Opinioni

Un sogno bellissimo: la mia prima tessera del reddito di cittadinanza

La notte passata ho fatto un sogno bellissimo: ho sognato che mi era arrivata la tessera del reddito di cittadinanza con cui fare tanti acquisti al supermercato per alleviare la mia indolente povertà; una bella tessera colorata di verde, bianco e rosso, proprio come la bandiera del mio paese. Tutto contento, mi sono alzato, preparato ed avviato al più vicino supermercato, appena aperto di primo mattino; era però un Carrefour, e l’addetto mi ha redarguito: “non lo sa che si possono comperare solo prodotti italiani in negozi di proprietà italiana? Dove crede di essere?”; mogio mogio, mi sono allora ricordato che la catena Carrefour è di proprietà francese, quindi esclusa dalle provvidenze della attesa e luccicante tessera appena recapitatami. Nessun problema; mi sono recato presso la Coop; chi più italiano della Coop? Ero così contento, allegro, voglioso di fare una bella “spesa italiana” che il desiderio di festeggiare mi ha subito portato al banco degli spumanti; ma niente, l’addetto al bancone mi ha subito bloccato ricordandomi che le mie marche preferite Martini, Cinzano e Gancia sono possedute da azionisti stranieri, e quindi “fuori lista”.

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Vabbeh! ho pensato. Facciamoci un caffè! Che cosa c’è di più italiano di un caffè? Non l’avessi mai detto: “il caffè non è una pianta e quindi in frutto autoctono, non lo sa? Come osa cercare di fare gonzo chi gonzo non è, il nostro amato governo ed i suoi valenti esecutori?” mi sono sentito subito dire dall’addetto al “customer service”. Cercando di svicolare non visto, ormai con un inizio di vergogna per non aver saputo identificare quali prodotti sono veramente, autenticamente, solidamente italiani mi sono avvicinato, con un rinnovato vigore, al banco dei formaggi. Eh! no! Questa volta non ci casco! Che cosa c’è di più italiano di un buon formaggio, di una buona mozzarella che più italiana di così non c’è forse nulla? “Ma che fa? Non lo sa che la mozzarella Galbani è prodotta da una società i cuoi padroni sono francesi? Ci tradisce così, col vicino saputello transalpino? Ma non pensa a che cosa sta facendo?”. Urca, è vero … l’avevo dimenticato. Mi muovo con cautela verso il banco di latte panna e biscotti, afferro il latte UHT, la panna per farci la pasta con i cubetti di prosciutto, i biscotti preferiti ed una mano suadente ma ferma mi batte sulla spalla: “non lo sa, buonuomo, che la Parmalat è francese? Non legge i giornali? Si vergogni!”.

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La vergogna mi avvampa, divento tutto rosso, sbiascico un quasi impercettibile “Mi scusi, mi scusi, non lo faccio più…”. Questa mattinata al supermercato è più difficile e piena di tranelli di quanto avessi mai immaginato. Per non sbagliare prendo un sacchetto di insalata (con etichetta rigorosamente riportante “coltivato e raccolto in Italia”) e mi avvio allo scaffale dell’olio che mi servirà per condire l’insipida insalatina; ma un dubbio mi assale: ma questo olio è davvero fatto da olive raccolte e spremute in Italia, od è di provenienza comunitaria, o, dio non volesse, tunisina o marocchina? Nel dubbio, ritraggo subito la mano prima di essere raggiunto dalla onnipresente presenza dell’addetto, trasformatosi ormai in un poliziotto occhiuto vigile e attento. Lemme lemme mi avvio verso il banco dei surgelati, ma anche qui faccio scoperte che mi lasciano in bocca solo la saliva di chi vorrebbe, ma non può: il pesce surgelato è stato pescato in acque atlantiche, il gelato preferito, il mitico Cornetto, è prodotto da una succursale di una multinazionale olandese, la pizza Cameo pure. Basta col cibo. Basta! Passo al reparto cura della persona, ma anche qui la delusione si fa certezza: non potrò più lavarmi i denti col dentifricio Colgate, il viso con la saponetta Palmolive, i capelli con shampoo Johnson&Johnson … resterò sporco ed affamato, e non mi resterà che chiedere l’elemosina all’uscita del supermercato, confidando nella mano invisibile di chi crede ancora al mercato. Mi sono rigirato nel letto, chiedendo di non svegliarmi, neppure per la finale di Champions League.

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Adso da Melk

Adso da Melk è uno psudonimo: il personaggio a cui si riferisce è il coprotagonista del romanzo di Umberto Eco "Il nome della rosa". La sua figura, come ricorda il libro stesso, è correlata a quella del monaco effettivamente esistito Adso da Montier-en-Der