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Totti può lasciare la Roma

francesco totti roma

Tanto tuonò che piovve. Ieri il tweet piuttosto sibillino di Francesco Totti aveva certificato la crisi strisciante tra lui e la società giallorossa, oggi la Gazzetta dello Sport in un articolo di Massimo Cecchini ci spiega la situazione disperata ma non seria che dopo l’addio di De Rossi coinvolge un gruppo dirigente e una proprietà che sembrano stati scelti e capati al manicomio dei masochisti:

Due esempi su tutti. Pur stimando professionalmente sia il nuovo allenatore Paulo Fonseca che il nuovo d.s. «in pectore» Gianluca Petrachi, Totti ritiene di non essere stato veramente coinvolto nelle scelte. Per questo,non solo aveva disertato il blitz dirigenziale di Madrid per conoscere il portoghese, ma ha detto di no anche al presidente Pallotta,che lo aveva invitato nei giorni scorsi a Londra per partecipare agli incontri che ci sono stati, tra cui quello con Fonseca.

Ilsenso del malumore di Totti è chiaro: se mi volete, almeno sul mercato il mio parere deve contare. Detto che ieri non è mancato un colloquio telefonico con lo stesso Fienga, l’ex capitano sente il bisogno di sedersi intorno a un tavolo. Ovvio che, dopo il divorzio traumatico da De Rossi – con cui Totti è sempre in contatto–la proprietà ha bisogno di ribadire l’importanza della romanità nel club, ma da loro punto di vista non andare a parlare né con Fonseca a Madrid né a Londra con Pallotta non è il modo più corretto per entrare davvero nella stanza dei bottoni.

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I veleni su Totti

Petrachi tra l’altro ha telefonato all’ex capitano per manifestargli il suo desiderio di lavorare con lui, ma adesso è da capire se lo stesso Totti si sente in grado di ricoprire un ruolo pesante che, davanti a scelte magari sbagliate – come può capitare a tutti – gli facciano magari perdere l’universale consenso che ricopre agli occhi del tifo.Insomma, compiere questo rito di passaggio può essere anche rischioso, e non detto che lo stipendio da 600mila euro valga lo sforzo di collaborazione con persone con cui una sintonia non è scattata.

Ieri abbiamo visto che una serie di veleni contro il giocatore viene messa in circolo sui social network sfruttando l’anonimato, con accuse che dicono il contrario di quanto affermato nella ormai famosa lettera di Pallotta sull’A.S. Roma (e quindi il presidente mentiva? O mente adesso qualcun altro?).

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Al di là di qualsiasi giudizio di merito, quello che dalle parti di Boston e nei campi di golf inglesi non hanno ancora introiettato è che puoi liberarti di tutte le bandiere che vuoi in nome di un progetto vincente, mentre forse dovresti un attimino darti una calmata quando l’ultimo nome che hai suggerito è il genio del mercato Monchi, che a Roma ha fatto più danni della grandine. Baldini, che aveva annunciato le sue dimissioni all’epoca dell’uscita del libro di Totti in cui il Capitano raccontava la verità sull’atteggiamento dell’allora ds giallorosso nei suoi confronti (anche perché nessuno l’ha mai smentita, a parte quelli che dicono che uno gli ha detto etc ma non possono dire chi è perché etc), oggi continua a “sbagliare i consigli”, nella migliore delle ipotesi, mentre la società fa la bellicosa con le bandiere della A.S. Roma come se avesse vinto due Champions League, mentre in realtà sotto Pallotta la Roma non ha portato a casa neanche un trofeo. Ed è questa la parte più ridicola della situazione.

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