Opinioni

Perché i soldi per le promesse grilloleghiste non bastano (e vi prendono per i fondelli)

Poiché mi è stato ricordato che la situazione è grave e c’è poco da scherzare, mi sforzerò (non garantisco il risultato) di scrivere qualche riga seria di finanza pubblica. Le novità delle ultime ore sono sostanzialmente 2: un prepotente rialzo dei tassi in collocamento dei titoli di debito e il nuovo target di deficit annunciato dalla componente pentademente del governo, ovvero il 2,9%. Cominciamo dalla prima. Il debito pubblico in circolazione, al netto della tesoreria e di altre componenti minori, ammonta a circa 2160 miliardi; la durata media dei titoli in circolazione è di 6,8 anni con una componente in BTP del 65% (fig. 1).

titoli di stato in circolazione

I tassi di aggiudicazione (rendimento lordo cedolare) dei BTP a 10 anni sono passati da marzo (elezioni) ad agosto dall’1,83% al 3,25% con un aumento di 142 basis points. Se questi livelli dovessero essere mantenuti, considerando che andiamo a sostituire con nuove emissioni all’incirca 358 miliardi e che la componente con rendimento più alto aumenta, l’aggravio di spesa per interessi per i soli BTP è di circa 5 miliardi per l’ esercizio in corso; lo 0,3% del pil programmato.
Nella figura 2 possiamo apprezzare anche come il rendimento dei BOT a 12 mesi sia passato da negativo (-0,4%) a positivo (0,679%) da marzo ad agosto. Non dubitiamo che cittadini come Azzurra Cancelleri si possano sentire ringalluzziti da questi dati, ma sommessamente ricordo anche che due recenti aste sono andate deserte e quando i portafogli della bot people erano pieni l’Italia sprofondava nella peggiore crisi mai vista dal dopoguerra in poi.

esito aste

Passiamo ora alla seconda. I quotidiani titolano di pressing grillino su Tria per portare il rapporto deficit/pil al 2,9% in vista della legge di bilancio. Questo rapporto l’avete già sentito da qualche parte, vero? Se non ricordate dove e per bocca di chi, vi rinfresco io la memoria. Parlò del 2,9% il missing man Matteo Renzi nel luglio dell’anno scorso e poi quando diede alle stampe il suo best seller “Avanti. Perché l’Italia non si ferma”. Probabilmente l’Italia non si è fermata ma lui sì; a fermarlo fu anche la commissione UE che bollò come fuori dalle regole la sua ipotesi. Perché tanti manifestano questa morbosa attrazione per quel numero?

luigi di maio
Pagina FB: Luigi Di Maio che facesse cose

Perché devono aver letto da qualche parte che fino al 3% ci si può indebitare e così, ritenendosi più furbi di una volpe, credono che basti fare un po’ meno per stare nelle regole. Invece non è così, perché quelle regole sono cambiate dal 2012 e valgono, semmai valgono, per quei Paesi che non devono ridurre il rapporto debito su Pil e/o si trovano a dover fronteggiare gravi crisi strutturali. Non l’Italia dunque. Tralascio i discorsi sul deficit strutturale ché se il sottosegretario all’economia Castelli non sa che il PIL è composto anche dai consumi dubito abbia senso inserire nel discorso questi barocchi tecnicismi. In attesa del 27 settembre, giorno in cui il governo legastellato varerà il suo DEF ed io potrò riprendere il tradizionale appuntamento semestrale con i commenti, fa fede la Nota di Aggiornamento approntata da via XX settembre sotto Padoan. Ci dice che il deficit programmato per il 2018 a legislazione vigente è l’1,0% con un indebitamento netto di poco più di 17 miliardi nonostante un saldo primario di 46. Portare il rapporto deficit/pil al 2,9% significa aumentare l’indebitamento di altri 34 miliardi al netto della maggior spesa per interessi vista prima. (fig. 3)

indebitamento netto pa

Sufficienti forse a varare uno dei patti del contratto di governo come il reddito di cittadinanza, o la flat tax, o l’abolizione della Fornero, o l’annullamento dell’aumento dell’IVA, o la cancellazione delle accise. Ma non tutti e 5; mai. Chi vi dice il contrario vi sta prendendo per i fondelli. Continuativamente.

Foto copertina da: Di Maio che facesse cose 

Leggi sull’argomento: Spieghiamo al M5S perché l’aumento del rendimento dei Btp non è una buona notizia per l’economia

Costantino De Blasi

Costantino De Blasi è puglio-campano di origine trapiantato a Milano, dove si occupadi risk management imprese e financial advisoring, con focus sulla gestione e allocazione di strumenti di investimento innovativi. E' stato componente della Direzione Nazionale di Fare per Fermare il Declino.