto molti giornali, tra cui anche neXt Quotidiano.

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La “mobilitazione”, come la chiama Borghi non ha prodotto una marcia indietro francese, per il semplice fatto che i francesi non avevano fatto alcun passo avanti. Ma secondo Borghi è già cambiata l’aria, è bastato solo che si insediasse un nuovo Parlamento (per la verità deve ancora insediarsi) che le fake news si rivelano non essere tali.

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Il punto è che nessuno ha negato che l’Accordo di Caen esistesse e fosse stato firmato dall’allora ministro degli Esteri Gentiloni. Già in tempi non sospetti abbiamo fatto notare che quell’accordo non era al momento valido, e che quindi non c’era stato alcuno “spostamento dei confini” perché non era stato ratificato dal Parlamento italiano. La situazione di oggi, 21 marzo 2018, è esattamente identica a quella del febbraio 2016, quando senza dubbio non era “cambiata l’aria”.

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La bufala è quella di chi scrive cose come «OGGI la Francia mette i nuovi confini su un documento ufficiale e chiede di ricevere osservazioni entro il 26 marzo. È troppo domandare che il governo PROVVISORIO mandi 2 righe di diniego? La Farnesina dice che “sono un errore”. È troppo non fidarsi?». Questo Borghi lo scriveva il 20 marzo, due giorni dopo la smentita della Farnesina e un giorno dopo la precisazione del Ministro francese Hulot. Borghi non solo sta fraintendendo la consultazione pubblica con l’entrata in vigore di un trattato internazionale ma dice che non si fida di quello che dice il Ministero degli Esteri che a sua volta riportava un comunicato dell’Ambasciata di Francia a Roma.

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Sempre ieri Borghi spiegava ad un commentatore che “adesso la Francia si muove unilateralmente”, che come detto, è una bufala perché è solo una consultazione pubblica e che bisognava agire “prima della scadenza del 25 marzo”. Scadenza che però non avrebbe comportato l’entrata in vigore del trattato, neppure dal punto di vista francese. Non si capisce quindi in base a cosa Borghi canti vittoria per il comunicato francese che non fa altro che ripetere quanto già detto dall’Ambasciata (e dalla Farnesina) e ammette semplicemente l’errore sulle carte.

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Lo stesso “errore” del quale Borghi invitava a non fidarsi. Ieri, sulla pagina Facebook di Enrico Mentana Borghi si chiedeva «se non sia il caso di non accontentarsi delle rassicurazioni informali “dell’ambasciata francese” e di provvedere entro il termine del 25 con un atto ufficiale?» tornando quindi sulla storia che il 25 marzo l’accordo sarebbe entrato in vigore (che è una balla). Mezz’ora dopo cantava vittoria su Twitter accontentandosi delle rassicurazioni del ministro Hulot anche in assenza di un atto ufficiale da parte del governo italiano in carica. Giorgia Meloni era stata più rapida nell’intestarsi la vittoria, si era fidata della smentita della Farnesina e delle sue rassicurazioni. Non è fantastico?

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