Cultura e scienze

Cosa c'entra la guerra tra Anacleti e Adami di Suburra con gli Spada e la mafia di Ostia

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Suburra, il film di Stefano Sollima e la serie di Netflix tratta dal romanzo di Carlo Bonini e Giancarlo De Cataldo, prende le vicende di Mafia Capitale e le trasforma in fiction. Una finzione però molto aderente alla realtà. Il protagonista noto come Samurai è in larga parte ricalcato sulla figura di Massimo Carminati. Ma chi sono gli altri? Visto che la vicenda ruota attorno agli affari sporchi sul lungomare di Ostia la questione è tornata d’attualità.

Ostia, Suburra e quegli affari sul lungomare

Suburra è stata citata anche da Simone Di Stefano di CasaPound durante la conferenza stampa indetta dal movimento neofascista per “prendere le distanze” dalle azioni di Roberto Spada e dalla mafia. Come a dire. fate attenzione a non confondere la realtà con quel giornalismo che poi si fa romanzo ed opera di fantasia. Le famiglie al centro della narrazione sono quelle delle due famiglie rivali degli Anacleti e degli Adami. Famiglie le cui principali attività sono il traffico di droga e altri illeciti.

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Francesco Spada fotografato con Pierfrancesco Favino (Filippo Malgradi) e Claudio Amendola (Samurai)

La famiglia degli Anacleti, di cui nella serie fa parte Alberto detto “Spadino“, è una famiglia di etnia sinti. Gli Anacleti somigliano tantissimo sia ai Casamonica che agli Spada, tant’è che in un passaggio del film Samurai ricorda che Manfredi Anacleti e i suoi parenti vengono associati agli “zingari di merda”, che è anche un leit motif della serie. Anche l’Apocalisse del film sembra essere un’idea presa dalle cronache sulla guerra tra i clan di Ostia.
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Un fotogramma di Suburra con Aureliano Adami e il Kittesencula d’ordinanza

Non tutto ha un’esatta aderenza con la realtà in Suburra e come in ogni storia di successo gli autori si sono divertiti a mescolare le carte ma c’è da dire che Mafia Capitale è già un romanzo di suo. Il “vero” nome degli Anacleti non sembra però essere sfuggito ad uno dei membri della famiglia Spada, Francesco, che si è divertito a farsi fotografare (dalla sorella di Carmine detto Romoletto e di quel Roberto Spada di cui ora tutti parlano) con due degli attori del cast del film. Scatenando un’inutile e ridicola richiesta di censura nel senatore del PD Stefano Esposito.

La mafia di Ostia e quella della fiction

La cronaca giudiziaria, quella della realtà non della finzione, ci racconta che a Ostia ci sono due famiglie che si contendono il territorio. Una delle due è stata a lungo considerata di secondo piano ma dal 2011 (curiosamente proprio l’anno in cui è ambientato l’inizio del film di Sollima) ha iniziato la sua ascesa che l’ha portata ad impadronirsi di Ostia Ponente. La serie invece si sposta di qualche anno indietro, prima dell’ascesa, ed è ambientata nel 2008. Questa famiglia sono gli Spada che secondo la relazione del Gip Anna Maria Fattori sono «una realtà criminale emergente e al momento dominante nel territorio di Ostia». Un’ascesa da alcuni definita brutale e che li ha posti in contrasto con gli ex-alleati Fasciani.


La mafia di Ostia esiste, lo dicono le sentenze e lo dice anche il suo primo pentito. Il suo nome è Sebastiano Cassia che ha raccontato al procuratore Pignatone come i due clan si siano impadroniti del litorale. Inizialmente con le estorsioni e il pizzo. Ma è con droga, usura ed imprese gestite in proprio che ora farebbero i soldi. Secondo Cassia però gli Spada «non hanno il prestigio dei Fasciani, perché sono e resteranno sempre zingari». Nella serie Aureliano Adami (che diventerà il Numero 8 del film di Sollima) Alberto “Spadino” Anacleti sono i rampolli delle due famiglie, destinati forse in futuro a raccogliere l’eredità. Spadino però non vuole fare come il fratello Manfredi, capo clan degli Anacleti e vuole fare per conto suo. Chi rappresentino i due, e se abbiano davvero un corrispettivo nella realtà, non è al momento dato di saperlo.